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GENTILE GIOVANNI Relazione alla Commissione per lo Studio delle Riforme costituzionali Il lavoro della Commissione dei XVIII Potere esecutivo e potere legislativo Avviamento allo Stato fascista Riforme di legge e prassi politica Il nuovo problema costituzionale che il fascismo deve risolvere A S. E. l'on. Benito Mussolini Presidente del Consiglio dei Ministri Eccellenza, la Commissione nominata dall'E. V. col Decreto presidenziale del 31 gennaio 1925, composta di diciotto senatori, deputati e studiosi di materie politiche e sociali, perché studiasse «i problemi oggi presenti alla coscienza nazionale e attinenti ai rapporti fondamentali tra lo Stato e tutte le forze che esso deve contenere e garantire» riprese i lavori iniziati e già condotti innanzi dalla Commissione dei XV, che nel settembre dell'anno scorso era stata dal Partito Nazionale Fascista incaricata di studiare i problemi relativi alla Costituzione dello Stato derivati dalla rivoluzione del 28 ottobre 1922. Quella Commissione infatti si era radunata nel giorno, appunto, in cui si celebrava l'anniversario di questa storica data; e, prendendo atto di un alto messaggio dell'E. V. capo del Partito Fascista, formulava i temi principali degli studi ad essa affidati. E questi temi furono due: il primo intorno ai rapporti tra il potere esecutivo e il potere legislativo, l'altro intorno ai rapporti tra lo Stato e i cittadini singoli ed associati (quindi, Stato e associazioni segrete, Stato e sindacati nel diritto privato e nel diritto pubblico). Su questi temi quella Commissione si accinse subito a portare il suo esame. Ma ritenne fin da principio opportuno stralciare dal secondo di essi la parte riguardante le associazioni segrete: e ciò per ragioni non trascurabili di opportunità politica, data la vivacità estrema che la coscienza di tal problema aveva assunto nel Partito, da cui la Commissione era emanata. Sopra tale argomento non ho bisogno di ricordare che io, in qualità di presidente della Commissione dei XV, ebbi l'onore di presentare all'E. V. le conclusioni che essa rapidamente raggiunse, nella forma di un disegno di legge confortato da un'ampia relazione, dove tutte le ragioni storiche, giuridiche e politiche del provvedimento erano chiaramente esposte. Ormai quel progetto di legge dall'E. V. favorevolmente accolto e presentato al Parlamento con leggere modificazioni, è stato discusso e approvato dalla Camera dei Deputati, e sarà fra non guari legge dello Stato, che il Fascismo intende creare in un regime di libertà superiore. Il lavoro della Commissione dei XVIII La Commissione dei XVIII, di cui tornarono a far parte quasi tutti i membri della precedente, riunitasi per la prima volta il 26 febbraio, approvò la posizione dei problemi presi a studiare; e confermò le due Sottocommissioni che già attendevano a quegli studi: una presieduta dal sen. Melodia, incaricata del primo, e, l'altra, presieduta dal sen. Corradini, incaricata del secondo dei due importanti argomenti sopra indicati; solo aggiungendo a ciascuna di esse qualche nuovo membro, poiché era cresciuto il numero dei commissari e nuove competenze tecniche si erano aggiunte a quelle già possedute dalla Commissione dei XV. Le due Sottocommissioni e minori comitati formati per speciali lavori in seno ad esse, lavorarono intensamente e indefessamente con studi e ricerche individuali e discussioni collegiali, con inchieste e interrogatori di esperti, per adempiere al loro mandato. Nel breve periodo di vita della Commissione, si tennero 77 riunioni, malgrado gl'impedimenti e le difficoltà che gli ordinari e imprescindibili doveri dei commissari non residenti in Roma opponevano alle frequenti adunanze. Ma, grazie alla loro alacrità, allo zelo patriottico e all'assoluta abnegazione con cui attesero ai loro lavori, e sopra tutto alla grande esperienza politica dei più provetti loro componenti e alla dottrina e perizia grande di tutti nelle materie di cui si doveva trattare, poterono in così breve tempo preparare e presentare alla Commissione plenaria proposte e illustrazioni, che io, a mia volta, son lieto di poter sottoporre al giudizio dell'E. V. Giacché quelle proposte e relative illustrazioni nelle venti sedute tra il 26 febbraio e il 24 giugno tenute dalla Commissione