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marinetti filippo tommaso Il Futurismo e la conflagrazione futura (a cura di Benedetto Brugia) Il lettore domanderà: — Ci sono idee futuriste superate o da scartarsi, oggi? — Nulla da scartare. Le idee vittoriose tengono fermamente le posizioni conquistate. Per esempio questo principio: «Noi vogliamo glorificare la guerra, sola igiene del mondo... le belle idee per cui si muore e il disprezzo della donna» fu una pietrata feroce ma necessaria nel pantano letterario di sentimentalismo dannunziano sulle cui rive singhiozzavano i giovani spremuti dalla luna e dalle donne fatali. Volevamo lanciare in una conflagrazione mondiale la nostra razza. Occorreva dunque guarirla dall'eccessiva affettività e dalle nostalgie, esaltando gli amori veloci e distratti. Oggi l'Italia è piena di giovani forti e sportivi. Ma molti purtroppo sacrificano ad una donna le loro volontà di conquista e d'avventura. Le idee vittoriose tengano dunque fermamente le posizioni conquistate. Dopo Vittorio Veneto io predicai la necessità per ogni combattente di diventare un cittadino eroico. Infatti nel famoso 1919 fascista ci trasformammo tutti in cittadini eroici per difendere la nostra integrità di interventisti colle bombe e col revolver. Oggi esiste uno Stato fascista che tutela l'orgoglio nazionale. Ma bisogna alimentare ancora lo spirito del cittadino eroico, amico del pericolo e capace di lotta, poiché occorrerà improvvisare domani gli indispensabili volontari della nuova guerra. Questa, lo ripeto, è certa, forse vicina. Perciò è sempre vivo il grido futurista: glorifichiamo la guerra sola igiene del mondo! Il Futurismo interprete delle forze telluriche, il Futurismo, manometro della nostra penisola (caldaia bollente), odia i macchinisti incapaci. Si palesano tali i culturali d'Italia che, verniciati di patriottismo, parlano oggi d'Impero, con un'anima pacifista pronti ad imboscarsi al minimo pericolo. Essi lo ignorano che Impero significa guerra. Vorrebbero conquistarlo con una lezione sulla Roma imperiale! Noi futuristi parliamo d'Impero convinti e lieti di batterci domani. Vogliamo preparare la gioventú italiana ad affrontare imperialmente cioè rapacemente la sicura, forse prossima, certo ferocissima conflagrazione. Parliamo d'Impero, perché è venuto per l'Italia il momento di prendere le terre indispensabili. Quasi tutte le razze temono la guerra. L'esuberanza bellicosa della nostra ci vieta di temerla, anzi c'impone di desiderarla. Il programma politico futurista lanciato l'11 ottobre 1913 che propugnava una politica estera cinica, astuta e aggressiva è piú che mai di attualità. Le idee vittoriose tengano fermamente le posizioni conquistate. Le nuove idee si slancino all'assalto. Marciare non marcire! |
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Oggi è il giorno
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