OMODEI ZORINI GIANVINCENZO

Nostradamus, medico e veggente

La sua leggenda continua dopo quattro secoli


Il suo nome era Michel de Nostredame, ma preferì latinizzare il suo nome in “Nostradamus” e come tale, benché egli sia morto nel 1556, continua a essere per molti un'incombente presenza... Nato nel 1503 a Saint-Rémy presso Avignone da una famiglia di ebrei — che, per non perdere i propri beni, aveva preferito convertirsi al cristianesimo —, Michel fin da giovanissimo iniziò a occuparsi di filosofia e dottrine esoteriche raccogliendo quella che era la tradizionale sapienza della sua etnia. Il suo nome cominciò a circolare quando, ancora studente di medicina nella famosa Montpellier, seppe proporre originali terapie contro la peste. Bisogna infatti ricordare come a quei tempi fossero ancora poco netti i confini tra medicina e magia, e per questo veniva attribuito molto credito anche a tanti improvvisati guaritori nei quali, più ancora che la pratica, faceva dottrina la conoscenza dell'astrologia e la capacità di preparare “specifici” a base di erbe o pietre polverizzate. A Michel de Nostradame le cose andarono meglio che ad altri, sicché diventò assai popolare e la stessa sua università gli concesse una cattedra. Ma Nostradamus non era fatto, forse, per la medicina, o, meglio, non era fatto “solo” per la medicina, perché egli si interessò principalmente di occultismo. Certi suoi biografi (e, visto il personaggio, è giusto che anche la sua vita sia avvolta nel mistero) credono però che egli sia stato costretto ad abbandonare l'arte medica e a ritirarsi a Salon, in Provenza, perché minacciato dai colleghi medici invidiosi dei suoi successi. E da allora, siamo verso il 1540, egli comincerà a scrivere “pronostici”. Molti di questi avranno significato meteorologico e saranno particolarmente apprezzati dai contadini, per i quali egli preparò “almanacchi” che poi sarebbero stati imitati sia in Francia che in Italia, ove apparvero come frutto di «Nostroadamo, profeta franzese». Preparò anche ricette di vario tipo, di confetture, profumi, cosmesi e cure preventive per le varie malattie.

Ma, soprattutto, Nostradamus volle guardare lontano...

Nel 1555, a Lione, pubblicò un libro misterioso, «Les Prophéties» (Le profezie), in cui, in quartine dal linguaggio oscuro disposte in “centurie”, volle fare pronostici che andavano ben al di là di quelli di carattere meteorologico. Era, il suo, un secolo ricco di “profeti” di ogni sorta, ma egli si distaccò da tutti gli altri veggenti perché, negli anni successivi alla pubblicazione del suo libro, alcuni fatti da lui “visti” ebbero reale riscontro. Il 1º luglio 1559 il Re di Francia Enrico II moriva durante un torneo cavalleresco indetto per le nozze di sua sorella Margherita con il Duca di Savoia Emanuele Filiberto, e Nostradamus aveva proprio detto (ma nella sua lingua ermetica di non facile comprensione) che un Re francese sarebbe morto proprio in duello... Pochi anni dopo si verificarono altre circostanze, sempre relative alla Casa Reale di Francia, che, in qualche modo, potevano ricondursi alle profezie del veggente provenzale... E fu così che il Re Carlo IX, forse a scopo scongiuratorio, pensò di andare a fargli visita a Salon, e questa fu, per lui, la consacrazione della sua fama. Dopo la sua morte, di lui non si sarebbe quasi più sentito parlare se, durante la rivoluzione francese, un erudito francese non avesse ritrovato una quartina che cominciava con la frase «L'anno millesettecentonovantadue — che si crederà essere un rinnovamento di secolo...”, e più in là si proseguiva dicendo che un «bourbon, a cagione di una fuga ingiusta, sarà giustiziato». In riferimento alla sorte toccata a Luigi XVI di Borbone e la precisa coincidenza della data fecero sì che, da allora, ogni fatto più o meno grande della storia sia stato interpretato dalla luce delle profezie di Nostradamus. Fu veramente egli quel gran veggente che dicono? Previde veramente Napoleone quando scrisse «Un Imperatore nascerà presso l'Italia — che costerà caro all'Impero...»? E “vide” poi, in successione confusa, i giorni della seconda guerra mondiale (ma non quelli della prima!) con, corollario finale, la drammatica sequenza di Piazzale Loreto? “Vide” veramente queste e molte altre cose ancora? Non sapremmo dire.

Qualche coincidenza veramente vi è, ma tutto è, naturalmente, interpretato “col senno di poi”, come fecero a suo tempo i francesi della rivoluzione quando, dalla polvere dei secoli, andarono a ripescarne il nome.

«Enfatiche e non di rado oscene, le quartine sono riunite senza ordine cronologico e affidate a un linguaggio sibillino ed ermetico fino a un'età che va fino al 3797»: così ne dice uno storico dei nostri giorni.

E se in passato molti si sono affannati per togliere i velami segreti da questi oscuri versi, nei nostri tempi si è avuto addirittura un pullulare di esegeti che hanno creduto di leggervi in ogni passo una sicura previsione per le future sorti dell'umanità.

Purtroppo, in un'età come la nostra ove la scienza è riuscita a dare ragione di molti fenomeni in precedenza non spiegabili, sembra che più ancora che nei secoli precedenti vi sia (almeno in certi settori) una vera e propria mania ossessiva nei confronti dell'occulto o del presunto tale. Temi millenaristici, animati specialmente dalle ombre di Nostradamus e dell'ancor più leggendario Malachia (quello della cronologia dei Papi, tanto per intenderci), fanno sempre di più presa nella gente. Sarà perché in quest'epoca di certezze ancora vogliamo pagare il nostro tributo al mistero e all'inspiegabile? Chissà... Sappiamo però che Nostradamus, così come viene interpretato, è ancora spesso cagione di irrazionali paure collettive.

In proposito ci viene alla mente la scarsissima affluenza di popolo durante la visita di Giovanni Paolo II a Varallo di pochi anni fa: ebbene, Nostradamus (o chi per lui, nella fattispecie l'“esperto” che aveva commentato le “centurie” realizzando un libro con cui si è arricchito... alla faccia dei creduloni) aveva previsto che, proprio a Varallo, «si sarebbe sparso sangue»... Per fortuna non è stato così, e significa che anche i profeti e i loro commentatori sbagliano.

A ogni modo, anche per chi ci crede, c'è almeno una consolazione: il mondo dovrebbe durare almeno fino al 3797, anno a cui si riferiscono le sue ultime profezie. Noi tutti, quindi, non saremo presenti alla sua fine.


 

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