BAGET GIANNI BOZZO

Quei silenzi sul comunismo

“Il segreto di Fatima” (da “il Giornale” del 16-5-2000)


LA DIMENTICANZA DEL PAPA BUONO — Giovanni XXIII parlò in un'intervista del segreto di Fatima dicendo che l'aveva letto e che era confinato negli archivi del Vaticano. E nel discorso inaugurale del Concilio Vaticano II lo stesso Pontefice lanciò un severo monito contro quelli che lui chiamava “profeti di sciagura”, i quali vedevano nell'evento conciliare un pericolo per la Chiesa. Ora sappiamo che tra quei “profeti di sciagura” il “Papa buono” includeva la lettera di suor Lucia, quindi una rivelazione privata della Madonna. 

Giovanni XXIII contro i “profeti di sciagura” 

tendeva a confinare nell’oblio le condizioni delle vittime dell’URSS

Sappiamo ora che il messaggio di suor Lucia doveva essere letto a Roma e pubblicato nel 1960. È un anno significativo. È l'anno che possiamo chiamare della presa del potere di Giovanni XXIII in Vaticano. Papa Roncalli è stato da poco eletto e vuole cambiare la linea generale seguita fino ad allora da Papa Pio XII. E il fatto avviene immediatamente visibile non nelle questioni ecclesiastiche ma in quelle della politica italiana. Sino a quel momento Pio XII ha proibito ogni rapporto diretto o indiretto della Democrazia cristiana con il Partito comunista. In un primo momento, a esempio nel caso Milazzo in Sicilia, Giovanni XXIII segue la stessa linea. Ma nel '60 avviene il cambiamento. La Dc potrà da allora collaborare con il Partito socialista e quindi indirettamente con il Pci. Si costituiscono giunte di centrosinistra a Genova e a Milano. Da quel momento le alleanze al centro e a destra per la Dc sono interdette. Ciò è legato anche al famoso episodio Tambroni, in cui il governo si dimise sotto le pressioni della piazza e il successivo governo Fanfani approvò le ragioni della piazza. Nella politica italiana un giro decisivo era svolto e non sarebbe cambiato più. Giovanni XXIII parlò in un'intervista del segreto di Fatima dicendo che l'aveva letto ed era confinato negli archivi del Vaticano. E si comprende perché. All'inizio del Concilio Vaticano II, Papa Giovanni nel suo discorso inaugurale ebbe un monito severo contro i “profeti di sciagura” che vedevano nell'evento conciliare un pericolo per la Chiesa. Ora sappiamo che tra i “profeti di sciagura” c'era anche la lettera di suor Lucia e quindi una rivelazione privata della Madonna. Una visione autorevole, perché, seguendo quelle indicazioni, Pio XII aveva consacrato il mondo al cuore immacolato di Maria e le aveva istituito una festa liturgica. Giovanni Paolo II ha così mostrato che vi era una differenza essenziale tra il messaggio che veniva da Fatima e quello che veniva dato ai padri conciliari con l'inaugurazione del Concilio. Non di conflitto si doveva parlare, ma di “dialogo”, la parola che coniò, qualche anno dopo, Paolo VI in una sua lettera enciclica. Ma era così in pace il mondo? E così pacifico il comunismo?

Proprio nel '62 il leader sovietico Kruscev iniziava una lotta di dura persecuzione religiosa contro la Chiesa ortodossa. Ed erano quelli gli anni dei missili a Cuba e della minaccia del conflitto nucleare, mentre si stava delineando la tragedia del Vietnam. Le parole di suor Lucia erano conformi alla realtà dei fatti. Aggiungiamo a questo pensiero il '68 e non solo il '68 italiano, ma quello delle guardie rosse in Cina. La Chiesa spirituale, rappresentata da un reggente riconosciuto autorevole dalla stessa Chiesa, mandava un messaggio che era molto più corrispondente alla realtà di quello mandato invece dal Papa “buono”: “buono” perché voleva ignorare il reale.

Cominciava così il grande equivoco della compassione che avrebbe accompagnato la Chiesa nei decenni successivi. E la persecuzione ferveva in quel tempo anche nei Paesi dell'Est. Il primate di Ungheria era ancora ospite dell'ambasciata americana a Budapest, il primate di Polonia era uscito da pochi anni dal carcere. Ma in tutto l'Est la resistenza religiosa fremeva, era più che una “Chiesa del silenzio”. Ricordo che allora nel clima conciliare parlare di “Chiesa del silenzio” era, nel clima progressista conciliare, un peccato. Bisognava vedere solo il bene, dimenticare i martiri. Da questo possiamo dire non venne nulla di buono. Se il cambiamento avvenne all'Est, non fu per la politica estera della Santa Sede, tendente alla conciliazione, ma fu soprattutto per la resistenza dei polacchi, degli ucraini, dei ceki, degli ungheresi, dei romeni credenti al potere ateo del comunismo. Era la Madonna di Fatima, non il Papa “buono”, a  mantenere viva quella resistenza cristiana che alla fine avrebbe avuto ragione del comunismo. E difatti il cardinale primate di Polonia diceva scherzando: «Non sono uomo di Casaroli», il segretario di Stato di Paolo VI, perché egli mirava a una vera resistenza e faceva dedicare una Chiesa ai Santi martiri polacchi, proprio in riferimento alle prove subite dalla Polonia sotto il nazismo  e sotto il comunismo.

Ma in realtà l'effetto peggiore di questo atteggiamento di rifiuto di vedere il reale, un reale armato di denti nucleari, ebbe peggiori conseguenze anche all'interno della Chiesa cattolica. Sapremo soltanto dopo la pubblicazione integrale del documento di Fatima, con il commento del cardinale prefetto della Congregazione per la dottrina della fede, se veramente c'era l'accenno anche all'ateismo interno che sarebbe nato nella Chiesa cattolica proprio per il fatto che venivano deposte le armi contro il comunismo. Nonostante le buone intenzioni del Concilio Vaticano II, nacque una confusione babilonica di idee nella Chiesa in cui venne meno il concetto stesso di ortodossia cattolica, e in cui praticamente tutte le opinioni, anche quelle condannate come eretiche nei primi secoli, vennero sostenute.

Il cedimento al comunismo non fu soltanto un cedimento al potere sovietico, ma fu un cedimento interno al materialismo e all'ateismo, che divennero motivo di abbandono da parte di tanti cristiani e di tanti sacerdoti della fedeltà alla Chiesa. Eppure Giovanni Paolo II, nella sua enciclica sullo Spirito Santo, aveva dichiarato che l'Unione sovietica era un esempio vivente di un peccato contro lo Spirito Santo, aveva cioè riconosciuto la figura di Anticristo propria dei poteri totalitari, sia comunista che nazista. Il Concilio Vaticano II non seppe vedere la profezia paolina dell'Anticristo prefigurata nel totalitarismo del secolo XX. Giovanni XXIII verrà elevato egualmente agli onori degli altari: ma credo che non tutti i cattolici pregheranno il Papa “buono”.


 

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