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BRUGIA BENEDETTO Spioni, spiati e la democrazia dei partiti Berlusconi spiato da una “cimice” nel suo studio privato. La questione fa tanto rumore, ma, in fondo in fondo, non scandalizza nessuno. Alcuni anni or sono l'onorevole Cossutta si rivolse al capo della polizia, prefetto Parisi, per lamentarsi del fatto che si sentiva quotidianamente spiato dai servizi segreti! Il prefetto Parisi gli rispondeva, con un mezzo sorriso sulle labbra, che non doveva preoccuparsi troppo se a spiarlo fosse stato un unico servizio segreto, ma nel suo caso erano ben diciassette i servizi segreti che lo controllavano quotidianamente! Viene da domandarsi: dov'è la nostra libertà individuale, la nostra libertà personale, la nostra ricerca sulla libertà? Come possiamo definirci uomini liberi? La democrazia dei partiti non vuole correre rischi, ma a parole vuole farci credere che il suo valore essenziale e primario si esprime in una sola parola: libertà! I partiti, attraverso i loro rappresentanti, dovrebbero vergognarsi ogniqualvolta aprono la bocca per pronunziare la parola “libertà”: mentono sapendo di mentire! E allora cercano di far credere al cittadino che il controllo degli spioni è determinato dai “servizi segreti deviati”, da “schegge impazzite”. Ci si potrebbe domandare: se il detentore del potere non ha la capacità di organizzare attività così importanti e, bugiardamente, non riesce a estirpare questi “addetti ai lavori”, non resta da pensare che spiare, ascoltare e violare, anche le questioni private e personali, serva solo per essere utilizzato quale arma per eventuali ricatti. Allora, la democrazia dei partiti è debole! Alla democrazia dei partiti non resta altro che la parola “democrazia”, senza senso e senza consenso! Non ho mai amato Di Pietro, in quanto interpretava il codice di procedura penale troppo a proprio uso e consumo e a sua completa disquisizione, tanto che il suo capo Borrelli, in un'intervista, dichiarava, a suo tempo, che il Di Pietro era un ottimo pubblico ministero in quanto possedeva addirittura facoltà medianiche! Tutto ciò è assurdo e mediocre! Il sospetto diventa verità; si può mettere un uomo in galera sulla base di un sospetto o solo per un'intercettazione telefonica, senza riscontro? Oggi, Di Pietro è un uomo fortunato perché se avesse trovato, avanti a sé, se stesso a giudicare il suo caso (dove un'intercettazione telefonica lo accusa così chiaramente), il pubblico ministero Di Pietro avrebbe fatto immediata richiesta dell'ordine di arresto al Gip e lo avrebbe tenuto in galera affinché avesse confessato il delitto. Invece, Di Pietro, fortunatamente, si trova di fronte a magistrati più responsabili i quali non hanno ancora preso questa grave decisione nei suoi confronti. Tutto ciò è assenza di idee, di morale e di rispetto. Improvvisamente, ci siamo sentiti tutti circondati da ladri o da imbufaliti rampanti, incapaci di amministrare un popolo, una nazione, un documento. Sembra tanto lontano e, contemporaneamente, tanto vicino il tempo in cui si costruirono le idee e in cui gli uomini costruivano il loro futuro, tentando di fare il proprio dovere. Nel 1922 lo Stato era uno sfacelo, ma negli anni a seguire fu ricostruito attraverso la partecipazione generale. Ritornava l'Italia dei Cesari, l'Italia dei condottieri per eccellenza che portavano genialità in tutti i settori della nazione: dal mondo della produzione al mondo delle grandi strategie, dal mondo della poesia al mondo della pittura, non disdegnando neppure il mondo dello sport. Tutto ciò rappresentava un nitido e umano sogno politico, audace e veloce, ma anche mirabile e plastico, senza conoscere ostacoli, non accettando pregiudizi, con tenacia invincibile. Solo da quei valori nasce, inevitabilmente, la democrazia corporativa e partecipativa con la quale ogni uomo è partecipe alla vita del grande consorzio nazionale. Il rispetto e la dignità di un uomo si acquisiscono attraverso la maturazione, quindi attraverso la storia, offrendo principî e valori, incentivando, ogni giorno, l'iniziativa e sviluppando l'ingegno. Gli antifascisti e i postfascisti che formano la cosiddetta democrazia dei partiti non potranno mai ottenere dalla gente la partecipazione sociale in quanto loro non sono la gente, non parlano il linguaggio della gente e i partiti rimangono e rimarranno sempre i sultani del popolo.
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Oggi è il giorno
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