marinetti filippo tommaso

L'Aeropoema del Golfo della Spezia

(a cura di Benedetto Brugia)


Benedetta (1897-1977)

Benedetta

Regalo questo

Aeropoema militare

al genio futurista

di Benedetta

Decollaggio

- 1. Simultaneità d'alba armata velata stringente

- 2. Simultaneità di mattino ebbro d'armi belletti musiche e uccelli meccanici

- 3. Simultaneità di meriggio infantile geloso goloso lucente canoro e puntato contro tutto

- 4. Simultaneità di crepuscolo preistorico futurista carico d'odio lussuria e purissimo amore

- 5. Simultaneità di una notte di guerra pronta e imbrillantata d'orgogli esplosivi

- 6. Simultaneità di un'aurora di battaglia aeronavale accesa di passione contro i nemici dell'infinito

decollaggio 

Ho corretto le prime bozze dell’Aeropoema del Golfo della Spezia con la prua del motoscafo dell’Ammiragliato sulla carta verde patinata d’oro del mare di Lerici poi colle eliche d’un trimotore a 3000 metri sulle Alpi Austriache che bianchissimi angioletti ghiotti inzuccheravano di nivei lampeggianti desideri

Le seconde bozze furono corrette da me in un palco del teatro della Spezia dove vati scartati dalla giuria nella mia sfida ai poeti d’Italia aizzavano marinai scaricatori studenti e trogloditici passatisti a centuplicare l’odio fossile della terra contro l’imponderabile volante luce della Poesia

Dominavano i lunghi interminabili fischi d’una squadra accecata dalla nebbia

Sul palcoscenico si avvicendavano un noto sarto-poeta che il pubblico sbottonava e lacerava crudelmente fino alla fodera e un noto commissario di polizia-poeta che gli studenti invitavano ad arrestare pernacchi sonori

Alla fine della seconda serata mi presentai alla ribalta per dichiarare non butterò certo nelle vostre mani la collana di perle delle mie immagini ne godrete più tardi lo splendore futurista

Poi serenamente ripresi a correggerne le bozze mentre uscivo dal teatro in un finimondo di schiaffi bastonate nella folla impazzita che voleva bruciare impresario poeti passatisti e futuristi

Ora nel capannone d’Alta Velocità di Desenzano interrogo Castoldi costruttore di apparecchi ultra rapidi mentre mastica sigaro toscano e geometrie azzurre del Lago di Garda da sorvolare più presto

Faccia di luna paesana d’agosto curva sul fiasco di Chianti e sull’algebra rossa d’una elissi di volo

— Bisogna affusolare l’apparecchio perché non si formi il catastrofico accordo d’onde atmosferiche a moltiplicazione o lo sbattimento di coda che ad un tratto sfasciano ogni cosa

(così avviene in un'aeropoesia non sufficientemente snellita dalla sintesi)

Agello agile impiegato al ministero dei venti pioggia nuvole stelle aggiunge

— Bisogna che le dita corrano da una manetta all’altra con precisione furtiva non dimentichiamo di dare subito tutto il gas a questo monumentale motore che pesa sulle mani e le strappa da ubriacone impazzito ha sempre sete tanta sete guai a me se non gli verso ancora da bere Egli sporca le sue candele e con balzi da gigante potrebbe vorrebbe vuole vuole scaraventarmi più da grande altezza

(infatti guai all'aeropoeta futurista se non riesce a caricare l'aeropoema d'una quantità enorme di gas lirico tanto gas da farlo scoppiare)

Una graziosa biondina da sposare col suo tic-tac di macchina da cucire o amare interrompe

— M’insegni lei che sa tutto come si può fissare nel matrimonio uno di questi aviatori eleganti uccelli militari del cielo dato che non so fare ed ho la cattiva abitudine di distribuire gli spicchi del mio cuore a tutti i passeri della terra

Risponderle subito

— Pessima abitudine dovreste invece dare tutto il gas della vostra tenerezza ad uno solo perché vi stringa nel suo aeropoema vivente

Di colpo lontano dal terrestre tic-tac femminile Agello Castoldi ed io ci sentiamo a 200 300 metri con furia ingoiare il bel lago spumoso quando finalmente si trionfa nell’entrare fra gli illustri onnipotenti Signori Chilometri 700 all’ora

uuuaaaa

nnnnaaaaa

uuaaaaaaaa

Deliiirio dell’atmosfera che disserra a poco a poco le sue coscie liscie turchine dure tanto tanto dure ecco si dà tutta aperta verso lo spasimo incalcolabile spalancarsi di voluttà e ovatta iraconda vi penetro dentro

Contro le mie guancie e le mie tempie contro il casco di cuoio sfregamento lugubre incandescente del suo piacere tropicale ti tengo motore strambo immenso soprannaturale mooostro abbattermi vuoi schiacciarmi tenta tenta se puoi di bruciarmi masticarmi coi tuoi ingranaggi dentati e martellamenti di tubi che vampano

Sono io io io il più forte contro la tua raaabbia Chi se non io ti guiderà ti preciserà dove vai

Brutalmente cancellare così un intero orizzonte grandioso e tutto il fasto del Lago di Garda ridotto di metà

Che gioia vuoi scavalcare il Mediterraneo come un catino di porcellana e turchese in cui si lava e si specchia l’ovale grazioso del sole

Anche le montagne si sforzano di strapparmi con denti di vento le bozze dell’aeropoema anche le montagne nevosi coperchi di scatole di regali natalizi da cui scattiamo giuocattoli ribelli fra tanto rimescolio di paraventi cristallo e seta marina

uuuuuuaaaaaaa

uuuuuuuaaaaaaaaa

uuuaaaaaaaaaa

Non fare l’ipersensibile pedaliera se ti sfioro col piede primo brivido dell’angosciante virata amorosa che si amplifica perdervisi dentro annullarvisi ma non troppo solo un istante

Veemente sospensione

Compressibilità dell’atmosfera quasi solida

Velocità elegante rapporto fra potenza e resistenza

Concentrazione aggressiva di forza motrice 40 cavalli per decimetro quadrato nell’ingombro minimo della fusoliera ali e galleggianti

Cilindri moltiplicati dai compressori

Dialogo amichevole bocca a bocca di due motori l’uno dietro l’altro con due eliche frontali in senso opposto

Bere lo spazio coi radiatori delle ali della fusoliera e dei galleggianti questi agili innaffiatoi di perle

L’ora che separa Londra da Berlino parla di guerra alle 12 ore che separano New York da Tokio

Maneggevolezza delle inclinazioni e delle svolte

In una virata stretta la forza centrifuga inversamente proporzionale al raggio della curva percorsa congestiona il viso svuota il carrello svenimento irrigidirsi dei muscoli

Tumulto delle paralinfe nei canali semicircolari del vestibolo dell’orecchio destro

