BRUGIA BENEDETTO

Passaggio politico dalla società industriale a quella tecnologica


Cari amici, nel porgervi il mio saluto per un proficuo e piacevole lavoro, consentitemi di ricercare le motivazioni che mi hanno fatto ritrovare a questo appuntamento. Per me la motivazione sta nella consapevolezza che, avendo una visione della vita che si rifà agli ideali di una nazione partecipativa e futurista, non si può restare impassibili al richiamo di tante voci che si levano dalla società civile su ciò che è negativo, laddove da oltre mezzo secolo domina il potere assoluto dei partiti. Quest'appello della società civile, che si manifesta con il crescente distacco dai partiti politici e che si rafforza in modo sempre più evidente con l'astensione elettorale, va raccolto da noi futuristi che nulla hanno in comune con la partitocrazia. Anzi, quest'appello va reso più vivo, più palpitante, più contestatario, per dare fiducia e speranza al nostro popolo che oggi vive con la disperazione di trovarsi solo in un labirinto diffuso d'impotenza, aspettando che il coraggio degli uomini veri sia speso per modificare questa democrazia dei partiti, malnata e peggio vissuta.

Il tempo stringe, la nostra Destra non può più tergiversare, deve agire politicamente e culturalmente prima che questo partitismo, che va dalla sinistra al centrodestra, perfezioni quel compromesso istituzionale voluto per acquisire più potere e non perché il popolo soffre per causa di una costituzione pasticciata. I mali di cui oggi soffre la società civile sono dovuti al ripiegamento di tutta la classe politica verso i sistemi del passato, rimanendo ancorata al pensiero liberale e all'ideologia marxista, allo scopo di conservare la sua presenza politica nell'apparato dello Stato, diventando di fatto un organo di Stato quindi pagata dalla comunità nazionale. Il popolo oggi sa che questa classe politica è piatta, incapace, inutile; per questo la contesta, ma nel frattempo aspetta che emerga il nuovo politico carico di iniziative, che anticipi le profonde modificazioni provocate dal passaggio dalla società industriale a quella tecnologica, che sta già modificando il nostro modo di vivere, di pensare, di agire; quindi è necessario — prima ancora che la tecnologia, l'informatica, la robottistica, la telematica, la telefonia, la televisione sconvolgano la vita dei popoli — che la politica, con le sue leggi, la regolamenti, affinché sia l'uomo a controllare le innovazioni e le sue applicazioni, valutandone le conseguenze sulla società.

Queste innovazioni sono inarrestabili e in primo luogo interessano l'organizzazione sociale del lavoro, sia sotto l'aspetto quantità che qualitativo; cioè il trattamento automatico degli impianti che, oltre a richiedere una preparazione di alta professionalità, avrà sempre bisogno di meno manovalanza. Perciò non è pensabile che senza uno schema di innovazione politica si possa affrontare senza traumi il passaggio dalla società industriale a quella tecnologica.

Chi può oggi elaborare un progetto politico innovativo guardando al futuro del Paese? Solo una Destra pensante può farlo, a patto che i suoi cervelli attuino quella forza di volontà di mettere al servizio dell'uomo e della nuova società la propria intelligenza ispirata dall'umanesimo del lavoro e dal sociale fascista, iniziando a coinvolgere il popolo italiano a fare di se stesso il popolo serio, capace di prendere atto dei problemi che il progresso produce sull'immediato dell'uomo. I problemi che ne derivano non sono risolvibili con i vecchi schemi politici, ai quali si rifà questa democrazia decadente e questo deludente socialismo che hanno prodotto, per la loro incapacità politica, 3.500.000 disoccupati, 20 milioni in tutta l'Europa occidentale, destinati a salire fino a 40 e forse più nei prossimi cinque anni. Con questi dati, e prima che la situazione volga al peggio, la nostra Destra deve chiarire in primo luogo all'opinione pubblica che essa non è quella del moderatismo, che trema quando qualcuno avanza delle riforme sociali adeguate al tempo (per quella c'è l'onorevole Fini); la nostra è decisionista, quella del coraggio, storicamente si rifà a un diverso modo di pensare la politica: rappresentiamo, in sostanza, la continuazione storica di quella Destra che nei momenti difficili ha combattuto e vinto come nel 1922 lo Stato corroso, privo di segno costruttivo e formalista, sostituendolo con uno Stato-bandiera, sul cui volto espressivo si potevano leggere almeno i segni più elementari dell'onestà politica, che si legava alla realtà dei problemi e a risolverli; ed è quello che occorre oggi per governare una società in evoluzione, come quella che si affaccia alla fine del XX secolo.

