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BAZAN ENRICO La Milizia della Rivoluzione (da “Il Decennale”) (a cura di Benedetto Brugia) La Rivoluzione fascista, trionfante con la Marcia su Roma, conquistava il potere senza gravi resistenze, perché la Nazione era ormai stanca delle sopraffazioni dei partiti antinazionali, l'Esercito vedeva con molta simpatia quel movimento politico inteso a ripristinare il calpestato imperio della legge e gl'irrisi frutti della Vittoria, e il Re, nella sua saggezza, lo aveva fatto sboccare verso la legalità, incaricando Benito Mussolini, che n'era stato l'organizzatore, l'animatore, il duce, di costituire il nuovo Governo. Ma se la resistenza non era stata grande — alcune diecine di gloriosi morti — si rendeva indispensabile mantenere le posizioni raggiunte, proteggerle dai ritorni offensivi, sempre possibili, dei vinti, e cosí, le squadre d'azione, che in tre anni di lotte perigliose noveravano circa tremila caduti, furono trasformate nella Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale. Fu creduto da taluno che si trattasse di organizzazione contingente, provvisoria, caduca, destinata a scomparire tostoché gli elementi combattivi ed entusiasti che ne costituivano la compagine avessero disteso i nervi tesi da estenuanti lotte sanguinose e fossero stati attratti e presi negl'ingranaggi della pacifica vita quotidiana: fu creduto, cioè, che dopo breve volgere di tempo sarebbe stata sciolta per esaurimento naturale. Si credette da altri — adoperiamo le stesse parole usate dal Duce nel memorabile discorso pronunziato alla Camera dei Deputati il 7 giugno 1924 — che la Milizia «non sarebbe mai diventata una cosa seria, che il fermento dell'indisciplina, dell'illegalismo, dello squadrismo avrebbe continuato ancora a torturarla e quindi a renderla inefficiente» e che «avrebbe finito col provocare dissensi con l'Esercito». Vane speranze e ancora piú vani timori! Soggiungeva allora il Duce, in quanto alle prime, che la Milizia «era una cosa assolutamente superba e mirabile», e in quanto ai secondi, essere essi insussistenti, e concludeva «che si sarebbe potuto trasformarla, costituzionarla ancora di piú, ingranarla con l'Esercito per funzioni speciali», ma «scioglierla mai», se lo fossero «ben messo in testa» gli oppositori! Ed è stato realmente cosí. La Milizia costituisce oggi una potente organizzazione politico-militare che l'Italia ha il privilegio e il vanto di possedere; tutti gli altri Stati, grandi e piccoli, nulla hanno che regga al suo paragone, e ne seguono, pertanto, con vivo interessamento gli sviluppi, anche i meno appariscenti, non certo a scopo di sterile curiosità, ma per il desiderio, si potrebbe dire con la speranza quandochessia, d'introdurre qualcosa di simile nei loro ordinamenti politico-militari. E sarebbe strano che ciò che gli altri, in modo piú o meno palese, c'invidiano e vorrebbero imitare, noi fossimo disposti a distruggere per fare cosa gradita, per placare le ire, il livore, le preoccupazioni di gente — breve schiera oramai che ogni giorno piú si assottiglia — che non si accorgono o vogliono intenzionalmente ignorare, gli eminenti servizi che essa rende alla Nazione e allo Stato, e i molti altri che negli ulteriori sviluppi della vita nazionale, ha in sé le virtú di potere ancora rendere.
Le rivoluzioni durature hanno avuto sempre la loro guardia armata. La ebbero la rivoluzione dei Comuni (Milizie Comunali), la grande rivoluzione francese, le varie rivoluzioni liberali del 1830 in Francia e nel Belgio, del 1848 in Italia e nei piccoli Stati in cui questa era allora politicamente frazionata: Piemonte, Due Sicilie, Toscana, Stato Pontificio (Guardie Nazionali). La rivoluzione fascista ha avuto la Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale, che ha con le consorelle che l'hanno preceduta nel tempo, comune lo scopo di guardia armata della rivoluzione, ma caratteristiche sue proprie, tra le quali, essenziale, la volontarietà e finalità che quelle o ignorarono o mai perseguirono perché considerate come irraggiungibili. Intanto constatiamo innanzi tutto che la Milizia Volontaria vive vita propria e rigogliosa e non accenna per nulla a voler morire d'esaurimento. La sua forza, inquadrata in 142 Legioni, non diminuisce ma cresce di circa quarantamila uomini all'anno. Era, difatti, di circa settemila ufficiali e duecentodiecimila militi e capisquadra nel 1926; di ottomila ufficiali e duecentocinquantamila militi e capisquadra nel 1927; è, in questo scorcio dell'anno 1928, di undicimila ufficiali e duecentonovantamila militi e capisquadra, senza contare, alla stessa data, i 1.950 ufficiali che prestano servizio nelle organizzazioni giovanili e gli 11.300 che sono fuori quadro, ossia senza comando di truppa, ma che potrebbero averlo quando se ne presentasse il bisogno. Dunque, nessun pericolo di esaurimento e tanto meno di morte vicina o lontana; caso mai, febbre di eccessiva crescenza, che si manifesta con l'affluire di elementi che, per quanto ottimi, ragioni di bilancio non consentono d'incorporare nelle esistenti formazioni.
