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OMODEI
ZORINI GIANVINCENZO
Ippocrate,
primo medico idrologo
Asclepio, primo
grande medico, ascese all'Olimpo come un Dio. Gli fecero compagnia le figlie
Igiea e Panacea, mentre la moglie Epione e i figli Macaone e Podalirio passarono
in territori non
troppo lontani da quelli divini... E
Asclepio, primo di tanti
medici, amò l'acqua che, come elemento primordiale, iniziò a ornare i suoi
templi sparsi per tutta la terra greca e fu considerata come componente
essenziale nella tradizionale terapia degli Asclepiadi che nel rituale del bagno
vedevano una forma di purificazione essenziale prima di ascendere ai doni del
gran Dio della salute. Ma fu Ippocrate di Coos colui che, separando la medicina
dalla religione, dalla magia e dalla filosofia, ne fece scienza a sé stante
orientandola poi nei vari suoi settori. Fu proprio Ippocrate colui che,
precedendo ogni altro, per primo descrisse le qualità delle acque, vedendo in
questo elemento primordiale (unitamente a fuoco, terra e aria) una delle quattro
componenti della natura umana dal cui equilibrio nasceva la perfezione (cioè la
salute, lo stato di benessere) messa in discussione dall'alternarsi di anche uno
solo degli elementi, facendo così nascere la malattia. Gran merito di
Ippocrate di Coos fu di avere prima di tutti gli altri conosciuto e descritto il
potere delle acque, rilevandone l'origine e le caratteristiche che, paragonate
poi a quelle degli uomini delle varie terre, contribuivano alla migliore
conoscenza delle possibili malattie derivate dall'ambiente naturale. L'opera del «Corpus
Ippocraticus», che porta il titolo «Perì aeron, upaton, topon» («Dell'aria,
delle acque, dei luoghi»), è tra le più significative per comprendere
l'essenza della dottrina del “padre della scienza medica”, ma è altresì
valida come osservazione attenta che consente il confronto tra i vari ambienti
naturali e umani avanzando le prime, e poi confermate, ipotesi patogenetiche
anche relative alle genti e ai luoghi. Secoli di esperienza
medica confermarono poi l'ipotesi di come l'ambiente entrasse in gioco
nell'equilibrio “umorale” degli uomini.
E così Ippocrate
diceva sulle acque: «Non è possibile che un'acqua assomigli a un'altra; alcune
sono dolci, altre salate e astringenti, altre ancora derivano da sorgenti
calde».
Ma egli non si
limitava a concetti generali, perché scendeva nel particolare rilevando le
varie qualità delle singole acque e poi facendone un paragone con le
popolazioni che ne facevano uso continuato. Pessime, a suo dire,
sono le acque paludose («di serbatoio e di stagno») che apportano agli utenti
«milza ingrossata e congesta e ventre duro, piano e caldo». Né di eccessivo
valore sono le acque ricche di minerali («ferro, rame, argento, oro, solfo o
allume, o bitume o nitro»), mentre il maggior credito va alle acque di sorgente
che sgorgano «dai luoghi elevati e dai tumoli di terra» perché esse in estate
sono fresche e in inverno tiepide e consentono, se mescolate al vino, di averne
ottima bevanda. Devono inoltre avere
origine verso Oriente per essere le migliori. Anche ciascun malato
può essere in grado, assumendo acque magari di minor gradimento al palato, di
ottenere vantaggi per la propria salute. E in tal modo il
sommo Ippocrate, primo tra i tanti, teorizzava in merito alla terapia con le
acque: «Quelli che presentano il ventre duro e facilmente infiammabile traggono
giovamento dalle acque più dolci, leggere e limpide; coloro invece che
presentano l'intestino pieno di flegma (affetti cioè da catarro) devono
scegliere acque più dure, crude, leggermente salate: il loro uso contribuirà
soprattutto a prosciugare gli umori...» e via di questo tono. La magia, la
religione naturalistica falsamente intesa, la superstizione, con Ippocrate
terminavano di coabitare con la medicina: egli è un medico e non un mago o uno
stregone. Osserva, sperimenta, valuta, consiglia: proprio come un medico d'oggi.
La sua prosa non si
dilunga in eccessi formali, è scarna, a volte persino troppo modesta per le
nostre attese. Ma egli egualmente si pone come pietra miliare, anche nella
storia del termalismo. Non fa certo della
“letteratura” quando dice queste cose, ma la sua è opera attenta di
scienziato che cerca di superare gli scogli dell'irrazionale con la propria
dottrina. Egli non si fida sempre della religione degli Dei, ma cerca di
conviverle a fianco facendo però comprendere ai discepoli come anche la Natura
abbia una sua propria vita non sempre legata al soprannaturale e al magico... Così Ippocrate fu
maestro di tanti. E Roma soprattutto,
anche con l'insegnamento di altri grandi medici, raccolse la sua grande lezione
di medico e di naturalista. Con la loro cultura
termale i Romani si imposero in ogni terra da essi conquistata segnalando le
migliori sorgenti atte non solo all'uso igienico e insieme magico dei bagni, ma
per la stessa cura medica. I nomi latini di “Aquæ Aponi» (Abano), “Aquæ Statiellæ” (Acque Terme), “Aquæ Spadanæ”
(Spa),
“Aquæ Calidæ” (Vichy) e di tante altre sparse per l'intera Europa, stanno
a parlarci di una civiltà e di una cultura nate certamente da proprie esigenze
contingenti, ma che si pongono in sintonia di pensiero con quella che era stata,
fin dai tempi di Ippocrate, la dottrina della medicina delle acque. Ippocrate di
Coos,
padre spirituale della nostra “arte” («L'arte è lunga, la vita è breve»,
era il suo motto), non ci ha solo insegnato le norme del nostro comportamento di
uomini votati alla cura di altri uomini, ma ha pure saputo indirizzare tutti
verso l'acqua. E quest'acqua non era solo intesa come elemento primario di vita,
così come, e giustamente, la vedevano i filosofi e i poeti (Pindaro chiamò
l'acqua “eccellente”), ma, a seconda dei luoghi, ne rimarcò le
caratteristiche proprie. Dopo di lui, però, e
per molti secoli, si andò vagheggiando di mitiche fonti capaci di guarire da
ogni male, di ridonare la giovinezza e persino la verginità, oltre che
apportare tante e tante altre cose ancora... No, Ippocrate di Coos,
grande medico, non prometteva nulla di soprannaturale e neppure fantasticava:
aveva solo dato informazioni preziose per tutti coloro che volessero seguirne
gli insegnamenti. Egli fu il primo
vero scienziato delle acque, e anche per questo merita da noi, medici scrittori,
in questa antica sede termale, un grato ricordo.

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