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CORRIDONI FILIPPO «Ho amato le mie idee più della vita» (*)
Mia tutta cara, i tuoi dolci rimproveri mi hanno profondamente commosso e hanno valso a scuotermi e a togliermi di dosso una specie di letargia morale, che aveva legato ogni mia energia e ogni mia volontà. La tensione nervosa che per 21 giorni, dietro l'imperativo della mia volontà, aveva sorretto le mie forze fisiche, appena scesi dalle colline di fuoco, venne meno e diede luogo a una specie di nirvana morale. Tutto ciò che sapesse di lavoro fisico e intellettuale mi infastidiva e io sono stato bene solo, lontano da tutti, steso in prato per delle giornate intere, con corpo, spirito e intelletto disoccupati. D'altronde, quel residuo di volontà che mi restava, lo utilizzavo a rendere ancor più assoluta quella mia inazione perché sentivo che solo così potevo reintegrare le mie forze e immagazzinare nuove energie per le imminenti durissime prove. Perché, amica, se per un uomo di comune media o mediocre sensibilità la guerra è cosa atroce, per chi ha alto sentire e ha un cuore educato a compassionare ogni umana sventura, la guerra è la cosa più orrenda che pervertimento di malefico genio possa immaginare. Ebbene, io debbo viverla la guerra; io, per la mia predicazione dello scorso maggio, ho doveri superiori a ogni altro e la missione vuole ch'io impietri il mio cuore, che vigili i miei sentimenti, domini ogni mia debolezza, comprima ogni repulsione, per essere sempre pronto a dire agli altri la parola che rinfranchi, la invettiva che inciti, la calda esortazione che mantenga tutti sulla via aspra e difficile del doloroso ma santo dovere. Oh, le pene, i disagi, i pericoli ognor rinnovati e rinnovantisi, ti giuro, non han presa sul mio spirito temprato alle lotte difficili, e l'ala gelida del dubbio non attenuerà mai il calore delle mie convinzioni, che sono abbarbicate nei recessi più profondi del mio cervello e del mio cuore; ma la realtà così orribile e terribile ha affinato siffattamente la mia sensibilità da farmi sentire ogni gioia e ogni dolore centuplicati nella loro essenza. È come se fossi scorticato e se ogni contatto avvenisse sulla carne viva invece che sulla insensibile cute. Ecco le ragioni della mia pigrizia, o amica, ragioni che tu, sì intelligente e delicata e di tanto nobile e squisito sentire, apprezzerai e comprenderai. E giacché il tuo eloquente appello amoroso è stato una frustata al mio sangue e al mio intelletto, alla vigilia di riprendere la via della collina ove la gioventù italica semina signorilmente i brani della propria carne, sparge a rivi il suo rosso sangue e miete gloria e morte, io dico a te, alla più nobile delle amiche, in questo momento in cui tutto il mio essere par si dilati e si spampani come rosa sotto il sol di luglio, tutta la mia fede oggi più che mai pura come acqua di fonte. Filippo ____________ (*) Da una lettera alla donna amata. |
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Oggi è il giorno
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