La velocità dei 500 chilometri in una virata di 200 metri di raggio imprime ai 70 chili del pilota una pressione di 825 chili con spostamento di polmoni fegato visceri e vasi sanguigni

Ma già fiotta nell’anima una fluida profumata delizia poiché il furore cocciuto dei 700 comincia a stendersi e già mollemente si abbandona nei 500 verso i 300 avviluppante rallentare che sboccia dentro la lieta acquatica fatica piena di specchi che tremolano e chioccolano

E voi candidi e conventuali piccioni che tubate e fecondate nei frontoni austeri dei palazzi centenari modulate pur con ironia che non vale non vale la pena di sfregiare dall’alto con piccoli sterchi perlacei le strade rimpinzate di ruote fetori fumi quando si può amorosamente sfiorarsi col becco basta così tre baci un volo da finestra a finestra un frullante abbraccio di piume poi un altro volo breve vellutando sempre più sempre più il voluttuoso tubare

Ecco l’estasi dei 100 all’ora soluzione del problema nello spumante impennacchiarsi d’onde riposare nel fresco con Agello bambino che si sveglia nelle tenere braccia d’una liquida mammina sì mammina ancora una mella per il compito scritto bene e senza il minimo scarabocchio

Così perfetto per snellezza forza e velocità il mio aeropoema parolibero del Golfo della Spezia percorre sei simultaneità ognuna ricca di accordi simultanei

L’accordo simultaneo inventato da me è un seguito di corte verbalizzazioni essenziali sintetiche di stati d’animo diversi parole in libertà che senza punteggiatura e con un forte contrasto di tempi di verbi raggiungono il massimo dinamismo polifonico pur rimanendo comprensibili e declamabili

Come tutte le parole in libertà e tavole parolibere sinottiche l’accordo simultaneo abolisce la punteggiatura questa essendo tipicamente antisimultanea nella sua funzione logicatrice ordinatrice del periodo di cui separa gli elementi a guisa di chiusure stagne

L’abolizione della punteggiatura permette all’aggettivo di stemperare il suo colore — suono — odore — tattilismo — temperatura sui sostantivi e verbi vicini e lontani diventando aggettivo-atmosfera

Senza successione di tempi e senza divisione di spazi l’onnipresente accordo simultaneo contiene tutti i tempi tutti gli spazi

Il mio aeropoema parolibero del Golfo della Spezia nato dalla libera amicizia d’un rapidissimo motore aereo risponde a questo Manifesto Futurista dell’Aeropoesia

I caratteri dell’aviazione cioè lo slancio ascensionale la religione della velocità la sospensione senza contatto l’indispensabile salute del motore i pericoli e le sensibilità alari la fusione dell’uomo coll’apparecchio e la girante sferica prospettiva che nulla ha di comune colla linea d’orizzonte della vecchia poesia terrestre impongono all’Aeropoesia mezzi e principi assolutamente nuovi

Tutti i metri chiusi (aboliti trenta anni fa dalla grande Inchiesta mondiale sul Verso Libero lanciata dalla Rivista Internazionale «Poesia») sono per il loro carattere inamovibile inchiavardato marmoreo e lapidario altrettanto assurdi e grotteschi nell’Aeropoesia quanto le aquile e gli altri volatili simbolici sono assurdi e grotteschi nella Aeropittura

I versi liberi già scartati dalle riassuntive e sintetizzanti velocità ferroviarie e automobilistiche appaiono poco adatti ad esprimere la sensibilità aerea e i suoi multiformi agilissimi stati d’animo

I versi liberi sempre più o meno limitati e oppressi dalla sintassi e dalla logica sempre tagliati arbitrariamente dal pensiero e dal respiro del declamatore implicano o il movimento serpeggiante stretto o largo di un fiume schiavo di rive boschi e letti ghiaiosi o il movimento oscillatorio avanti e indietro dell’altalena o il movimento rotatorio e lievemente oscillante dell’alga nel mare o i reiterati colpi di martello dell’oratore

I versi liberi quindi tentano affannosamente il volo ma non riescono mai a volare In cielo invece senza contatto alcuno né paura d’ostruzionismo l’Aeropoesia vincendo finalmente tutte le leggi di gravità letteraria deve esprimersi con Parole in libertà Siano però queste nella loro alata leggerezza essenziale guidate da alcune idee determinanti che noi paroliberi futuristi per i primi abbiamo estratte dalla vita degli aeroporti e dal volo

Nelle parole in libertà di una aeropoesia si deve

1.)

Distruggere la frase scettica di certi aviatori che dicono ci si annoia in cielo Ciò avviene ai volatori non dotati di qualità artistiche e perciò incapaci di vedere creativamente Come nella sensibilità totale e negli occhi del combattente il pericolo di essere colpito dalle batterie delle quote nemiche alterava il colore la forma e le proporzioni delle quote stesse dando loro un minaccioso rilievo inesistente così lo stato di sospensione nell’aria e di possibile caduta altera il colore la forma e le proporzioni del paesaggio aereo Una bella aeropoesia sarà quella che meriterà questi nuovi aggettivi elogiosi leggera zenitale Una brutta aeropoesia sarà quella accusata di essere massiccia pesante pietrosa incollata terrestre Nasce così la nomenclatura critica della Aeropoesia

2.)

Dare di minuto in minuto una sintesi del mondo e come la radio di carlinga un centro di rete acustica mondiale Le Parole in libertà saranno stelle veloci colle loro volanti piramidali o poliedriche architetture di raggi-sguardi-pensieri

3.)

Visitare e conoscere intimamente il popolo svariatissimo e complicatissimo delle nuvole delle nebbie delle trasparenze degli spessori e dei vuoti d’atmosfera

4.)

Distruggere il tempo mediante blocchi di parole fuse (Esempio Battagliafiumepontebosco)

5.)

Trasformare la carlinga dell’Aeropoeta nella cosciente nocella di uno smisurato compasso a molte gambe sensibili per misurare e tracciare cerchi triangoli diametri ipotenuse

6.)

Non usare le immagini terrestri Legare invece tutte le sensazioni visive uditive e tattili alle figure geometriche (Esempio Un dolore ovoidale uno slancio triangolare una nuova poliedrica ecc.)

7.)

Dare il senso semplificatore conclusivo e sbrigativo che la linea retta e il sorvolare contengono senso opposto a quello lento meticoloso paziente sconclusionato dell’automobile sulle strade ad S e a quello asmatico burocratico delle ferrovie treni tunnel e stazioni

8.)

Dare il senso del tutto dipende da me tutto porto con me nessuno mi comanda

9.)

Nel trasfigurare e nell’intensificare liricamente ogni sensazione stare bene attenti a ciò che sussurrano e suggeriscono le parti e particelle dell’apparecchio voci profonde dei diversi legni compensati temperature tensioni e colori dei metalli delle vernici delle tele ecc.