Queste trasformazioni, dovute alla tecnologia, sono una rivoluzione che, al contrario delle rivoluzioni storiche, non si vince con le armi, né con la sopraffazione di una corrente di pensiero sull'altra; la vince quella cultura politica che mette la propria intelligenza al servizio del Paese, per determinare il cambiamento di questa società, che ha ancora come contenuto i presupposti della filosofia liberal-capitalista e di quella marxista di emanazione ottocentesca, che non riescono più a capire i problemi di una società radicalmente cambiata, come quella di oggi; quindi c'è bisogno di stabilire nuove regole più omogenee al reale, più praticabili nel rapporto fra potere e uomo: queste regole le devono elaborare gli uomini di cultura e di pensiero del nostro tempo che operano nella società tecnologica e nella cultura umanistica; regole intese a rafforzare la libertà degli uomini che non devono fermarsi al voto elettorale, all'espressione di parola e alla libertà di stampa, come in effetti è quella di oggi, ma devono comprendere la libertà di vivere nell'ordine, di non essere sequestrati, derubati, aggrediti, violentati, morti ammazzati, licenziati dal posto di lavoro; regole che diano la possibilità di produrre senza essere condizionati dal potere; regole che diano la possibilità di scegliere servizi necessari alla vita dell'uomo; queste regole, per essere garantite, hanno bisogno di riforme strutturali che superino il dramma del sistema partitocratico occidentale, che consiste nell'impotenza del potere di dare garanzia alle libertà.

I poteri indecisi come quello italiano generano leggi dalle quali emerge che anziché tutelare la libertà, la opprimono; si ha così la libertà senza legge, per cui è disperazione. Quello della libertà estesa è l'elemento fondamentale per responsabilizzare l'uomo sui grandi problemi che nascono dal passaggio della società industriale a quella tecnologica, che oltre a mutare il quadro sociologico apporteranno la diminuzione della forza-lavoro e un aumento della popolazione con età superiore ai 65 anni.

Per superare questa fase evolutiva ma anche difficile, occorre oltre alla libertà anche il ripristino dei valori nazionali sociali, mirali, patriottici in cui l'uomo crede e si riconosce, per cancellare così quei falsi ideali che hanno sempre diviso il pensiero dell'uomo e l'unità della nazione e gli interessi della società civile. L'esempio tipico di queste divisioni viene fornito dal governo dell'onorevole Prodi che per mantenere la poltrona di presidente del Consiglio ha posto tutta la società italiana negli schemi politico-ideologici dei partiti comunisti che riescono a raggiungere solo il 7% del consenso elettorale. Questa anomalia, che oltretutto offende la libera scelta del voto elettorale, la cultura di Destra vera e futurista, anche per moralizzare il rapporto eletto-elettore, la deve istituzionalmente correggere come deve correggere l'arbitrio dell'eletto di poter passare da un partito all'altro senza che avvenga la decadenza del mandato parlamentare.

Cari amici e camerati, solo con uno Stato aperto alla libertà del cittadino al ripristino dei valori, alla moralizzazione del rapporto fra eletto ed elettore la comunità nazionale può ritrovare la forza necessaria per vincere prima di tutto la pigrizia e la resistenza di questo mondo politico, economico e sociale che sa di essere in dissoluzione perché vecchio e vuoto nelle idee, ma duro ad accettare il nuovo politico, anche perché sa che questo nuovo può venire solo dal pensiero di Destra vera e portato avanti da uomini capaci di concepire e volere una politica che, oltre a essere spiritualistica, deve avere il coraggio di invertire il prelievo fiscale tassando l'unità di prodotto derivante dalla macchina tecnologica anziché il reddito dell'uomo. Così dovrà essere per i fondi pensione e gli oneri sociali. Gli interessi economici e la competitività dei prodotti sul mercato in un passaggio di società come quello che è alle porte devono adeguarsi alle necessità dei popoli, perché senza questa inversione del prelievo fiscale nessun popolo sarà in condizione di contenere il disordine delle masse di disoccupati e avvelenate dalla miseria. Quegli Stati che non praticheranno questa riforma saranno preda di una giusta rivolta popolare perché è impensabile far fronte al sostentamento di oltre sei milioni di disoccupati e sette milioni di pensionati facendo leva sulla generalità dei contribuenti già spremuti come limoni dall'erario.