La Milizia Volontaria è, secondo il Duce, cosa assolutamente mirabile e superba. Ed è elogio assolutamente meritato. Espressione pura e genuina della rivoluzione fascista, essa assicura il pacifico svolgimento della vita nazionale; e lo fa silenziosamente, senza ricercare premi o riconoscimenti di qualsiasi sorta. Le Camicie Nere, senza compenso immediato o speranza di compenso avvenire, prestano l'opera loro disinteressata, pronte a qualsiasi sacrificio, fino a quello della vita, e volontariamente sottostanno a restrizioni personali del piú alto rilievo, inquantoché, anche quando alle loro case, a differenza dei militari in congedo e di qualsiasi altro cittadino, sono sempre soggette a una severa disciplina civile e militare, come se fossero permanentemente in servizio, raccolte nei ranghi o adunate nelle caserme. E vanno incontro a disagi non pochi, soprattutto per le improvvise chiamate, quando sono costrette a lasciare per tempo imprecisato e per luogo non conosciuto le loro occupazioni e le loro case, senza trovare comodità di caserme — la Milizia allo stato attuale ne ha pochissime — ma locali di fortuna, nei quali la notte, per giacere, non trovano comode brande o letti, ma un sottile strato di paglia, destinato il piú delle volte a mascherare o ad attenuare le ineguaglianze di una pavimentazione inesistente o incompleta o logora dal tempo. Queste chiamate improvvise, questi trasferimenti da luogo a luogo, talora anche lontani, si può dire che oggi non avvengono piú. Erano frequenti, invece, negli anni scorsi, quando si temevano turbamenti dell'ordine pubblico e bisognava prevenirli ed essere pronti a reprimerli. Ad ogni modo, pure in periodo di perfetta tranquillità di cui gode ora il Paese, se non vi fosse la Milizia bisognerebbe aumentare considerevolmente carabinieri e agenti di polizia, aggravando il bilancio dello Stato di qualche centinaio di milioni di lire in piú. Ma, anche cosí facendo, si accrescerebbero le forze di polizia delle città piú popolose (ove i turbamenti dell'ordine pubblico hanno piú vaste ripercussioni), mentre i medi e i piccoli centri rimarrebbero, pur sempre, presidiati presso a poco come lo sono attualmente, ossia in modo insufficiente. La Milizia, invece, è largamente diffusa in tutto il Paese, fin nei piú piccoli abitati, onde i Carabinieri, una volta unici rappresentanti della forza pubblica in plaghe intere dove i sovversivi si sentivano strapotenti, non sono piú isolati; oggi, che il Paese è tanto piú tranquillo, possono nel disimpegno del loro dovere, contare sulle Camicie Nere che in date contingenze collaborano con essi per la repressione dei reati e di regola per la individuazione e la sorveglianza di quegli elementi che operano nell'ombra per il ritorno di un passato definitivamente morto e seppellito (servizio di polizia investigativa). Visite di S. M. il Re, di Principi Reali, di Ministri, congressi di natura politica e religiosa, imponevano una volta l'adunata da tutte le parti d'Italia di Carabinieri e di interi reparti dell'Esercito. Ora non piú. In tali contingenze provvede la Milizia locale in modo ammirevole e con una spesa dieci volte minore, con vantaggio perciò assai grande dell'Erario e dell'Esercito, non piú distratto, quest'ultimo, come di frequente avveniva in passato, dalla sua missione fondamentale, quella di prepararsi alla guerra.