10.)

Usare la nomenclatura delle arti plastiche e specialmente quella della musica dato che la musica è per eccellenza cosmica e fuori tempo spazio

11.)

Escludere nella immaginificazione e nella metaforizzazione i classici sentimenti umani e la classica armonia dell’anatomia umana

12.)

Evitare mediante una elastica ma solida leggerezza di alluminio la enfatica e gonfia rettorica aviatoria vanto dei poeti passatisti sedentari che hanno il brillo della paura sul naso all’insù

13.)

Dare all’aritmetica un valore lirico drammatico colorante

14.)

Esprimere la sensibilità naticale e schienale dei volontari (tattilismo) sensibilità che sostituisce quella facciale (visiva uditiva)

15.)

Dare l’ossessione della continuità rotativa dell’elica e la doppia pulsazione del motore e del cuore mediante brevi rumorismi essenziali

16.)

Isolare a quando a quando aggettivi sostantivi verbi e blocchi di parole per sintetizzare il vagabondare e la psicologia nomade delle nuvole delle nebbie delle ombre e delle cime di montagne

17.)

Usare il verbo all’infinito e la ripetizione di parole per esprimere la febbre di gara che anima la vita aerea

18.)

Mediante una alogica miscela dei varii tempi dei verbi esprimere la varietà delle posizioni dell’apparecchio e il possesso assoluto dell’aria

19.)

Ringiovanire ogni sensazione di quella tipica verginità provvisoria artificiale appena caduta dal cielo che caratterizza gli alberi e le case visti in volo

20.)

Se l’aeropoeta canta i 3000 metri dare la sua illusione di essere fermo nell’aria Se l’aeropoeta canta i 300 metri inscatolare invece le immagini l’una nell’altra dando così la successione di panorami che si partoriscono l’un l’altro all’infinito

21.)

Far vibrare incessantemente la possibilità di un capriccio anarchico e micidiale dei materiali che compongono l’apparecchio delle temperature e dei venti

22.)

Moltiplicare dovunque la magia teatrale della sorpresa

Occorrevano degli aeroporti e soltanto degli aeroporti per verbalizzare e glorificare il trionfo attuale della aviazione considerato come orgoglio umano immensificato da tutte le velocità

Le aeropoesie trovano nella Radio il loro veicolo naturale Se invece vengono fissate sulla carta subito questa si muta in una volante e bene aerata pagina di cielo con purissime sintesi sospese e viaggianti a guisa di nuvole

 

1.

Simultaneità d'alba armata velata vigilante

 

Scrosciando ruttando torrrna al suo scivolo paterno e alle sue grue amiche fra zuffe baruffe l'idrovolante deluso senza avere bombardato

Densa nella densa troppo densa foschìa al largo di questa alba afosa d'agosto sentì errare o ferma la presenza dell'invisibile nemico ma con rabbia rabbia non poté individuare fumi ciminiere o sagome forcute fra tanto bigio vaporare rotolare globulare di montagne colline isole promontori insenature spiagge lunate e arenili mobilitati forse per la deriva d'un continente in guerra

Di collera sussulta tremolando e pigolando sospesa sotto il piano centrale dell'apparecchio la grassa covata di bombe da 250 chili tritolo accanto al lungo serbatoio nebbiogeno gonfio d'amara filosofia

A meno che si tratti del solito pigro gancio meccanico sempre tardo a scattare sussurrano astiosamente i calcoli algebrici compiuti a 2000 metri sommando quota velocità col tempo di caduta della bomba

E non li rasserena il concerto che si spande dal gruppo motori teneramente fusi battiti ovattati di due cuori da far dire al pilota incantato santo sotto la sua cupola di mica se si vuole si può anche dormire in volo sicuro

Tanto più che se manca un sol colpo se una sola candela non brucia di scatto son sveglio ma per ora godere e ancora godere l'intensa liscia armonia mollando colla mano distratta la manetta dei gas che non vuole vuole non vuole vuole unificare il numero dei giri delle due eliche pensieri nostalgie volontà in un voluttuoso liquore di suoni rumori suoni rumori vrooo vrooo vrooo vuaam vrooo

Così perché io possa fissare sulla carta il mio grande aeropoema una fluente cannonata in sogno o dormiveglia rimpinza rimpinza di bambagia il petto caldo della mia atmosfera mattutina nel letto mentre il passo della cameriera tormenta illude il soffitto con altre sorde già spente cannonate

Nell'aperta finestra assetata d'arialuce preludia con sordina il molle andirivieni del bianco vaporetto che fuma biscotto dal sole nel latte incandescente della tazza di Lerici

Il cuore-bariletto d'olio di ricino lubrificare con una metà il motore destro con l'altra il motore sinistro ma le biliose tubature verdi e rosse del gruppo motori alghe coralli inacidire il dispetto d'aver perduto l'aureolante lampeggio di proiettili incendiari

Ne sbuffano irritati i 12+12 tubi di scappamento e ne spasimano anarchicamente le bombe che a forza di vibrare ferendo col governale di caduta un sol punto del duro alluminio questi alfine cristallizzato spezzerà in catastrofi il suo acuuuto dolore

I rancori e le vendette dei metalli vengono assorbiti dalle tenebre striate di viola lilla turchino marciando marciano marciare di tutte le montagne del golfo con in testa le batterie 2 Gemelli Parodi Santacroce Castellana Muzzerone Palmaria

Accavallarsi di cocuzzoli poggi fronzuti vallate burroni gradinate di vigne per giungere primi primi e schierarsi immantellandosi di vegetazione e collo smorzare subito colori forme cristalli fogliami rugiade il verde il rosa specialmente perché cantano e l'argento degli ulivi va oliato appannato lo smeraldo dei pini e delle vigne soffocato tutto ciò per colpire colpire colpire senza essere colpiti colpire

Grigio perfido frastagliamento

Distratto quotidianismo cosmico

Livide stilettate d'impossibile

Pianissimo ottimista

Cadenzato scettico

Volanti sorbetti di gloria in bocca e sugli occhi

Gemente tristezza dello Spazio

Furia del Tempo

Ora felpata d'acidulo amore-odio

30% di fatalità acubia

70% di libertà frenetica d'indecisione  

 

2.

