MAZZINI GIUSEPPE

A Giuseppe Garibaldi, a Caprera

(a cura di Benedetto Brugia)


Perché si decida per la repubblica, 

necessaria al mantenimento dell’unità

5 luglio 1868

Caro Garibaldi,

Voi avete fatto pazientemente, nobilmente, una serie di esperimenti. Credete la serie finita? Credete venuto il momento in cui si debba parlar chiaro al paese e dirgli: «La monarchia ha finito; comincia il governo tuo?». Se lo credete, siete uomo di dovere e son certo che lo direte. E sarebbe la salute d'Italia. Il Partito a ogni modo crede venuto il momento e voi dovete saperlo: il Partito non vede possibile in oggi fuor che la Repubblica. E il Partito ha ragione. Andando innanzi cosí si perde dalle popolazioni l'affetto all'Unità che sembra loro menzogna: uccidiamo l'Italia sotto l'avvilimento tollerato del mai di Rouher: accettiamo il disonore delle disfatte: scadiamo davanti all'Europa, tradiamo la nostra missione.

Voi non credete di certo che andremo a Roma se non disfacendo la monarchia. Noi non possiamo andarvi che con tutte le forze dell'Italia.

Parmi venuto il momento di guardar dirittamente il problema e di cacciarci risolutamente sulla via della soluzione. E badate che se nol facciamo noi, altri lo farà. E il malcontento è tale che le moltitudini seguiranno un moto di federalisti, di retrogradi, di borboniani. Quella che chiamate guerra civile diventerà tra poco inevitabile: soltanto ne escirà il male.

Perché il popolo non fa? Il popolo segue e vince: e rare volte inizia; e sopratutto quando ha uomini come voi. Volete fargli una colpa del suo titubare quando voi titubate?

Ho lavoro abbastanza forte attraverso il paese: ho lavoro nell'esercito. Abbiamo la Sicilia pronta a iniziare; avremmo il Napolitano se voi voleste. Da Ancona e Bologna seguirebbero il moto. E al Nord ho Genova e Milano.

Quanto a noi siam decisi. Tenteremo la prova. Coglieremo l'opportunità della probabile guerra, o altra qualunque. Ma la via sarebbe per l'Italia abbreviata di molto se il partito fosse unificato davvero — se una vostra parola di conforto accennasse al nuovo programma — se un accordo pratico quanto al disegno d'azione avesse luogo tra voi e me.

Se mai — Dio lo voglia — lo credeste utile, io verrei a un convegno segreto con voi in qualunque punto vi piaccia incontrarmi, fuorché Caprera.

Una parola mi basterà.

Vostro Giuseppe


 

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