Se la Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale, nella sua costituzione generica ordinaria, assicura, in potenza, il pacifico svolgimento della vita della Nazione, altre Milizie rampollate dal ceppo comune, assicurano, in atto, il perfetto regolare funzionamento di alcuni servizi statali di grande importanza. La Milizia Ferroviaria, quella Portuaria, quella Postelegrafonica, quella Forestale, quella Stradale, nate una dopo l'altra, hanno organizzazione propria e permanente e accolgono nelle loro file particolari categorie di agenti e funzionari di quegli essenziali servizi dello Stato. Si tratta, insomma, di una vera e propria militarizzazione dei servizi stessi, cosa già da lunghi anni perseguita, ma mai saputa attuare dai precedenti governi. La disciplina e la fede fascista abbracciate con grande spirito di sacrificio e con entusiasmo da quei militi specializzati, sono sicura garanzia, di cui si hanno prove innumerevoli e luminose, che i servizi vitali dello Stato non subiranno piú in avvenire quelle crisi mortali a cui erano stati condotti dalla tirannide rossa.
Ed ecco quali sono i dissensi che la Milizia ha finito col provocare con l'Esercito!... Prima della grande guerra, la istruzione premilitare era regolata dal Ministero della guerra e sorvegliata dalle autorità militari territoriali; ma la sua parte essenziale era lasciata alla iniziativa delle società di tiro a segno nazionale e di altre società sportive. La pluralità delle organizzazioni che si occupavano di tale materia e la mancanza di un unico organo propulsore e coordinatore influivano a che i risultati non fossero quali avrebbero dovuto ottenersi. Basti dire che nell'anno scolastico 1923-24 gli allievi promossi erano stati 34.170 e nell'anno successivo 43.143, ben scarso numero se si pone a raffronto alla mole della popolazione giovanile, e non avevano essi, nel loro complesso, il voluto grado di addestramento bellico rigorosamente accertato. A ovviare a siffatte manchevolezze d'ordine quantitativo e qualitativo, col decreto 4 agosto 1924, la Milizia fu incaricata d'impartire essa sola tale istruzione. E i risultati sono veramente importanti come appare dalle cifre seguenti: nell'anno scolastico 1925-26 furono effettuati corsi in 1.131 località con 65.117 allievi; nell'anno 1926-27, i corsi svolti furono 2.489, con 110.493 iscritti; nell'anno 1927-28, i corsi furono 3.744, con 222.631 allievi, e nell'anno 1928-29, che ha inizio al 1° novembre, è da prevedersi che verranno effettuati corsi in quattromila località, con un numero di allievi che raggiungerà la imponente cifra di oltre trecentomila. Risultati, adunque, cospicui! La Milizia dà oggi all'Esercito annualmente un formidabile complesso di elementi, moralmente idonei, perché temprati all'amor di Patria e alla disciplina sotto i gagliardetti delle Legioni, e professionalmente preparati, che, con la riduzione di ferma di tre mesi cui hanno diritto, sgravano l'Erario di una spesa che non è inferiore ai cento milioni di lire all'anno, e concorrono alla buona soluzione del gravoso problema della rapida formazione dei graduati di truppa.
Due Legioni (la prima in Tripolitania, la seconda in Cirenaica), in fraterna cooperazione con le RR. Truppe Coloniali, vivono intensamente la diuturna lotta di penetrazione e di colonizzazione che è aspra e perigliosa. Nelle recenti operazioni per l'occupazione Sirtica e per la sottomissione dei ribelli, le Camicie Nere di quelle Legioni si sono distinte per allenamento bellico, per coraggio, per aggressività, per spirito di sacrificio, e largo è stato il contributo di sangue e notevoli per numero ed entità le ricompense al valor militare e gli encomi che hanno meritato. Quelle due Legioni sono realmente due gagliarde quadrate Legioni, che operano continuamente e combattono fianco a fianco dell'Esercito e rappresentano, pertanto, della Milizia le propaggini piú lontane e piú care.