Simultaneità di mattino ebbro d'armi

belletti musiche e uccelli meccanici

Monte Marcello
Portovenere
Muggiano
San Terenzio
Lerici
Marralunga
Fiascherino
Telaro

Rapido allegro fresco nei pizzicati di calore il sole smaniando per la veemenza dei suoi raggi e per lo straripare del suo oro bollente punge trafigge sobbalza nelle pinete di Monte Marcello e solennemente dichiara con elastici caratteri di cinabro sul mare che la squadra nemica non c'è

Subito a sinistra in cerca di lavoro due idrovolanti escono come uccelli dai fogliami bruni

Conoscerò meglio fra poco gli altri che brillano volando in gara con gabbiani e colombi contro ogni ruggine notturna lucidare laminare snellire tingere smacchiare verniciare da zelanti aeropittori tappezzieri e specialisti d'artiglieria

Sulle tendine di nebbioline appassite uno porta quattro enormi gocce di luce scintillante

Quello trafugò tre scorie di vero sole e tenendole sotto l'ala eccole deposte nel varco ancor buio di Portovenere 

Subito un altro rettificare le puntute faville ineguali con matita d'architetto filante sul tiralinee

A tutti insegna Muggiano classe di geometria descrittiva con piani obliqui di tetti rossi verticalità grigie di lamiere sferiche vampe iracondo pettegolezzo di martelli superbia di magli fughe di seghe nastriformi e celestiali gru triangolari giranti sulle loro coordinate lunghi becchi lingue pendule pescanti siluri da offrire agli idrovolanti distratti da

Quel canotto bianco mordicchiato dal tremolìo di specchi di San Terenzio con a prua il pescatore coricato sulla pancia che osculta assolve il guizzante palpitare dei pesci questi peccati dal mare casto

Due barchette e un mendicante sgranare sgranare reti rosarii vetri infiammati e litanie di gocce elemosine mani tese per non interessare il solito pazzo-poeta vagabondo dei villaggi sveglio prima di tutti giacca stretta bisunta e paglietta sfondata a parlottare col bastone i sassi le mosche e bruscamente ingiuria il sole perché discenda

Obbediente questi si svincola dai boschi e costringe con garbo il Castello di Lerici a virare come una nave in cielo colla sua sciacorteo giallorossa di case a galla 

Galanteria errante di profumi sapori strilli melodiosi umidità asprigne brune bionde bimbette nude che la bella mammina aurora insapona d'oro in una vasca di maiolica

Lanciando occhiate di vergine sorpresa Marralunga copre colle dita verdi la bocca d'un cannone mentre affettuosamente lecci castagni e cipressi di Fiascherino si mescolano a bere liquidi raggi spumanti

Telaro grida burberamente

— Se il sole vuole inorgoglire il golfo di toni affascinanti deve inzuppare i suoi raggi nella mia contorta tavolozza di casette vermiglionezafferano berillo che stringo nel pugno e ammirarmi poiché se sciolgo nel mare i suoni delle mie campane di colore subito divento l'alta conclusione del dibattito artistico che sotto fa rissare i miei pietroni cubisti le mie grotte dinamiche e i miei classici pedali d'organo muggenti senza fine

Intanto tra il fumoso porto mercantile e il lucido porto militare davanti agli alberghi pieni di mari sognati e letti all'ancora un Oriente di giardini palme camerus magnolie offre al sole la sua banchina tappezzata di reti marrone bei veli orlati di sugheri per la glauca Marina odorosa di catrame rhum stoccafisso vernice e orizzonti salati di ricordo

Questa sempre vergine madre feconda partorisce insieme un antico veliero grigio disprezzato dai venti e nuotatori giganti a braccia aperte che ebbri di futuro balzarono in cielo a nuotare idrovolanti ora si mutano in elettriche pialle con trucioli argentei nuvolette giulive

Qui fra fogliami tropicali e tronchi elefanteschi impreziositi dalla luce circolano torpediniere di madreperla

Il mare è una candida vischiosa confettura di mastica greca che gli idrovolanti bassi leccano golosi rombando

Peso del rumore di quei trrrapani nella imbottitura tropicale del cielo

Sonnolenza dei pescatori accovacciati che ricuciono le reti senza degnare di uno sguardo l'operante soffitto sonoro   

 

 

3.

Simultaneità di meriggio infantile geloso goloso lucente

canoro e puntato contro tutto

Tinotto
2 Gemelli Parodi
Santacroce
Castellana
Muzzerone
Tino
Palmaria
Portovenere

Per me per me poeta ispettore estetico della penisola ideale questo mas di guerra che mi porta fa frusciare la sua elica come un fogliame mescolandomi alle segrete digradanti pinete in famiglia coi lisci scogli che respirano e gli strapiombi altezzosi sul mare

Lasciate mie pupe Luce Ala Vittoria le vostre mirabolanti raccolte di conchiglie di lucco e venite a vivere sulle boe coi gabbiani

La spiaggia è uno sciopero di durezze inoperose

Lavora invece il mare gonfio di molle esasperate lanciando in cielo lagrime di stelle riflesse e gozzi contrabbandieri in bonarietà di randa e fiocco sopra troppi fraudolenti barili allineati

Per voi le bianche boe d'ormeggio per sottomarini sono languide culle di gabbianini

Certo ebbe paura dei cannoni puntati quella pura farfalla di tremulo diafano candore e per pace come lo sguardo di mammina si posò sull'acqua che tacque la sua pena appena l'altalena d'un fiorellino

Pupe contempliamo insieme le ampie vele rigate di zolfo porpora indulgente aprirsi di pagine di messale sontuoso con incensi di meditazione che le vostre accelerate intelligenze fuggono inseguendo i balzi della radio e gli ordini effimeri d'un padre coetaneo

Cari vent'anni lontani vicini naufragati o naviganti l'aldilà vi impongo di tornare nelle mie arterie con saettanti ardori e tattilismi affamati di compenetrante corposità

Sia di nuovo ogni muscolo il riannodante collaudo di un immortale vigore aggressivo e contenga ogni nervo il massimo tormento di una idea-proiettile nella ferita che squarcia-bacia-gode

Ma liberarsi aristocraticamente dal meriggio operaio e dal suo carico di bragia

Espansione

Formicolante sete dei miei pori scottati già l'anima ribalta fuori a precedervi nel tuffo fra abbondanti flessuose fluidità di vetro verde azzurrognolo verdone sornione dentato di lampi brevi e torbido frantumatore di pietre rasoianti

Godo sconvolgere nuotando gli accordi simultanei della bluastra tinozza dei futuristi

Gongola trabocca borbotta borbotta e ronfa altalenando a imbuto fra Tino e Tinotto

Come il mare di Capri Salerno Messina modellò sirene e tritoni questo sinistro albergo di squali plasma un pescecane sciacquando con barbagli d'oro sauro il metallo grondante scintille delle codate a molla

Limpidità serena

Volano tattilismi di piccole spugne diacce e ventagli gasosi

Sciabordando con grazia

Azzurra solitudine frizzante

Pensose tonnellate d'acqua blu sotto il silenzio dei divieti militari che inveiscono tra spaccati dirupi frinire di cicale zaffate di resina vaniglia carrubi salsedine

Nuotare nella pescosità di minutissime alghe sospese e semiliquidi crostacei vaganti correnti di fitoplancton in lotta con densità di nitrati e fosfati giallastri