plenaria, attraverso ampii e laboriosi dibattiti, in cui tutti gli aspetti delle singole questioni vennero esaminati con ogni cura e da ogni punto di vista, hanno messo capo agli schemi di legge e alle Relazioni che ho l'onore di presentare a V. E. Potere esecutivo e potere legislativo Dagli annessi verbali delle adunanze risulta come tali conclusioni sono state raggiunte. Qui credo necessario notare soltanto che in tutte le conclusioni riguardanti i rapporti tra potere esecutivo e potere legislativo la Commissione si è trovata quasi unanime, e che la relazione del commissario Barone, in una forma di cui solo qualche sfumatura riflette particolarmente concetti e tendenze personali del relatore, esprime quello che fu il pensiero di tutta la Commissione, ad eccezione del commissario Gini, le cui idee sono svolte in una sua individuale relazione, che pure si allega. Nelle conclusioni invece riguardanti i rapporti tra i poteri dello Stato e i cittadini, la Commissione si divise in maggioranza e in minoranza; e il pensiero della maggioranza è nella relazione del commissario Arias, e quello della minoranza, o almeno di parte di essa, nella controrelazione del commissario Coppola, a cui accedettero gli on. Mazziotti, Melodia e Suvich; e alla quale sono da aggiungere le dichiarazioni verbali parzialmente concordi od analoghe dei commissari Lanzillo e Rossoni, e quelle contenute nella menzionata relazione Gini, benché il Gini abbia consentito con la maggioranza nei concetti capitali di quella tra le proposte relative a questo secondo tema, la quale concerne l'Ordinamento Corporativo dello Stato. Questo, infatti, fu l'argomento che divise la Commissione. La quale fu ancora presso che unanime sopra un altro punto principale dello stesso tema, quello dei sindacati. A cui la Commissione concordemente ritenne fosse da concedere, se domandato, il riconoscimento giuridico, ma insieme da escludere non soltanto che i sindacati fossero da rendere obbligatori, ma anche che quelli riconosciuti fossero da ridursi a uno solo per ogni categoria. L'Ordinamento Corporativo in verità è l'idea più innovatrice tra quelle prevalse attraverso gli studi e i dibattiti della Commissione. Ed era perciò naturale che suscitasse già dentro la stessa Commissione dubbi, perplessità, preoccupazioni e obbiezioni. Gli stessi proponenti di quest'idea o aderenti hanno lungamente meditato prima di abbracciarla. Qualcuno de' suoi più convinti e caldi fautori ed elaboratori sulle prime ne fu critico radicale ed avversario. Né la Commissione può sperare un pronto e facile assenso da coloro che ne riceveranno da queste sue conclusioni la prima notizia; poiché si tratta di un'idea complessa, la quale per l'uno o per l'altro de' suoi elementi od aspetti disgiuntamente considerati rischia d'andare scambiata e confusa con altre idee, alle quali, nell'intendimento della Commissione, essa piuttosto si contrappone. Certo è l'idea che merita di essere attentamente e seriamente vagliata, poiché, a giudizio della Commissione, è la sola che possa indicare un modo di contenere effettivamente dentro il circolo dell'azione statale le forze produttive nazionali; far quindi aderire lo Stato alla realtà di cui esso è forma, e da cui non può astrarre né separarsi (come tende a fare per le sue origini e per la sua natura lo Stato liberale) senza perdere la sua base concreta e insieme con essa la propria forza organica e organizzativa. Scartata questa idea, non ci sono se non due vie: o si tien fermo allo Stato astratto del liberalismo individualistico; ma questo non è lo Stato fascista, poiché il fascismo fin dagl'inizi ha avuto un significato politico attuale: combattere e abbattere l'individualismo liberale, giudicato individualismo astratto, e perciò falso. Ovvero si accede al sindacalismo puro. Ma il sindacalismo puro non è il sindacalismo dei sindacati obbligatori; la cui obbligatorietà presuppone un principio d'obbligazione superiore ai sindacati, ossia uno Stato opposto ai sindacati e sovrapposto, e perciò contraddice al principio sindacalista puro, che non riconosce nessuna forza legittima esterna al sindacato, né può ammettere pertanto se non il sindacato spontaneo e libero; ond'è pure che deve preferire, come preferisce, il sindacato esistente di fatto al sindacato giuridicamente riconosciuto. Il