MANZINI RAIMONDO

L'insolubile è risolto

(a cura di Benedetto Brugia)


Di fronte al grande evento storico dell'11 febbraio 1929 due atteggiamenti erano istintivi ed egualmente errati per gli spiriti chiusi dal pregiudizio: il primo era quello dello scetticismo forzoso o forzato che non si voleva arrendere al fatto perché lo aveva sempre dichiarato impossibile ed ora, compiuto, lo diceva sconveniente e destinato a non sopravvivere.

La Conciliazione, come la rosa del poeta, avrebbe vissuto «l'espace d'un matin». Stato e Chiesa erano e sono fatti per «sconciliarsi», per vivere in continua antitesi, in una lotta senza sbocco, perché l'uno vive per la terra e l'altra per il cielo: il temporale e lo spirituale sono due termini opposti e irriducibili... L'altro atteggiamento ugualmente errato e pericoloso (per quanto molto più candido) si spingeva all'estremo opposto: era l'ottimismo senza quartiere, la fiducia ingenua e illimitata oltre che imprudente, l'illusione che tutto il fattibile ormai fosse fatto e niente altro restasse da fare, perché un Trattato e un Concordato avevano riconsacrata la Patria. Secoli di errori, decenni di laicismo e di lotta politica avrebbero dovuto come svanire a quel tratto di penna che in San Giovanni in Laterano sanzionava — in modo memorabile — il primo atto della nostra pace religiosa.

Da questi due opposti estremismi, la realtà si è incaricata di svegliare presto i troppo ingenui o i troppo astuti.

Gli acidi e aridi sconciliatoristi, separatisti, negatori di ogni possibilità e convenienza di accordo e di collaborazione hanno dovuto convenire che tra Pietro e Cesare la pace non solo era stata possibile, ma durava e durando, anziché appannarsi o neutralizzarsi, si approfondiva, diventava trasformatrice e feconda.

Si intende, l'accordo viveva entro certi limiti: lo Stato aveva poste delle condizioni politiche e morali perché la vita e l'apostolato religioso potessero svolgersi liberamente, legittimamente. È poi compito della Fede di conquistare le anime e di trasformare le mentalità, distruggere i pregiudizi, vincere con l'amore. D'altronde la Chiesa dava allo Stato italiano, anche ufficialmente, pubblicamente, il suo riconoscimento e l'appoggio di tutti i figli della Chiesa, cittadini della Patria.

Tensioni iniziali, allarmi, polemiche, un urto breve ma drammatico, dimostrarono ai sistematici del pessimismo che nella nuova condizione stabilita dai Patti, si erano posti gli strumenti e l'atmosfera, per facilitare piuttosto che per complicare il problema. E il dissenso breve, ma intenso, del 1931, fu proprio, come è stato scritto, la «prova del fuoco» degli accordi dell'11 febbraio.

Esso comunque provò che i problemi nei rapporti fra Stato e Chiesa in Italia, erano leniti, incanalati, non soppressi.

Il sogno blando dei furibondi ottimisti fu demolito da quel primo maroso della realtà. Utilmente. Perché non si superano i problemi sconoscendoli.

E, ripeto, gli Accordi Lateranensi non erano solo una fine (della «Questione Romana») ma anche e piuttosto un principio. Non abolivano con un colpo di bacchetta magica le difficoltà e teoriche e storiche e ideali e politiche che interferiscono sul terreno nazionale nei rapporti fra Chiesa e Stato, ma offrivano il modo per risolverli, il principio per superarli. Adagio. Col tempo. Lavorando.

Non dunque e solo «porto di arrivo» ma «punto di partenza». Dal quale bisogna mettersi in viaggio con una buona dose di volontà e di equilibrato e ottimistico realismo.

Le difficoltà (pregiudizi, ostilità di pochi vecchi spiriti, resistenza di certi ambienti ufficiali, diffidenze, ecc.) non si sarebbero superate in un giorno. E non si superarono. Ma il tempo — soprattutto il tempo! — dimostra quale importanza enorme hanno avuto i Patti. Essi hanno permesso e permettono il trasformarsi di tutta una mentalità vecchia e ormai respinta, aprono ai rappresentanti delle due autorità, in tutti i gradi della gerarchia, tutte le porte per comprendersi lealmente, onestamente e trovarsi sempre assai più vicini che la lontananza non facesse credere. Permettono alla cultura una revisione serena di tanti presupposti e preconcetti e fanno entrare nella vita italiana un soffio di generosa e calda unità che scende ai cuori.

Il conflitto italo-abissino è stato un'altra grandiosa tappa della fusione religiosa e civile della Patria.

Il tempo dirà quanta luce nuova per le menti e quanta vita per le anime degli italiani discendono da quella fausta data dell'11 febbraio che ogni anno sempre più consciamente e lietamente si celebra e si consacra.


 

Arte

Attualità

Economia & Finanza

Filosofia

Futurismo

Letteratura

Politica

Riflessioni

Romanticismo

Sociologia

Storia


HOME


Oggi è il giorno


Prof. Dott. Benedetto Brugia



© 1998-

"Pagina delle Idee"


Protagonisti



Cerca nel sito