Lavoro febbrile di schiume larve gamberi con baffi pinze zampe e code a forbici

Sessualmente Pullulare

Ogni scoglio è un fruttificare di vongole arselle che nessuna mano interruppe

Per mangiare un granchiolino vivo cautamente posare il piede nudo fra coscia e coscia di una roccia che svela nasconde riapre il pungente sesso nero di un riccio

Ma contro l'innocenza del mare e contro quel subacqueo albergo di squali ingigantisce l'odio delle montagne 2 Gemelli Parodi Santacroce Castellana Muzzerone che tutte ostentano pance poppe con girevoli ombelichi capezzoli capaci di schizzare fuoco a 20 miglia

Il sole distribuisce munizioni

Quel piccolo faro eremita in cresta all'isolotto Tino è tanto assalito e partorito dalla marcia saliente dei pini in processione che ritenta di suicidarsi giù per lo strapiombo

Lo minaccia col suo doppio bompresso Palmaria guerriera sgroppando per liberarsi dalle pinete trotterellanti e benedicenti tutta fiera di mostrare all'orizzonte baluardi altari candelabri di cannoni gru che issano barconi e torte strade a rotaie che arroccando rubano prede marine alla fame delle grotte sottosprofondanti

Altro che suicidarsi per libertà orgoglio amore avarizia occorre sorvegliare tutto tutti mormorano morrrmorano gli idrovolanti

Siii rooo riii vriii grooo tanto più che le caldaie solari rigurgitanti calorie preparano una maligna beffa alle sante reduci di battaglie navali corazzate polveriere

Marmitte di morte a bagnomaria fra le palafitte dei vivai di muscoli di mare galleggianti casupole degli esplosivi vivi sotto i vostri conici tetti stregonici e voi ansiosi di bruciare depositi di carbone nafta dell'Arsenale vi salti dunque il ghiribizzo di scoppiare gloria e distruzione nel naso al primo venuto certo nemico d'ogni estetica di guerra

Gli aviatori ora a tavola nella colorata geometria costruita delle loro rotte aeree mangiano succulenti proiettilini che si sono insaporati scavando colla punta trapanante del guscio i loro buchi nel calcare dolomitico prima di perfezionarsi nell'oliovinbiancozenzero

La guerra sta pepando ogni vivanda

Nudi grondanti a prua aeropoeti e aeropittori rissano per vestire di immagini Portovenere

— M'appare lo giuro come un barbaro fortilizio di magre altissime case pigiate nello sforzo di combattere a colpi di rosa lilla crisolito e lapislazzuli carnalizzati le torve profondità di stupore verdeblu sotto gli strapiombi e le frigide astrazioni cosmiche dell'alto mare

— A me sembra invece una pompa formata di paonazzo venato zebrino e portoro che sugga con gli obliqui intestini di luce delle case una miscela di canotti sgargianti pesci di platino e risacca di alluminio

— Affacciati al suo parapetto lungimirante palco di prima fila del tirrenico teatro delle tempeste e vedisentirai la bocca sinuosa dell'orizzonte pregustarlo quanto il più appetitoso mazzo di datteri marini

— No no per un amante inappetente come me Portovenere è un triangolare provino di lussuria nel chimico bagno mediterraneo delle normalità

Tanta discordia d'artisti immagini e sentimenti ecco si fonde nel corale di giovani macchine e bronzi antichi

Quando per fare la siesta le villette degli ammiragli in cresta alle colline si tirano sugli occhi la coltre di una piccola pineta scendono dalle circondanti montagne coronate di batterie o villaggi oscillanti accordi di campane che dondolano dondolano nel cercare l'acqua dlung dlong vlong giù fino al gott gatt glu glu d'un chioccolìo d'onde

Per poi voluttuosamente risalire a spirale impregnando di mesta fantasia le sublimi quote sonore degli idrovolanti che vanno stanno prolungaaando prolungaaando le loro note tenuuute vriii vrooo griii groo che talvolta interrompe interrooompe un morbido vraaar vraaar o un morente vuaaam vuaaam traa griii vraa griii

Per godere il corale di giovani macchine mi rituffo dalla prua del mas nell'acqua polputa di piccole meduse o guance di bambini

Son canti di bambini soavi acerbi intrisi di raggi viaggi giocattoli torte imbandierate strade costiere marcianti balilla piccole italiane rosee colonie marine col scalpicciare dei piedini e le bocche braccia che tentacolano il cielo

Mi sento uno di loro a dieci anni tenero scatto focoso nella vita calpestando come loro calpestando da soldatino sull'asfalto il flebile implorare degli aerei motori che lassù tanto sanno sanno sanno e quindi quindi disapproveranno

Religiosamente

Poi con brusìo d'officina un trapano stride screpola spacca scava batterie nel rame d'una nuvola

Friggere di ferro caldo nella scriminatura d'un uliveto argenteo raffinato istituto di bellezza

Musicalmente altri idrovolanti ronzano novità balistiche annusando le spie vetrate delle fortezze montane e mentre l'elica accartoccia impasta l'aria il motore miagola come l'ocarina d'un marinaio nella sua piccola amaca che il rullìo materno culla

Nego ai passatisti il diritto di elogiare la Squadra strapotente cuore d'acciaio cilestrino del golfo della Spezia cuore valvolato turrito arteriato di spiralici fumi idrovolanti antenne radio e chilometrici paraggi di cobalto bombardati

O non la disonorino col paragonarla al favoloso pettine dell'oceanica capigliatura di Venere

La Squadra vuole essere ed è una metallica tastiera di cannonate e bevo la sua ansia sonora nuotando in un olio di nichelio fra polite torniture d'onde così da sentirmi proiettile pronto per lo sparo in questo tondo meriggio anima d'acciaio di un cannone smisurato

Ah quale veemenza di cordite scaraventa laggiù fracassante tuffo zampillo a due metri dalla prua di una ampiamente alata barca a vela-motore tutta eleganze di cordami nervi ottoni rilucenti e tele di lusso tese sulle belle passeggere in costume da bagno abbronzate dal sole statuette che fotografano filmano ingenuamente proprio questa pittoresca batteria fogliuta fragrante

Urlando giungono due mas d'antispionaggio affiancati con strascichi drappeggi di schiuma e ceffi furibondi di marinai a prua poiché la bruna pineta regina dei silenzi e dei baci musicali non vuole sia frugata la sua misteriosa gonna gonfia di gemme esplosive riservate alla futura battaglia di gala

Alta vigilanza incandescente dei candidi fumi delle navi nel cerchio delle montagne che dormono fiatando il loro ardore gessoso

Simultaneamente nell'irta concentrica marea commerciale di ferro cemento dinamite benzina che gonfia la città nuova il meriggio fonde i ritmi larghi delle colline tagliate e delle strade portate su da muraglioni l'arpeggiare di scale scalette il basso rotolante dei carri lo strombettamento delle automobili e il trillo delle biciclette che rasentano come rondini tetti e cornicioni color d'altomare