sindacalismo puro insomma conduce al sindacato che abbia assorbito in sé lo Stato; e che nella sua frammentarietà e molteplicità spontanea e inevitabile ne abbia infranta quindi e distrutta l'essenziale unità. Postulato ideale, anch'esso antitetico ai principii e alle ispirazioni più profonde dello Stato fascista. Lo Stato fascista è lo Stato sovrano. Sovrano in fatti, e non a parole. Stato forte, la cui forza non ne ammette altre pari e limitatrici, quantunque anch'essa, come ogni forza morale, si dia da sé e però abbia in se medesima il proprio limite. Lo Stato fascista non vuol essere lo Stato sovrapposto al cittadino, anzi uno Stato che investa il cittadino e si attui nella sua coscienza; e per potervisi attuare, la promuove e la educa, la conosce e la riconosce, e la tratta come quella che essa è e come quella che dev'essere, storicamente ed economicamente, moralmente e politicamente, con tutti i suoi interessi fondamentali che ne determinano l'orientamento e le imprimono una speciale attività. Lo Stato fascista, per compenetrare e indirizzare la coscienza de' cittadini, vuole organizzarli nell'unità nazionale; che è pur essa un'anima, una persona, una volontà possente, consapevole de' suoi fini. Poiché lo Stato ha i suoi fini che non sono quelli di nessun cittadino particolare, né di nessuna classe di cittadini; né della somma o massa totale degli individui che un determinato giorno vivano sul territorio dello Stato congiunti da un comune vincolo giuridico. L'unità nazionale (i fascisti lo sanno e lo sentono vivamente) non è qualche cosa che esista già in un tempo determinato. Ha le sue radici nel passato e dal presente si protende all'avvenire: e oggi vive in quanto con la vitalità che è frutto di secoli si volge al domani prossimo e remoto e vi si proietta, e vi si intuisce, e vagheggia nel suo maggiore destino, che è il suo programma, la molla d'ogni suo sforzo, la ragion d'essere della stessa sua vita. Lo Stato fascista è idea che si attua vigorosamente; ma è idea; e come tale trascende ogni presente e ogni forma contingente e materialisticamente definita. Perciò accentua innanzi al cittadino più il dovere che il diritto; e lo sollecita a superare se stesso e a cercare il suo interesse presente nel futuro, il suo vantaggio personale in quello della Patria, a cui si deve ogni sacrifizio e da cui è da aspettare ogni premio. La Commissione, composta di fascisti e di vecchi liberali che al Fascismo guardano con sincera simpatia e fiducia, si ispirò con pienezza e unanimità di sentimenti a tale concetto, che è il programma del Governo nazionale e del Partito Fascista. Avviamento allo Stato fascista Essa non ha pensato in un solo momento che fosse perciò da sovvertire lo Stato italiano sorto dalla rivoluzione del Risorgimento. E così ha creduto di rendersi fedele interprete dello spirito del fascismo, nato a costruire, non a distruggere. Ed essa è convinta che lo Stato del Risorgimento e della gloriosa Monarchia nazionale, che dagli albori antelucani della riscossa accompagnò e resse con fede magnanima il popolo italiano fino al pieno meriggio della grande guerra vittoriosa e restitutrice dell'Italia in agognati confini, questo Stato sia ormai, per forza di tradizioni divenute sacre a ogni cuore italiano, una solida costruzione da rispettare e una solida base su cui edificare lo Stato della rivoluzione fascista. Sicché, nella serie delle proposte relative al congegno dei poteri supremi dello Stato, che si onora di sottoporre al giudizio dell'E. V., la Commissione ha creduto di doversi restringere a liberare quell'antica e veneranda base costituzionale dello Stato italiano dalle soprastrutture che lentamente, nella corruzione del nostro sistema parlamentare, le si erano sovrapposte, e che l'avevano a poco a poco fatta servire a fini lontani dal pensiero dei fondatori. Basta ricordare la dichiarazione che l'8 febbraio 1848 il ministro degli Esteri di Carlo Alberto faceva ai rappresentanti delle nazioni straniere annunziando la Costituzione concessa «come la più monarchica possibile», e poi rammentare le modificazioni dello stesso Stato che ministri di S. M. il Re, nell'infausto anno 1919, giunsero a ritener mature, per misurare la lunga via percorsa dalle nostre istituzioni a ritroso di quella su cui si credette dapprima d'incamminarsi.
