BRUGIA BENEDETTO

Mondialismo, il grande inganno


I vincitori della seconda guerra mondiale hanno fatto male i propri conti, non sono stati grandi strateghi, e nemmeno profeti. L'impero britannico, il più grande che la storia ricordi (55 milioni di chilometri quadrati), si è dissolto pochi anni dopo che la Gran Bretagna era uscita vincitrice dal conflitto. La Francia non è stata proprio una delle vincitrici, ma solo attraverso giochi diplomatici ha ottenuto grandi benefici, ritrovandosi nel club delle grandi potenze, quindi membro permanente del Consiglio di sicurezza dell'ONU. Anch'essa ha perso tutte le sue colonie dopo odiose e sanguinose guerre. Gli Stati Uniti d'America sono stati costretti a investire immensi patrimoni per fare i guardiani del mondo, controllare i traffici di materie prime che sono l'elemento primario dell'imperialismo capitalista.

Gli USA hanno sacrificato milioni di giovani e bruciato la loro esistenza in cinquant'anni di guerre di scacchiere, hanno imbastito a difesa dei propri egoismi sanguinosissime guerre — basti pensare alla Corea, al Vietnam o, per ultimo, alla guerra del Golfo —, con un dispiegamento di forze militari da far saltare il pianeta.

Le flotte militari americane navigano in tutti i mari del nostro pianeta. Distaccamenti militari li troviamo in ogni angolo del globo. I servizi segreti controllano l'intera popolazione della terra, con l'ausilio di satelliti artificiali, tanto da poter controllare ogni singolo cittadino.

Tutto in nome del capitalismo e del denaro, giustificando che tutto ciò è al servizio della pace, della libera circolazione delle merci, della sopravvivenza del popolo americano.

Gli americani non hanno valori, non hanno storia e tanto meno eroi, costretti, per la loro sopravvivenza, a costruire eroi al computer, per poi distribuirli a mezzo mondo con la pretesa di fare e imporre cultura.

Imbrogli, beghe, colpi di Stato in nome della democrazia, della libertà e a quel rispetto che si dovrebbe a ogni cultura ed entità nazionale.

Non parliamo dell'URSS o attuale Russia, dove ogni giorno scoppia una calamità: guerre di quartiere, guerre locali, bande armate o prepotenze di qualche polizia privata a difesa di qualche balordo arricchito dell'ultima ora. Bande armate spadroneggiano in quello che fu chiamato dal loro grande alleato americano “L'Impero del Male”.

Questi Paesi sono allo sfascio morale, etico e sociale.

Sì, sociale, perché se pensiamo che la più grande potenza industriale del mondo e la più grande potenza militare, quale gli Stati Uniti d'America, si ritrovano nel proprio territorio circa quaranta milioni di persone che vivono al di sotto della soglia di povertà, questo significa che il venti per cento della popolazione vive all'aperto, in baracche, negli scantinati, morendo molti di essi di grandissimi stenti.

Non basta. I lavoratori dipendenti, quali operai o impiegati, sono un esercito di indebitati e ognuno di essi sono in media arretrati sulle carte di credito di tre stipendi.

Solo una fascia alta di ricchi godono di buona salute finanziaria.

Il governo statunitense investe miliardi di dollari in armamenti sempre più sofisticati, perché se diminuissero il controllo sul mondo, gli americani perderebbero il controllo della situazione, determinando un tracollo economico-finanziario tale da far rimpiangere la crisi del 1929. Uno Stato ricco da un punto di vista patrimoniale e produttivo con una popolazione in parte povera e un'altra altamente indebitata, e solo una minoranza vergognosamente ricca.

La locomotiva economica del mondo potrebbe fermarsi in qualsiasi momento in quanto tutto è basato sul mercato e sui consumi, e allora sarebbero grossi guai per la popolazione del globo in quanto ricattata dall'economia americana e dalle loro lobbies

L'unica salvezza per la sopravvivenza della “fortezza economica” americana non sarebbe altro che la terza guerra mondiale, con largo uso di armi nucleari determinando sacrifici inumani per i popoli della terra. Agli americani non interessa l'Uomo con i suoi valori, non interessa l'Uomo e la sua tradizione, non interessa l'Uomo e il suo Genio che vive la sua singolarità in un contesto collettivo e nazionale creando solidarietà e confronto.

Agli americani interessa il dollaro, il mercato e il consumo, disconoscendo i veri bisogni dell'umanità.

Quante contraddizioni esistono tra il sistema americano e l'Europa, quante diversità!

Giovanni Gentile scriveva: «Il volere come volere comune e universale è lo Stato. Per intendere il quale, secondo la sua essenza, non bisogna fermarsi ad alcuno de’ suoi aspetti empirici. La Nazione non è data dal suolo, né dalla vita comune e conseguente comunanza di tradizioni, di costumi, linguaggio, religione ecc. Tutto ciò è la materia della Nazione. La quale non sarà tale se non avrà la coscienza di questa materia e non l’assumerà nella sua coscienza come il contenuto costitutivo della propria essenza spirituale; e quindi non ne farà oggetto della propria volontà. La quale volontà, nella sua concreta attualità, è lo Stato:  già costituito o da costituirsi; è veramente in ogni caso da costituire (conservare è un continuo costruire, un creare continuo). Volontà. Errore della dottrina delle nazionalità, che avrebbero diritto a unità e autonomia statale. Non è la nazionalità che crea lo Stato; ma lo Stato crea, suggella e fa essere la nazionalità, che conquistando la propria unità e indipendenza celebra la sua volontà politica, realizzatrice dello Stato».