Scaglia e ripara da terrazza a terrazza la sassaiola dei ragazzi a lungo ingabbiati come canarini sotto gli occhi neri della cameriera bionda intenta a scopare pezzi di sole fuor dalle ringhiere mentre strozzato dai casoni un orticello obliquo di lattughe sterpi rottami glicine beatifica una gatta fulva che ammira sdraiata il suo piccolo nero schiaffeggiatore di farfalle gialle

Gocciolamento gocciolamento d'un pianoforte ambizioso intorbidare il buio fresco d'una stanza che il balcone difende con accecante sbandieramento di biancheria e vele di lenzuoli migranti

A picco sull'abisso d'un cortile meccanizzato col suo volantista supino sotto l'automobile che vibra riflessi piomba il treno brrrutale degli idrovolanti pazzi di turchino

A stento chiudere chiudere in me la dilagante malinconia d'un canto flauto che geme sale geme sale dalla palma schiava di un giardinetto pensile e s'intreccia dolorosamente con un motore duro aereo borrrdone

Rrrruvidi aerei spazzoloni di ferro del golfo della Spezia spolverate senza pietà cuori terrazze e fumaioli sognanti  

 

 

4.

Simultaneità di crepuscolo preistorico futurista carico d'odio

lussuria e purissimo amore

Lerici e San Terenzio
Palmaria
San Terenzio e Lerici
Tino e Palmaria
Caletta
Lerici

Per abbagliare gli armatori panciuti che assistono in poltrona dal loro capace balcone il sole scenografo di questo golfo tutto quinte ribalte loggioni e platee a sorpresa scende puntando i suoi raggi scarlatti

Ora spara un bel rosa solferino contro Lerici e pronto San Terenzio spegnere spegnere i suoi belletti granate e saffiro

Spenti

Acciaio autotemprante del mare

Addolcimento

Ma vane carezze erranti per conciliare le massicce aguzze ambizioni marmoree delle Alpi Apuane la seta-carne arancione del cielo e la volontà di nero che indurisce la Palmaria colle museruole dei suoi cannoni vestiti di tela salata e i fogliami attenti impiegati a mitragliare

Non vale pettinarsi tingersi vestirsi a festa occorre armarsi fino ai denti di fulminato di mercurio

Così mute abbaiano le volate della bocca lucente che ogni tanto si ubriacano tracannando arruffìo di pampini spensierati clarini violini di canneti in pendìo e tinnire di ghiaie nel vento

Lo stampa in cerchio e lo ristampa tra San Terenzio e Lerici la cromolitografia delle onde con macchine piane rulli verde bottiglia schiumosi caratteri bagnanti nell'inchiostro viola mentre Tino e Palmaria sventolano su carta patinata cielo lilla oro edizioni di lusso

Ogni giorno dalle 4 alle 8 la città abbevera d'amore-liquore-sogno marinai a migliaia flusso e riflusso di spazio bianco spruzzato d'oltremare per strade piazze fresche di sangue di cocomeri e nivee accecanti fiamme di acetilene 

Se allora un desiderio d'avventura mi cinge la vita e m'invita a nuotare subito il periscopio furtivo d'un sommergibile mi guida imperlato separando cobalto da garanza smeraldo ferroso da volubile oro vecchio vin delle cinque terre

O Caletta acquatico sinuoso conciliabolo di pingui roccioni e colossi di tenebre ossificate che ritti l'acqua alla cintola protendono gozzi musi e grugni barbuti alle boccacce delle grotte linguacciute complottando complottando contro le caste iridescenti lontananze e contro la cresta alberata delle montagne merletto nero infuso nella lava della sera

Non possono lo sai vietarmi l'approdo degli ombrosi nascondigli di fogliami che si incurvano sulla trasparenza d'una liquida pupilla con parolette volubili balbettii salive e singhiozzi d'ombre interrogative

Nascondi il corrugamento dei tufi la risata dei crepacci e l'ironica contrazione del magma millenario e via elogia con boati profondi la mia arte veloce che ingoia secoli e vomita prodigi nei vostri buchi ingombri d'un gorgogliar di rimorsi

O preistorici abitanti nudi che seduti sui gradini dei cavernosi anfiteatri marini scuotete il truce capo cespuglioso per pulirvi gli occhi dallo spiovente capelvenere non potete distinguere il mio corpo brunito di nuotatore futurista da questi modelli gemelli ansiosi di confondersi schiamazzante fuoribordo e squalo dal tortuoso codone a lampi

È casa vostra e mia questo stillante silenzio amaranto con viscidi tattilismi verdi materassi d'alghe e cupo calcare ritorto come panno bagnato

Ombra o riflesso qualcosa o qualcuno scivola di ramo in ramo giù per lo scoscendimento folto aromatico di menta gelsomini vaniglia foglie corolle gambi a frotte calamitati dallo sciacquìo balenante amoerri d'ambra indaco carminio

Forse per fame di molluschi colle unghie rosee s'aggrappa ai ciuffi caprifoglio ride al solletico teme invoca una mano pelosa l'agguanti iiii aaaa iiii e pluff si tuffa poi emergendo col suo gesticolare di piccola elica rallentante appare la splendida Voluttà

Nuda

Come una facile schiuma felice essa copre uno scoglio piatto e si rizza alta snella spola bianca con in cima una rilucente seta nera di sguardi e capelli

Scoppietta allora la Radio di una cabina balneare fra gli alberi

— Ti riconosco Voluttà dissolvente carezza agonia di lugubri delizie eccitatrice della terra sangue risucchi di baci lagrime desiderio orrore che le ciglia filtrano nell'amore ti riconosco a patto che tu chiarisca qui sotto questo vermiglio raggio appuntito che fa del tramonto un immenso microscopio la mia strapotente immortalità

Sono la Patria sublime antenna d'acciaio spalancante smisurate braccia con blocchi d'ombra e aeroplani appollaiati creste di fuoco e batuffoli abbaglianti nelle prolisse mani reti d'onde lunghe idee nuove che pescano italianamente il mondo

Con voluttà Voluttà risponde

— So ballare cantare baciarti se vuoi poiché nacqui dalle stesse curve belle di terra carne sangue sole che mari fiumi corteggiano torniscono spruzzandole con elettriche serenate

Gridai allora

— Ma precisa il numero delle tue calorie beate dimmi per che s'addensano nelle tue vene sei l'amante dell'universo o di questo mio amore cocciuto e parziale dunque mostrami il tuo manometro Voluttà senza appannarlo con una amara primavera di lagrime scroscianti baci sospiri rimpianti mostrami il tuo manometro Voluttà