Riforme di legge e prassi politica I provvedimenti, dunque, per questa parte suggeriti dalla Commissione si limitano a particolari, che a un giudice disattento potrebbero apparire accessori. Ma non sfuggirà certo alla E. V. come essi, modesti nell'apparenza, cauti nella forma delle disposizioni che contengono, ispirati a un rigoroso criterio realistico di praticità e possibilità, tocchino punti molto delicati ed essenziali del congegno costituzionale, dal cui risanamento può dipendere il ritorno dello Stato al suo retto svolgimento. Che è poi tutto quello che per questa parte si richiede ai fini della auspicata instaurazione dello Stato fascista; il resto, a giudizio della Commissione, dipendendo piuttosto dal costume politico, e cioè dalla prassi in cui si applicano le norme costituzionali. Giacché tutte le norme sono forme le quali ricevono significato e valore concreto dallo spirito che vi si mette dentro, dalla forza di volontà con cui si fanno valere, dalla rigidezza con cui queste forme si intende osservare, dalla fede che anima quegli cui spetta osservarle o farle osservare, che è poi lo stesso. Per questo riguardo, Eccellenza, il popolo italiano la vera riforma non può aspettarla, né l'aspetta dalla Commissione dei XVIII, ma da Voi, dal Vostro Governo; al quale la Commissione non può altro che indicare alcuni pochi istrumenti, che a nulla di certo servono, se una mano gagliarda non l'impugni e li adoperi con franca energia.
Il nuovo problema costituzionale che il fascismo deve risolvere Lo Stato liberale, che ereditammo dai nostri padri, non è per altro capace di appagare tutte le esigenze dello Stato moderno. La società nostra non è più quella del 1848. Nelle conferenze, in cui fu preparato lo Statuto albertino, un ministro del Re chiese se non fosse il caso di dare nelle Camere dei rappresentanti delle corporazioni; e si rispose che non era il caso, poiché nello Stato sardo corporazioni non c'erano. Allora il problema da risolvere non era quello dei rapporti fra lo Stato e categorie e classi di cittadini, ma tra Stato o singoli cittadini. Oggi il problema è altro; e lo Statuto di Carlo Alberto è inadeguato alla struttura reale dello Stato, che si trova a regolare una società dove il cittadino singolo non conta più come tale. I grandi movimenti economici, sociali e politici della seconda metà del secolo scorso e del primo quarto del presente hanno profondamente mutato l'assetto della massima parte della Nazione italiana. Le corporazioni, i sindacati, gli ordini professionali, le associazioni degli interessi specificati, sono costituiti o in via di costituirsi. I partiti politici non si rivolgono più a individui, ma a categorie di individui associati. Chi torni a leggere le descrizioni di lotte elettorali di una volta, p. e. il Viaggio elettorale di Francesco De Sanctis (che è del 1875), ha l'impressione di affacciarsi a un mondo tramontato da secoli. E lo Stato invece ignora oggi le categorie; e come accade di tutte le forze che si ignorano, non può assoggettarle come sarebbe necessario, né può garantire ad esse quella libertà che è possibile soltanto dentro lo Stato. Le categorie, sindacate, eslegi perché dallo Stato ignorate, sono naturalmente anarchiche; si muovono fuori dell'orbita in cui si spiega e si fa valere il potere sovrano. Tutta la forza di cui esse dispongono, è forza sottratta allo Stato. E perciò lo Stato degli ultimi decennii nei conflitti sociali e nei conseguenti contrasti politici ha dimostrato quella impotenza, che ormai è considerata universalmente caratteristica dello Stato liberale democratico. Contro tale impotenza è insorto il fascismo, che vuol essere vindice e restauratore della forza dello Stato, sovrana ed unica. Restaurare l'indipendenza del potere esecutivo dal legislativo assicurando le funzioni legittime di entrambi; ordinare perciò a