Cari camerati, la storia ci insegna che nei passaggi difficili la Destra politica è stata quella che ha trovato la soluzione per vincere, affidando alla libera iniziativa e ai ceti emergenti la capacità di realizzare il cambiamento della società. Oggi con questo sistema non ci può essere la riqualificazione del lavoro per l'uomo, che inevitabilmente passerà dalla fabbrica al lavoro a domicilio per conto della grande industria, tramite le reti telematiche, considerando che il telefono e la televisione possono collegarsi alle reti di produzione dell'industria portante per produrre stando fuori di essa. Questo nuovo modo di vita apre un altro problema che la politica innovativa deve immediatamente affrontare ed è quello della scuola, la quale non deve essere solo cultura perché sempre più è chiamata a operare come istituzione con compiti sempre più vasti che nel passato.

Oggi la scuola va legata alla necessità dei nuovi problemi politici ed economici di una società radicalmente cambiata, quindi non può essere solo pensata per l'insegnamento nozionistico. È tempo di rinnovarla, per preparare quella vasta schiera di quadri intermedi fatta di professionisti, di tecnici, di dirigenti, di personale altamente qualificato, per affidare a loro le macchine della tecnologia. Perciò io penso che il progetto politico della Destra vera e futurista, oltre alla scuola-cultura, deve ispirarsi alla scuola formativa, scavalcando il concetto informativo che ha la scuola di massa. Lo Stato moderno ha bisogno di un tipo di uomo capace di partecipare allo sviluppo economico della società e di inserirsi responsabilmente nella fase produttiva e con maggiore qualificazione e con una preparazione specifica sia a basso e ad alto livello scientifico. La società contemporanea, per progredire, si deve sviluppare attraverso un nuovo tipo di uomo molto più complesso di quello di oggi: questo è un problema politico, che va affrontato con la massima urgenza per rimediare ai ritardi del sistema politico-parlamentare odierno.

D'altra parte, la soluzione a questo problema non può certo essere affidata ai sostenitori del marxismo, perché essi formerebbero l'uomo secondo le indicazioni di Marx, che dice: «L’operaio nel suo oggetto si esprime secondo le leggi dell’economia politica, in modo che quanto più produce, tanto meno ha da consumare e quando più crea valori, tanto più egli è senza valori e senza dignità».

Se vogliamo evitare alla società italiana di avere questo tipo di uomo dobbiamo, noi di Destra, che aspiriamo ad avere un uomo umanizzato, libero, schierarci apertamente con il Paese reale, con quello che contesta e protesta contro questo potere; dobbiamo dargli voce, mezzi, ma soprattutto idee intese ad anticipare il processo di esaurimento delle famiglie ideologiche. Non illudiamoci, né illudiamo il popolo che il crollo di questo regime ideologizzato a sinistra avvenga per contraddizioni interne.

Bertinotti e D'Alema sono come i ladri di Pisa: di giorno litigano, di notte rubano insieme, mentre il ceto medio dell'Ulivo moderato si rende ogni giorno di più complice della politica imposta dal vecchio e nuovo comunismo, in cambio di una poltrona. Non illudiamoci che il popolo italiano possa uscire dalla morsa ideologica del marxismo attraverso tornate elettorali; il sistema politico, con questa legge elettorale rigida, chiama sì il popolo italiano ogni cinque anni a votare, ma non per cambiare, ma per ratificare il suo confino. Per questo c'è l'assenteismo al voto e l'aumento delle schede bianche e nulle. Stando così le cose diventa un dovere civico preparare la caduta di questo regime; ciò che occorre, a mio avviso, è che gli uomini veri e duri come il granito chiamati a sostituire questa classe politica non si facciano scalfire né dal partito dei giudici, né da quello dei sindacalisti, tanto meno da quello dei giornalisti legati al regime attuale.

