BRUGIA BENEDETTO

Quattro parole... per non dimenticare!


Il cardinale Ildefonso Schuster ha diretto la Diocesi di Milano anche durante il periodo bellico, mentre si innescavano grandi tensioni politiche e sociali. Nel 1945 è stato il punto diriferimento dei movimenti antifascisti, facendo credere ai fascisti di essere loro amico. Solo pochi anni prima aveva incensato con parole ardenti il genio del Duce e dell'importanza storica del fascismo, tanto da scrivere: «Mussolini è il simbolo della Nazione, dello Stato, della Cristianità; Egli porta la Croce di Cristo, spezza le catene degli schiavi, spiana le strade ai missionari del Vangelo». «Anche in Italia sorse l'Uomo Provvidenziale, il Genio il quale salvò lo Stato, fondò l'Impero e diede alle coscienze italiane la più perfetta unità nazionale in grazia della Pace religiosa. A Benito Mussolini Gesù Cristo, figlio di Dio Salvatore, ha accordato un premio che ravvicina la sua figura storica agli spiriti magni di Augusto e Costantino. Dopo la Marcia su Roma e dopo la Convenzione del Laterano, Dio ha risposto dal cielo, ricingendo — per opera del Duce — Roma e il Re in un ripullulante lauro imperiale la Pax Romana». Nel 1995 il cardinale Ildefonso Schuster è stato elevato alla gloria degli altari. Il processo di beatificazione lo elevò a beato, anticamera della santità, portandolo alla venerazione dei fedeli. Ricordo quando i suoi resti mortali furono riesumati da una cripta del Duomo di Milano, ricomposti in una bara di cristallo ed esposti alla venerazione dei cattolici nella parte sinistra dell'altare maggiore del Duomo milanese. Ricordo che un gran numero di milanesi si inginocchiava a pregare davanti a quel corpo ricomposto con la scenografia dei ceri. Benissimo! Alcune sere orsono sono stato invitato al Circolo della stampa di Milano che trovasi in corso Venezia, dove ho assistito alla presentazione di un libro edito dall'Editore Il Mulino, autore Vincenzo Costa, dal titolo «L'ultimo federale». Manifestazione riuscita e affollatissima, con la presenza di molte autorità cittadine, regionali e nazionali. Che caso! Involontariamente ho aperto il libro a pagina 140 e leggo: «Il pomeriggio del 20 ottobre (1944) il cardinale Schuster si era recato sul luogo della tragedia per benedire l'enorme cumulo di macerie sotto il quale erano ancora i corpi delle vittime. Mentre stava ritornando alla sua automobile, da una casa vicina fu estratta una donna sanguinante, ancora in vita; era necessario portarla immediatamente in ospedale. I militi e i popolani che la trasportavano, vedendo una macchina in attesa, decisero di deporvi la poveretta; il cardinale però, sopraggiungendo, si oppose “perché aveva premura” e inoltre la macchina si sarebbe imbrattata di sangue. Senza dire altro vi salì e ripartì inseguito dagli insulti degli uomini e delle donne presenti: fu una scena disgustosa».

L'olocausto era stato provocato da un bombardamento anglo-americano sulla scuola elementare di Milano-Gorla portando alla morte 210 bambini dai 6 ai 12 anni, oltre a 30 insegnanti e genitori e tantissimi feriti.

Tutto questo lo si deve ai “padri della patria”: «Il maestro Toscanini negli Stati Uniti aveva diretto numerosi concerti. Con il ricavato voleva donare “fortezze volanti” agli Stati Uniti per far bombardare i territori italiani con preferenza obbiettivi: scuole, ospedali e centri abitati dalla popolazione civile. Tanto che quando ritornò in Italia, mani ignote gli fecero pervenire un mazzo di crisantemi, con un biglietto: “I bimbi di Gorla”».

Il cardinale Ildefonso Schuster è beato, la sua esistenza terrena non è stata esempio di carità cristiana e di quei valori a cui fa riferimento la dottrina della Chiesa.

Bravo cardinale Schuster! Brava Chiesa!

Spesso mi domando: chi pensa a elevare alla gloria degli altari i disadattati, gli emarginati, i meno fortunati o i giovanetti e giovanette ausiliari di soli 16-17 anni, che sono stati torturati e fucilati nel 1945 perché avevano creduto nell'onore dell'Italia? Oppure coloro che fanno mille sacrifici rinunciando a ogni più piccola gratificazione per poter mantenere la propria famiglia?

Ricordo un amico, era un bravo ragioniere, impiegato presso una multinazionale, lo vedevo sempre in ordine, disciplinato, timbrava il cartellino alle 8,15, mai un ritardo in trentacinque anni di lavoro. Aveva solo un difetto: non era rampante, non sapeva chiedere aumenti di stipendio o passaggi di categoria che tutti i suoi colleghi avevano avuto, non conosceva nessuno che potesse raccomandarlo. Era rimasto con una busta paga al minimo contrattuale.

Qualche volta lo invitavo a cena al ristorante, ma lui rifiutava. Allora accettavo il suo invito presso la sua abitazione. Mai un lamento. Quando è andato in pensione, un giorno mi confidò: «Non ho mai potuto accettare un tuo invito perché non avrei potuto ricambiare, in quanto il mio stipendio era misero dopo trentacinque anni di lavoro. Avevo solo due camicie, mia moglie lavava la sera e stirava al mattino, avevo le piante delle scarpe bucate e le rappezzavo con il cartone e il nastro adesivo. Mia moglie non poteva lavorare perché ammalata e senza pensione. Non sono riuscito a far diplomare mio figlio per mancanza di mezzi finanziari. A 16 anni non ha potuto proseguire gli studi dovendo andare a lavorare».


 

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