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BRUGIA BENEDETTO Quattro parole... per non dimenticare! Il
cardinale Ildefonso Schuster ha diretto la Diocesi di Milano anche durante
il periodo bellico, mentre si innescavano grandi tensioni politiche e
sociali. Nel 1945 è stato il punto di L'olocausto era stato provocato da un bombardamento anglo-americano sulla scuola elementare di Milano-Gorla portando alla morte 210 bambini dai 6 ai 12 anni, oltre a 30 insegnanti e genitori e tantissimi feriti. Tutto questo lo si deve ai “padri della patria”: «Il maestro Toscanini negli Stati Uniti aveva diretto numerosi concerti. Con il ricavato voleva donare “fortezze volanti” agli Stati Uniti per far bombardare i territori italiani con preferenza obbiettivi: scuole, ospedali e centri abitati dalla popolazione civile. Tanto che quando ritornò in Italia, mani ignote gli fecero pervenire un mazzo di crisantemi, con un biglietto: “I bimbi di Gorla”». Il cardinale Ildefonso Schuster è beato, la sua esistenza terrena non è stata esempio di carità cristiana e di quei valori a cui fa riferimento la dottrina della Chiesa. Bravo cardinale Schuster! Brava Chiesa! Spesso mi domando: chi pensa a elevare alla gloria degli altari i disadattati, gli emarginati, i meno fortunati o i giovanetti e giovanette ausiliari di soli 16-17 anni, che sono stati torturati e fucilati nel 1945 perché avevano creduto nell'onore dell'Italia? Oppure coloro che fanno mille sacrifici rinunciando a ogni più piccola gratificazione per poter mantenere la propria famiglia? Ricordo un amico, era un bravo ragioniere, impiegato presso una multinazionale, lo vedevo sempre in ordine, disciplinato, timbrava il cartellino alle 8,15, mai un ritardo in trentacinque anni di lavoro. Aveva solo un difetto: non era rampante, non sapeva chiedere aumenti di stipendio o passaggi di categoria che tutti i suoi colleghi avevano avuto, non conosceva nessuno che potesse raccomandarlo. Era rimasto con una busta paga al minimo contrattuale. Qualche volta lo invitavo a cena al ristorante, ma lui rifiutava. Allora accettavo il suo invito presso la sua abitazione. Mai un lamento. Quando è andato in pensione, un giorno mi confidò: «Non ho mai potuto accettare un tuo invito perché non avrei potuto ricambiare, in quanto il mio stipendio era misero dopo trentacinque anni di lavoro. Avevo solo due camicie, mia moglie lavava la sera e stirava al mattino, avevo le piante delle scarpe bucate e le rappezzavo con il cartone e il nastro adesivo. Mia moglie non poteva lavorare perché ammalata e senza pensione. Non sono riuscito a far diplomare mio figlio per mancanza di mezzi finanziari. A 16 anni non ha potuto proseguire gli studi dovendo andare a lavorare». |
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