Occorre prendere l'iniziativa di parlare al popolo, di scrivere su qualunque mezzo di informazione, di riunire gli uomini di Destra che in questo momento sono gli uomini della speranza; perché il sistema partitocratico, nato per garantire la più ampia rappresentanza, si mostra, dopo tutte le sue promesse, incapace di adeguarsi ad anticipare il nuovo che avanza con il progresso tecnologico. Proporre al Paese di aiutarci a smantellare le strutture di questo regime non è sufficiente; necessita una proposta politica —  come dicevo all'inizio — corredata di un vero programma che guarda in avanti per almeno vent'anni e che dia alla politica concretezza dei problemi reali. Noi dobbiamo indicare forme più realistiche e funzionali dove i partiti si distinguono l'uno dall'altro per il progetto politico che essi si impegnano a realizzare: l'esempio tipico per me è quello americano, il quale, prima che il potere prenda iniziative importanti, chiede o consulta i corpi intermedi della società; in economia non emana leggi rigide, lasciando all'uomo imprenditore di avvalersi di quelle leggi naturali che l'uomo si è sempre dato, contribuendo con ciò a stabilire l'ordine civile indispensabile per la collaborazione tra Paese reale e Paese legale. La collaborazione fra potere e società deve essere per noi l'attuazione della vera democrazia e del vero pluralismo.

Cari camerati, il nuovo politico deve partire dalla consapevolezza che l'umanesimo scientifico e tecnologico è già arrivato, per cui i protagonisti di questa società sono la scienza e il lavoro altamente qualificato. Questo ci pone di fronte a un cambiamento che, per le sue proporzioni, è maggiore di quello che ci fu fra l'era del vapore e quello dell'energia elettrica. Quindi il progetto della nostra Destra deve prevedere nuove istituzioni che sappiano adeguarsi e sviluppare una politica che amministri il nuovo necessario per vincere la crisi del cambiamento. Fra il nuovo ci deve essere la riscoperta del settore primario dell'economia, rappresentato dalla proprietà e dalla moneta, messo in disuso dalla politica clerico-marxista per ragioni ideologiche. Questa scelta non va intesa come difesa delle rendite fondiarie e da capitale, ma per regolare l'attività di questo settore e inserirlo nel contesto d'impresa che opera per incrementare il reddito nazionale e occupazionale. Per rendere chiaro questo concetto prendo a esempio un detto popolare francese che dice: quando la pietra e la zappa tirano cresce la finanza dello Stato e il lavoro per l'uomo-sapere e per quello fare. Questo è uno degli obbiettivi a cui si deve ispirare il nostro progetto politico, dando alla società civile le più ampie garanzie sugli investimenti e sul diritto assoluto di proprietà, anche perché noi sappiamo per esperienza che dove manca il diritto di proprietà manca la libertà.

Non abbiamo timori ad avanzare queste scelte politiche che, oltretutto, ci differenziano da quelli che hanno posto sul settore primario dell'economia un'infinità di lacci e lacciuoli e imposte tributarie da scoraggiare ogni investimento. Dobbiamo essere convinti che promuovere questo settore al rango d'impresa è una scelta appagante per il nuovo politico perché si creano le premesse fra lavoro diretto e quello indiretto e quello dell'indotto per oltre cinque milioni di posti di lavoro e per un periodo assai lungo. L'edilizia in senso generale e l'agricoltura devono, insieme agli altri settori della vita economica, rappresentare il modello di sviluppo per il rinnovo della società.

Quello che noi proponiamo è una strada da percorrere perché non è vero assistenziale, ma creativa di utili, perché, oltre a dare lavoro vero, promuove il risanamento e il consolidamento dell'edificato sia storico che civile (come ha dimostrato il terremoto delle Marche e dell'Umbria). Mentre l'agricoltura non può che essere il punto nodale della nostra politica di sviluppo, prevedendo per essa facilitazioni e strutture di ammodernamento per delle grandi e medie piantagioni dell'ulivo, della vite, delle piante da lavoro, specie nelle zone collinari. Non voglio più a lungo tediarvi sull'approfondimento di questi temi che richiederebbe un tempo assai lungo per svilupparli. Questo però non deve fermarci dal proporli, perché noi facciamo parte di quell'Italia sommersa, fatta di ottima gente che vuole lavorare, intraprendere, costruire, creare in piena libertà il suo avvenire.

Questa, secondo me, è la vera Destra che sceglie e indica linee futuriste per dare una voce di speranza alla società del terzo millennio.


 

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