UNGARETTI GIUSEPPE

Giuseppe Ungaretti (1888-1970)

Grido

Dove la luce

Caino

Canto

Auguri per il proprio compleanno


Grido

Giunta la sera

Riposavo sopra l'erba monotona

E presi gusto

A quella brama senza fine,

Grido torbido e alato

Che la luce quando muore trattiene.

1928

Dove la luce

Come allodola ondosa

Nel vento lieto sui giovani prati,

Le braccia ti sanno leggera, vieni.

Ci scorderemo di quaggiù,

E del male e del cielo,

E del mio sangue rapido alla guerra,

Di passi d'ombre memori

Entro rossori di mattine nuove.

Dove non muove foglia più la luce,

Sogni e crucci passati ad altre rive,

Dov'è posata sera,

Vieni ti porterò

Alle colline d'oro.

L'ora costante, liberi d'età,

Nel suo perduto nimbo

Sarà nostro lenzuolo.

1930

Caino

Corre sopra le sabbie favolose

E il suo piede è leggero.

O pastore di lupi,

Hai i denti della luce breve

Che punge i nostri giorni.

Terrori, slanci,

Rantolo di foreste, quella mano

Che spezza come nulla vecchie querci,

Sei fatto a immagine del cuore.

E quando è l'ora molto buia,

Il corpo allegro

Sei tu fra gli alberi incantati?

E mentre scoppio di brama,

Cambia il tempo, t'aggiri ombroso,

Col mio passo mi fuggi.

Come una fonte nell'ombra, dormire!

Quando la mattina è ancora segreta,

Saresti accolta, anima,

Da un'onda riposata.

Anima, non saprò mai calmarti?

Mai non vedrò nella notte del sangue?

Figlia indiscreta della noia,

Memoria, memoria incessante,

Le nuvole della tua polvere,

Non c'è vento che se le porti via?

Gli occhi mi tornerebbero innocenti,

Vedrei la primavera eterna

E, finalmente nuova,

O memoria, saresti onesta.

1928

Canto

Rivedo la tua bocca lenta

(Il mare le va incontro delle notti)

E la cavalla delle reni

In agonia caderti

Nelle mie braccia che cantavano,

E riportarti un sonno

Al colorito e a nuove morti.

E la crudele solitudine

Che in sé ciascuno scopre, se ama,

Ora tomba infinita,

Da te mi divide per sempre.

Cara, lontana come in uno specchio...

1932

Auguri per il proprio compleanno

a Berto Ricci

Dolce declina il sole.

Dal giorno si distacca

Un cielo troppo chiaro.

Dirama solitudine

Come da gran distanza

Un muoversi di voci.

Offesa se lusinga,

Quest'ora ha l'arte strana.

Non è primo apparire

Dell'autunno già libero?

Con non altro mistero

Corre infatti a dorarsi

Il bel tempo che toglie

Il dono di follia.

Eppure, eppure griderei:

Veloce gioventù dei sensi

Che all'oscuro mi tieni di me stesso

E consenti le immagini all'eterno,

Non mi lasciare, resta, sofferenza!

1935


 

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