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OMODEI ZORINI GIANVINCENZO I muri e le scritte Prima ancora di
andare alla scuola elementare abitavo... in municipio. Era una grande casa dal
colore un po' smorto, per metà, appunto, adibita a municipio e per metà ad
abitazione del segretario
Una volta, però, vidi appollaiato su una scala un muratore con in mano uno scalpello: la scritta dell'aratro fu scalpellata e sulla casa del “ciclista” restò una specie di abrasione rettangolare abbastanza regolare: la Storia era stata cancellata, con grande soddisfazione del padrone di casa. Con gli anni vidi sempre meno scritte, e le poche superstiti sempre più smunte e illeggibili: «...iamo ...ori ...uova storia». Ricordo nel vecchio borgo d'Orta, che s'affaccia sul romantico lago di San Giulio, un vecchio palazzone di una certa dignità che fino a non molti anni fa conservava l'indicazione di una disciolta caserma: “MVSN - Presidio di Orta Novarese”. Il nome del Corpo era posto a semicerchio; sopra la rimanente scritta ora vi è una lunetta bianca che sormonta una bianca striscia diritta sulla facciata grigia e decrepita di quello che era stato un palazzo normale e che ora attende solo l'azione demolitrice e definitiva del tempo... Ma lo scorso anno, transitando per la Val Sabbia in torpedone con una cricca di amici, mi parve di sognare: una vecchia scritta (credo proprio quella dell'aratro e della spada) era fresca, come eseguita il giorno prima e leggibile anche da distanza. La nostra guida ci spiegò che, nel desiderio di non dimenticare il passato, un'amministrazione comunale — non schiava di vecchie mentalità retoriche e faziose — aveva deciso di ripristinare l'annoso graffito, non certo per farne oggetto di culto, ma per non nascondere del tutto un momento della nostra storia, bello o brutto che lo si volesse giudicare. Fu una sorpresa per me e per altri: forse in qualche luogo della nostra penisola lo “struzzo-Italia” non era più allevato! ________________ 26 dicembre 1987 |
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