Diana Spencer, principessa del Galles, è morta! Non sappiamo se sia stato solo un incidente o altro.

Diana era depositaria ed espressione di grandi valori: la Patria, la Nazione, il Popolo.

Diana era una delle più alte gerarchie d'Inghilterra, seconda solo alla regina, in quanto madre ed educatrice del futuro capo dello Stato che in questo caso avrà il titolo di re.

Il re, che assieme a tutta la famiglia reale è il depositario di quei valori legati alla Patria, alla Nazione e allo Stato. Simbolo della legge, garante della legalità per il superamento delle angustie tra i cittadini del popolo.

Diana Spencer, educatrice di quel futuro capo dello Stato che dovrà rappresentare la tradizione e la cultura del popolo.

Diana Spencer, madre ed educatrice di quel capo dello Stato che deve sempre e in ogni momento rappresentare nel contesto mondiale la volontà politica del popolo, l'affidabilità economica della Nazione e la forza militare a difesa dei propri cittadini.

Diana Spencer è morta a fianco del suo amante, incinta di due mesi, madre ed educatrice del futuro re d'Inghilterra e futuro capo della Chiesa anglicana. Sarebbe stata anche la madre di un figlio musulmano e amante di un musulmano.

Onore ai musulmani! Onore ai musulmani!

Contrapposizione della cultura occidentale legata al Cristianesimo o legata alla cultura laica occidentale.

Milioni di uomini sono caduti per il predominio di questa cultura facendo del Mediterraneo una linea di confine tra il mondo occidentale e il mondo musulmano.

Certo, sono favorevole a scambi culturali, cooperazione tecnologica, ma non dimentichiamo la fine che ha fatto l'ultimo imperatore dell'Iran quando tentava di modernizzare e occidentalizzare il proprio Paese. Non dimentichiamo la guerra del Golfo a cui la Gran Bretagna ha partecipato in grande stile, dove tuttora esercita, assieme agli americani, una fortissima pressione sia militare che economica, provocando grandi tensioni su quel disgraziato Paese.

Diana Spencer è morta a fianco del suo amante musulmano, irresponsabile e incurante di ogni significato morale, storico ed etico per la Gran Bretagna e direi anche per l'Europa.

I mass media scrivono: Diana era buona e soffriva, Diana faceva beneficenza.

Quante donne soffrono nel Regno Unito, quanti lavoratori tutti i giorni fanno beneficenza. Sicuramente le piccole quotidianità della gente comune vanno a determinare la solidarietà globale, senza che nessuno di essi andrà a finire sulle copertine dei maggiori settimanali del mondo.

Il ruolo di Diana nella società non era quello di lavorare per portare a casa uno stipendio per mantenere la propria famiglia. Il ruolo di Diana era quello di essere la tenutaria di valori e anche rinunciare a tante cose che una comune mortale si può permettere, in quanto una lavoratrice può contestare, provocare il potere, sfidare la legge. Diana no!

Gli appannaggi miliardari che il popolo le concedeva attraverso il governo la mettevano in condizioni di rigore.

Lei aveva accettato quel ruolo attraverso il matrimonio regale, attraverso gli appannaggi, attraverso i titoli nobiliari, attraverso l'utilizzo di castelli e residenze esclusive di proprietà dello Stato, quindi del popolo. Diana non era la principessa del popolo, ma utilizzava il popolo per acquisire potere, utilizzava la mentalità della piccola borghesia velleitaria, della piccola borghesia che sogna. Diana passava la vita tra uno yacht e un altro, da una spiaggia esclusiva a un'altra e da un play-boy ricco a un altro più ricco, costringendo per ultimo suo figlio, futuro re, a passare sette giorni sullo yacht del suo amante musulmano, provocando grosse tensioni nel ragazzo.

Diana Spencer non conosceva il popolo e le sue sofferenze, non conosceva la rivoluzione industriale inglese dove bambini di soli cinque o sei anni morivano di lavoro e di stenti.

Dicono che Diana era la principessa che soffriva. Mi domando: quanta gente soffre senza avere le sue ricchezze.

Sento che la mancanza di valori ha determinato il vuoto di milioni e milioni di povera gente senza aver preso coscienza.

Ai suoi funerali ha avuto il sopravvento il velleitarismo, la non cultura, la mentalità delle piccole parrucchiere, delle servette, anche se non sono tali, ma è quella la mentalità, e l'autorità dello Stato è scesa a compromessi, è venuta meno la Patria e il senso del dovere, è venuta meno la cultura.

Sì, sono addolorato anch'io che Diana sia morta, perché era una persona giovane, perché si è spenta una vita e, assieme alla sua, la vita che aveva nel suo grembo.

Sono addolorato della morte del suo autista, del suo amante egiziano, come sono ancora più addolorato per la morte della ragazzina di soli quattordici anni, investita da un'auto sotto la mia abitazione e sotto i miei occhi; anzi la ragazzina non aveva avuto tempo di vivere, era appena sbocciata ed è morta accanto ai suoi libri mentre ritornava da scuola.

Non sono monarchico, sono repubblicano convinto, ma penso che il senso e il rispetto per lo Stato faccia parte della stessa logica.

Ricostruiamo lo Stato, ricostruiamo la Patria attraverso la partecipazione e la presa di coscienza di tutti i cittadini.


 

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