maggiore unità ed efficienza il potere esecutivo, come diretta emanazione della sovranità del Re, e quindi coscienza attiva e responsabile della unitaria personalità superiore dello Stato; restituire le due Camere, singolarmente e complessivamente, alla loro originaria e giusta fisionomia e attività di organi integrativi della sovranità nella sola funzione legislativa, onde il potere supremo, per sua natura essenzialmente esecutivo, si limita, definisce ed accerta, e quindi si controlla e si rende effettivamente responsabile: tutto ciò non basta. I poteri dello Stato non sono lo Stato. Ogni riforma che si rivolga unicamente a quelli, non può non riuscire astratta e praticamente vana. Perciò la Commissione considera la seconda parte de' suoi lavori necessario complemento e integrazione della prima; e s'è trovata quasi tutta concorde non solo nell'ammettere la convenienza del riconoscimento giuridico dei sindacati, spinti per tal modo ad entrare nella sfera dell'azione statale, ma anche nel ritenere tal provvedimento da solo insufficiente allo scopo, il cui raggiungimento potrebbe e dovrebbe essere il carattere differenziale dello Stato fascista: la presa di contatto dello Stato colle forze produttive nazionali, sindacate o no, sindacabili o meno, ossia con tutte le forze esistenti ed operanti nella Nazione che dello Stato è il contenuto. La concordia che fu in questo giudizio negativo, non si mantenne quando si passò alla proposta, che alla maggioranza della Commissione parve di dover fare, del modo più adatto, se anche suscettibile in taluni particolari di variazioni e perfezionamenti, di recare in atto cotesta presa di contatto, e quindi l'organizzazione interna profonda della Nazione nello Stato. Vegga l'Eccellenza Vostra se questa o altra possa essere la soluzione del problema, che il fascismo e il Governo sentono e vogliono risolvere; che la Commissione ha studiato con fervente desiderio di nulla pregiudicare, né delle tradizioni schiette e vitali del popolo italiano né delle più vive e potenti aspirazioni con cui esso guarda fidente al proprio avvenire. Eccellenza, la Commissione ha compiuto un lavoro che per il suo stesso programma, nella parte più grossa di questo vecchio popolo italiano che talora par rinnovato soltanto in pochi suoi nuclei giovanili, ebbe a suscitare fin da principio pavidi sospetti, strani equivoci e avversioni, e perfin contumelie e dileggi. Mai Commissione consultiva del Governo fu fatta segno ad una guerra simile a quella che la Commissione che io ho avuto l'altissimo onore di presiedere sostenne nella stampa italiana, agitata negli ultimi mesi dal ribollire delle inacidite passioni del politicantismo deluso, della setta, della retorica, dell'individualismo egoista ed accidioso, dello scetticismo plateale, diffidente verso ogni idea non letterariamente esaltata ma servita con purità di fede e risolutezza di volere: di tutti i detriti insomma della vecchia anima italiana, che il fascismo lentamente e duramente persegue e corregge. Quantunque questa guerra manifestasse ancora una volta quello spirito negativo, da cui il Paese non ha nulla da sperare, la Commissione fu spesso tentata di vedere in essa il maggior premio che ella potesse ambire al suo lavoro, perché nulla in certi momenti lusinga più gli uomini di fede che l'incomprensione del volgo. Ma la Commissione respinse questa tentazione. A un solo premio essa aspirò, posto più in alto di ogni personale soddisfazione: all'avvento cioè di quello Stato ben ordinato e potente, a cui essa in tutti i suoi studi tenne fisso lo sguardo, sorga esso secondo le sue previsioni, o contro di queste. In quello Stato, da tutti gli italiani desiderato, torneranno tutti ad essere di un solo animo. |
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Oggi è il giorno
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