— Non potrei perché narrano la magia della sua faccia vetrata è tale da confondere in una nebbia quasi notturna lucciole lampi stelle lancetta mia occhio tuo tremolando dallo zero all'infinito distruggerci nel nulla inebriante in fondo allo spasimo umido rovente come m'amavi ed ora ora perché non mi ami più

Quanta graziosa crema iridata consuma il crepuscolo per lubrificare tra isola e isola quei varchi perlacei di viltà e disfacimenti vaporosi

Come piccole torpediniere veloci con occhieggianti rossi versi segnali a braccetto per tre per sei per nove le snelle fanciulle di Lerici fanno fieramente la passeggiata serale sotto case illuminate balconi gremiti provocando con le malcelate mammelline ardite una sussurrante semibuia galleria di madri e maschi sotto gli alberi sul parapetto contro cui ogni tanto il lussurioso mare schianta la sua virilità che spuma odor d'alghe e bitume

Sul golfo ronzante ancora d'idrovolanti e cannonate come un cranio di soldato San Terenzio arrotonda il suo nome carezza d'un braccio di donna che si bagna nel serbatoio d'oblio della instancabile marina lenta a stantuffo stantuffo

 

 

5.

Simultaneità di una notte di guerra pronta

e imbrillantata d'orgogli esplosivi

Lerici e Portovenere
Monte Marcello

Se per la calda notte d'agosto tu navighi in motoscafo da Lerici a Portovenere ritto a prua sfiorando colla bocca la curva materna Via Lattea questa si muta sotto le tue mani di bimbo nell'ansia chiara del Golfo canestra d'ebano il cui fondo è pieno di fulgori intrecciati

Non guardare gli spiragli bianchi di feste sottomarine che le barche da pesca fingono lontano

Non guardare il fantasma nero d'una vela che s'inerpica alle spalle

Attenti al proiettore che dopo avere frustato d'argento il mare infilza lo zenit e vi strilla

— Ladri laaadri gonfi d'invidia rapacità guai a chi nega il mio trionfo nell'ultimo plenilunio di mercurio e diamante quando piantata sulle palafitte d'oro dei miei riflessi mi dichiarai la più bella e temibile nave da guerra guai a chi tocca i miei gioielli imperiali vi farò scoppiare scoppiare in faccia la loro lacerante ferocia bianca

Senza rumore ma tutta armata di perle spigoli cromati e pendagli vermigli una corazzata mitraglia con furore continuo di magnesio abbagliante un semibuio incrociatore simile ad un pensoso laboratorio di lampade scientifiche

Questo non se ne accorge assorto negli austeri rubini dei fari e nei compiti delle telegrafie luminose

Prodigiosamente femminile la lunga mano bianchissima di una altra nave pianta le sue dita unghiate d'avorio nell'alta pineta di Monte Marcello lì lì sì là e più in là con pizzicati e crepitar di foglie arpe mandolini si sveglia cinguettando il popolo dei passeri vivaci sì sì ecco il sole il sole sveglia sveglia macché non è il sole forse la luna oppure una allegra festa da ballo di pesci scampati dalle reti e dalle pescherie tutti a galla anguille sgombri acciughe dentici ombrine alici triglie miglio grano e sterco d'oro di cavallo sulla strada domenicale errore errore sognavamo sì dormiamo sì sì dormire

Con metodo e pazienza dal Nord al Sud dall'Est all'Ovest gli sfolgoranti compassi dei proiettori riprendono a misurare distanze fra stelle e spigoli terrestri spessori d'immagini e parabole d'ipotesi migranti

Chi domerà l'insurrezione di lampade elettriche di quell'incrociatore che urla

— Sospendetemi come il più ricco lampadario di ardori patriottici fra le costellazioni presuntuose allo zenit

Rifulge la Squadra come una equazione di tiro sotto la stellata cupola girante d'un miliardo di mirini

Stelle

Pesante tregua della notte impastata di sonno passione invidia e morte provvisoria

Ma gli ufficiali e i marinai addormentati sotto coperta hanno lasciato sul ponte deserto i loro cuori vampanti a vegliare

Ma al centro della nave ammiraglia un cucinone di guerra fumante cuoce tondi tonni e bocche innamorate occhi piangenti e siluri grassi di splendore

 

 

 

6.

Simultaneità di un'aurora di battaglia aeronavale

accesa di passione contro i nemici dell'infinito

Punta Bianca e Tinotto
La battaglia aerea navale
Palmaria
Portovenere
Lerici e San Terenzio
Capo Corvo
Tinotto
Arsenale
2000 metri su
Monte Marcello
Muzzarone
3000 metri sull'albergo
Croce di Malta
2500 metri su
Punta Corvo
2000 metri
nella nuvola arancione
2000 metri su Tino
e Tinotto
Apuane
4000 metri sulle
cave di Carrara
8000 metri
su Viareggio 
Foce del Magra

Nel buio intensificato dell'ultima ora notturna l'Ammiraglio compie la definitiva ispezione delle Forze estetiche sentimentali navali terrestri aeree del Golfo della Spezia

Con pupille di nebbia pietrificata orologeria di gesti pensieri ordini intorno ad una volontà di vittoria saldata e bullonata perfetto strumento di precisione pronto a passare da una nave all'altra senza trasbordi né saliscendi filando su guide invisibili per una magia poetica dell'elettricità

Il direttore dei lanciasiluri gli risponde

— Aspetto i suoi ordini al telefono mi basta toccare questo tasto per sfornare i miei lunghi pani dorati pieni di mollica esplosiva inesauribilmente così da nutrire tutti i naviganti pancioni più o meno corazzati

Venne il turno del poeta e parlai

— Metto a sua disposizione la veemenza dei miei accordi simultanei ognuno abbraccia energie taglienti di materia dinamizzata da velocità incalcolabili e tenere vaporose nascite di sentimenti idee profumi tattilismi esotici

Le buffe ghiotte risaaate delle cale marine sono tali da sedurre turbare e incantare i più collerici incrociatori nemici

La Bellezza la Forza l'Eroismo il ricordante Amore e la Gloria spietata il Passato e il Futuro della Terra sono nel gioco della battaglia

M'interruppe il direttore dei sommergibili con un duro

— Credo in una navigazione subacquea ma non troppo quasi affiorante sotto il pelo ipocrita delle onde ciarliere per rivelare a brilli il periscopio vetrato che vede e nega d'aver veduto

Il direttore delle artiglierie precisò

— Meglio fidarsi della spavalderia insolente virilità d'un cannone che sfondando risolve più dei tremanti cartigli dei propiziatori di pace

L'idrovolantista rombò sopra la nave ammiraglia

— Giraaando intooorno alla punta del tuo albero maestro sono impiegato alla pesca del pescespada nemico

