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marinetti filippo tommaso Il discorso di Montecitorio (a cura di Benedetto Brugia) L'11 luglio 1919 ottenni da Bevione un biglietto d'invito per la Tribuna del pubblico a Montecitorio. Vi aspettai, con Ferruccio Vecchi, il momento opportuno, e alla fine di un lungo discorso tediosissimo di un socialista, sporgendomi sull'anfiteatro popolato di deputati, gridai rivolto a Nitti: «A nome dei Fasci di Combattimento, dei futuristi e degli intellettuali...». Un deputato: Chi è? Marinetti: Sono Marinetti. Un altro deputato: Ascoltiamolo! (Agitazione, mormorii; poi, prodigiosamente, si forma un silenzio assoluto) Marinetti (ad altissima voce): «A nome dei Fasci di Combattimento, dei futuristi e degli intellettuali, protesto per la vostra politica e vi urlo: Abbasso Nitti! Morte al Giolittismo! Dichiaro che non può sussistere il Ministero dei sabotatori della Vittoria, degli schiaffeggiatori degli ufficiali, un Ministero che si difende coi carabinieri e coi poliziotti! La vostra viltà è lo scherno più grossolano ai sacrifici dei combattenti, che vi disprezzano e vi negano ogni diritto di rappresentarli più oltre. Vergognatevi! La gioventù italiana, per bocca mia, vi urla: Fate schifo! Fate schifo!». Confusione, grida, urli, lotta di Marinetti con gli uscieri e i carabinieri, mentre Vecchi continua a inveire contro Nitti ad alta voce. L'indomani, Marinetti riceveva questa lettera di Gabriele d'Annunzio:
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