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BRUGIA BENEDETTO Riflessione... Nel corso della vita ogni uomo, attraverso le esperienze, gli incontri e l'analisi di tutto il mondo che lo circonda, può cambiare le sue scelte politiche e ideologiche, ma è penoso che persone, che si sono rese protagoniste nei valori e nei principî di uno stato etico, architetto della nuova società del XX secolo, possano loro stesse criminalizzare quell'infrastruttura architettonica che è stata lo Stato fascista per la creazione della nuova Italia da inserirsi tra le grandi nazioni, come faro di civiltà, dignità e solidarietà, nel tentativo di creare culturalmente un nuovo modello di uomo: cittadino-partecipativo in una società nazionale. Spesso le genti preferiscono non crescere intellettualmente e fa loro comodo rimanere eterni bambini pur di non assumersi responsabilità quali cittadini-partecipativi in una concezione nazionale e sociale. Uno dei capisaldi della cultura fascista fu la rivoluzione pedagogica di Giovanni Gentile, essendo stato il rappresentante più insigne dell'idealismo assoluto e attuale e, contemporaneamente, il riformatore della scuola italiana. La pedagogia del Gentile fu la più forte reazione alla corrente naturalistica, mutando essa, di sana pianta, il concetto dello spirito e del suo formarsi e, quello conseguente, di pedagogia e di educazione, di scolaro e di maestro, di scuola e di metodo, anzi riuscendo alla negazione del metodo stesso, portando a un indirizzo nuovo la scuola italiana. L'uomo si fa per assoluta, libera e spontanea autoaffermazione. L'educazione si identifica appunto con questo processo spirituale di autoeducazione, unico e continuo, perché la formazione dello spirito non cessa mai. Educatore ed educando, maestro e scolaro, sono anch'essi un unico processo: l'educatore si fa tale educando e l'educando si fa tale dall'educazione, la realtà dell'uno e dell'altro si effettua nell'atto stesso dell'educare. Guai se in quel momento, in cui maestro e alunno compiono, nella loro unità, questo atto di educazione, si frapponesse fra loro, a rompere questo incanto, un meccanismo dettato da qualche metodo! Il metodo per il maestro è lui stesso, in quanto ha saputo farsi una cosa sola con il suo scolaro. Lo scolaro è il centro vivente della scuola, non il metodo. Il metodo non si riceve, ma si fa. Gentile, a questo proposito, scrive: «Il metodo, se deve essere cosa ragionevole, non deve insegnare formule, dettare norme, fornire materiali; deve svegliare la vocazione educativa che dorme in ogni anima umana, aperta all'amore del prossimo; deve aprire il cuore e gli occhi e far sentire la vita dello spirito come spontanea rampolla nei più teneri petti, e lega piccoli e grandi al mondo, naturale e umano, che ci circonda e vive con noi la stessa unica vita. Il merito degli apostoli dei metodi educativi è stato, sempre, questo di aver capito qualche parte essenziale di questa vita dello spirito. Di averla capita, in generale, con quell'intelligenza che è creata dall'amore, di aver potuto perciò indicare agli altri quel segreto delle anime in cui essi hanno saputo fissare lo sguardo; di aver dato perciò agli altri non dico suggerimenti, ma suggestioni preziose». Ogni valore è stato sovvertito dallo Stato liberaldemocratico. Oggi ci troviamo di fronte a una scuola non immune da una martellante propaganda partitocratica, continua deformazione e continua diffamazione ideale e storica della cultura fascista. E non è giustificabile che la partitocrazia tolleri la presenza massiccia della sovversione antinazionale e marxista nella scuola. Molto opportunismo ha portato nelle cattedre di storia, di filosofia e di letteratura, tanto che, nella stragrande maggioranza, sono in mano a insegnanti socialcomunisti. Moltissime cattedre, nelle scuole medie, sono cadute in mano ai sovversivi. Così la scuola si va schierando contro la famiglia e contro lo Stato, poiché è alla famiglia e allo Stato che l'insegnante sovversivo contende e depreda l'anima del figlio e del futuro cittadino. |
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