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marinetti benedetta Morte di Filippo Tommaso Marinetti (a cura di Benedetto Brugia)
Il primo dicembre l'alba, dietro i monti del centro
lago di Como, sollevava appena le tenebre, Marinetti fu sveglio. Marinetti rifuggiva da queste ore di trapasso dalla
notte al giorno; così per abitudine accendevo molte lampade e parlavamo. Quell'alba parlò Marinetti.
Scagliò contro la fuliggine
Poi, scolaro diligente compito d'esame bene eseguito, volle proprio scrivere lui il poema sulla X MAS e proprio volle sul quaderno della primogenita Vittoria incitamento gara colla esuberante giovinezza tormentata e altalenante fra indolenza oriente letteratura e passione azione vita, universitaria aspirante ausiliaria. «Come me», diceva, «sono responsabile, se il mio ritratto». Lesse a lei e a me il suo poema. Finita la breve cena un libro americano in mano di una signora belga scatenò in lui una delle tipiche conversazioni monologo in francese: essenza della poesia del romanzo universalità precisione stilistica psicologia immaginazione primato italiano. Alle 1 e 20' del 2 dicembre la sua voce calma mi chiama: «Scusami. Già sveglio ho voluto lavorare troppo intensamente. Ho un po' d'affanno». La crisi precipita. Il cuore si bloccava. Mi guardò concentrando nello sguardo una sorprendente potenza di pensiero disperato interrogante, mentre la bocca disegnava non espresso un violento canto alla vita. Dio mi concesse un sorriso per confortarlo. E fu nel cielo della notte lunare. Marinetti, lo hai detto alle stelle conquistate a 20 anni con il tuo primo libro il tuo ultimo canto, e il tuo pensiero lo hai consegnato al Cuore Divino. Velocemente, come sapevi tu cancellare le distanze terrestri da nord a sud da Continente a Continente, sei passato oltre il fronte della vita. Lottando per l'Italia con la tua arma che crea e non uccide e la sapevi mirabilmente usare. Vincendo per la Poesia una nuova quota. Sei partito da noi come partivi in guerra per agire. «Finalmente», dirai, «posso senza divieti e limiti ispirare proteggere guarire la nostra adorata Italia ferita ma immortale». Le avevi dato fantasia idee sentimenti volontà ubbidienza sofferenza disperazione non potendole dare sul campo di battaglia soldato il tuo sangue il tuo cuore si è fermato. Marinetti, il tuo sangue ha seminato i campi del cielo il 2 gennaio, per i fiori della primavera italiana. L'hai promessa con questo poema ai soldati della nostra Italia Repubblicana. _____________ 2 gennaio 1945 |
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Oggi è il giorno
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