Come, ancora prima della dichiarazione di guerra, reparti nemici possono improvvisamente varcare il confine o navi da guerra bombardare le città marittime aperte o fortificate, cosí incursioni aeree potranno essere tentate nelle stesse condizioni di tempo dal nemico. E saranno certamente tentate per portare il terrore nelle città popolose, per distruggere centrali elettriche e officine di produzione del materiale bellico, per paralizzare i movimenti ferroviari strategici, per ostacolare in tutti i modi la ordinata mobilitazione e radunata dell'Esercito e della Flotta. Onde è indispensabile che quelle delicate località del territorio nazionale siano opportunamente e validamente presidiate e protette. E a ciò è stato provveduto. La difesa ne è fatta con aerei e a questa provvede l'Aeronautica con l'Armata del Cielo; con artiglierie e mitragliatrici terrestri e a questa provvedono, in feconda collaborazione, Esercito e Milizia. Siccome, come fu detto or ora, le ostilità potrebbero scoppiare da un momento all'altro, cosí emerge la necessità che il personale che deve servire cannoni e mitragliatrici o avvistare velivoli nemici, si trovi in immediata vicinanza delle armi e degli osservatorii, per modo che a distanza di poche ore il servizio possa funzionare regolarmente. Ora l'Esercito non potrebbe da solo far tanto; rilevante forza richiedono i servizi delle artiglierie e delle mitragliatrici e quello per i posti di avvistamento. Questo personale, invece, lo fornisce in gran parte la Milizia, e l'Esercito è, cosí, alleggerito di un servizio che, in caso diverso, o importerebbe eccessivi insostenibili sacrifici all'Erario o non potrebbe essere preparato e disimpegnato con la necessaria larghezza di uomini e di mezzi. E in guerra di quanti altri gravosi servizi la Milizia disimpegnerà l'Esercito! La Milizia costiera provvederà — limitatamente alle disponibilità di personale — alla difesa delle coste, là dove apparirà necessaria, impiegandovi elementi locali anziani, perfetti conoscitori del litorale, che potranno fare efficace guerriglia, ostacolare l'avanzata delle truppe nemiche eventualmente sbarcate, concorrere con le truppe nostre del posto o sopraggiungenti, a contenerle o a ributtarle in mare. La Milizia ferroviaria assicurerà il regolare funzionamento del servizio ferroviario, vigilerà alla integrità delle linee, sventando gli attentati che i nemici di dentro e di fuori potrebbero arrecare alle opere d'arte, ponti, viadotti, gallerie, manufatti ecc. La Milizia ordinaria provvederà al mantenimento dell'ordine pubblico. L'esperienza — e non solo nostra ma di tutti i belligeranti della grande guerra — insegna che non bisogna lasciarsi cogliere impreparati in questa materia; il fronte interno deve essere vigilato non meno di quello volto verso il nemico, e l'anima nazionale deve essere sostenuta contro la propaganda nefasta e le torve mene dei nemici interni. Tutti questi compiti del tempo di guerra la Milizia disimpegnerà con elementi anziani non aventi piú obblighi di servizio militare o, avendone ancora, ove restituiti all'Esercito, sarebbero adibiti a servizi di retrovie. Ma la Milizia ha molti elementi giovani e questi devono essere i primi, vogliono essere i primi, dove il combattere è certo, dove il pericolo è maggiore. Orbene, per volontà del Duce e per il consapevole consenso delle alte autorità militari, le Camicie Nere aventi o no obblighi di servizio militare, ma siano di età dai 22 ai 36 anni, prenderanno parte attiva alla guerra, nella qualità appunto di Camicie Nere. Esse saranno organizzate in Battaglioni, due per ognuna delle trenta divisioni permanenti e di quelle di nuova formazione in tempo di guerra. Questi battaglioni avranno le caratteristiche:
Questi battaglioni sono in via di organizzazione e due di essi presero parte alle manovre dell'Esercito nel Monferrato con risultato veramente lusinghiero. E quel che piú conta, accolti dall'Esercito con spirito di sano cameratismo ed apprezzati e ammirati, da quanti li videro all'opera, per la disciplina, l'allenamento guerresco, l'alto spirito di sacrificio, l'entusiasmo, di cui diedero prova, per quanto, non mossi che dalla loro volontà, avessero dovuto lasciare per non breve periodo di tempo famiglia e occupazioni. E cosa degna ancora di nota: assieme a un battaglione dell'Esercito, essi ebbero l'onore di essere comandati da S.A.R. il Principe di Piemonte in una di quelle manovre, nella quale, per di piú, rappresentarono la parte principale. Niente dissensi, adunque, con l'Esercito, ma elevato cameratismo che è del resto esistito sin dal principio e andrà sempre piú rinsaldandosi in avvenire, perché Camicie Nere e Soldati sono i figli piú eletti del grande popolo italiano e nutrono un solo sentimento, quello di essere degni della fiducia del Re del Duce e hanno un comune obiettivo, quello di rendere sicura e grande l'Italia. |
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