Scatta scatta allora l'Ammiraglio

— Non mi fido di nessuno ho bisogno di dati inconfutabili perché voglio ad ogni costo imporre io alla Squadra avversaria la mia distanza di combattimento posso sparare in mare in terra in cielo cogli stessi pezzi sono tanto sensibili le spolette dei 16 proiettili al minuto della mitragliatrice antiaerea che scoppieranno all'urto lieve del fiato dell'aviatore ogni volata delle coppie di 203 binate è arricchita di una anima sfilabile d'acciaio autoforzato compresso 4 giri di spirale

Come la compressione dei gas fa aderire quell'anima alla sua giacca d'acciaio annullandone l'ultima tolleranza di spazio

Così mi fondo sempre più con la mia squadra e con la sua necessità di battaglia

Dalla formazione in linea di fila alla formazione in linea di fronte

Sono soddisfatto di comandare anime di cannoni e anime d'artiglieri intercambiabili ma chi mi ha cacciato fra le gambe tanti osservatori ciechi non voglio non voglio sentir parlare di foschia foschia foschia parole cretine

Le mie navi occhiute di telemetri devono anche nella foschia misurare le distanze fiutate dagli idrovolanti

— Ma il nemico non è visibile dunque non c'è

— Assurdità se il nemico non è visibile il nemico c'è quindi resterò qui nella girevole centrale di tiro a 36 metri di altezza sul mare seduto su questa sella di bicicletta per controllare i ricevitori telemetrici ecco parla ora parla la lancetta dell'indicatore di moti delle navi dunque la squadra nemica è lì la tengo finalmente

Davanti al mio occhio destro il crocicchio di punteria generale maledizione nebbia sempre nebbia girerò le rotelle per ingrandire l'immagine sul vetro sfavilla un po' di mare sotto un po' di sole radente quel nucleo contiene qualcosa cioè il nemico lo tengo dunque nella morsa tra Punta Bianca e Tinotto

Ufficiali ufficiali a rapporto

Si dice che il nemico intravisto si è già dileguato

È falso poiché gli avvertitori elettrici di chiglia e gli echeggiatori scandagli a martello segnalano singhiozzi sottomarini di scafi a 20 chilometri

Fra undici minuti quando a eguale distanza dai due ventagli di fiamme lunghe piumate di proiettili che le braccia del Golfo agiteranno contro l'alto mare trigonometrico s'avanzerà la mia Squadra vulcano navigante con intrecciate argenteee scie di nafta io salirò in carlinga e da mille metri lassù dirigerò l'attacco decisivo dei nostri idrovolanti lanciasiluri

Ci rimangono pochi istanti per valutare le forze avversarie ma per Iddio calmate la foia nelle piastre d'acciaio ferite slabbrate delle navi-bersaglio per Iddio soffocate la fermentazione delle eroiche polveri nel ventre delle reduci corazzate polveriere

La Squadra che sconfiggeremo porta un nome sconosciuto nei codici marinai la chiamano Squadra Grigia del Tempo-Spazio

È armata di 305 che lanciano avvelenanti granate di gas moderatori quotidianismi invidiosi pessimismi e pestifere nostalgie

Accompagna difende un lungo convoglio di bastimenti antiquati che reggono male le loro velature grigie di rughe e ombre fluttuanti sulle chiare bussole magnetizzate dalla disperazione

Dietro barcollano zatteroni sotto il peso di piramidi docciate obliquamente da finissima pioggia di lagrime d'oro

Per affondare Squadra e convoglio occorre una cordite di entusiasmo compresso per cent'anni e granate allegre che ridano come volti di fanciulle affilati dalla corsa in una primavera di pesche rose garofani sparati in cielo dalla fecondità

Impiegare tutte le artiglierie insieme senza avere il sole basso negli occhi

Ma presto per carità

Punterie punterie lente come avemarie

V'invito a nozze alte dittatoriali macchine delle giranti batterie di mare terra cielo gioventù d'una razza a scoppio

Golfo della Spezia sintesi delle forze e gentilezze d'Italia Golfo della Spezia fiero elastico immenso fascio di combattimento

Contro il Tempo e lo Spazio bastioni d'impedimento e ostinata mediocrità fuoco fuoco foco a volontà

Trenta lampi d'oro viola simmetrici

Trenta nuvolette di fumo giallo bruno

Trecentotrentatré tondi tondi tuoni tatatatata di mitragliatrici antiaeree burrrbanza burrrbanza di cannoni

Alzo brandeggio correzione di rullio beccheggio

Mille metri

Comandare dall'alto

Convergere di tanti tanti tanti incensi di cannoni in elevazione devota all'Ammiraglio idolo telemetri irradiatore di morte

Obliquamente nodo scorsoio sul cono d'ombra d'un eclisse inabissarsi

Pullulante moltiplicarsi di splendidi crogiuoli

Furibondo accoltellarsi di fiamme muscolose mani adunche nelle carne fremente del mare contro te sì contro te tanghero tanghero crepa crepa tanghero

Un pezzo di collina rapito dal vento

Un pacco di pinete e campanili slegatisi sparire

Chi trema tanto per la sorte di questa fetta di Palmaria strangolata da una frustante lingua di nuvola rossa squamosa

Già infilzato quell'isolotto d'avorio impaurito tra le punte spumose di un triangolo di mare blu e l'alta mitragliatrice zuffa-ingranaggio d'aeroplani dentati di fuoco

Eroismo eroismo ideale sfericità appagante di una vita ardente lava generosa in te langue il cielo o volto esangue di Lei Lei soave Voluttà che per le curve ombrate d'ombra della sua pelle melodiosa conduce forse ad una folta caletta asprigna e ghiotta d'un risucchio di baci o forse ad un grande porto di giranti luci o forse nel fondo abisso verde-blu sguardo di Dio dove dove dove su giù poco importa infrangersi infrangersi a raggiera di lagrime e cuori a brandelli pugnalanti

Poliedrici lampi lampi lampi a ripetizione

Ogni incrociatore sparante sussulta già crocefisso sul pavimento del mare colle batterie spalancate dentro una enorme traballante corona di spine di fuoco

Metallica carnale mistica insaziabile lussuria questa che addentando tenta agganciare l'aerea geometria di aeroplani a scoppio colle maestose curvilinee irritazioni del mare

A strappi morsi baci succhianti contorti sibili schianti schianti strinse stringiamo riannodare ad ogni costo insieme dentro umanità ruote furore di tubi spessori spasimi stridori catarri del ferro

Rabbiosamente lunghe volanti spirali d'acqua vento schiuma tentano impacchettare il fiero mas di guerra porta-siluri-in-groppa 

Ma sfuggirle sfuggirle scavalcando cataste d'ondate ondate sempre più avanti su su fino a sfiorare tanti tanti maledetti aeroplani nidi neonati crepitanti lunghi becchi di fuoco

Davanti a destra sinistra dell'inzuppato timoniere sbattere salire stramazza giù l'altalenante faro-isolotto candela impazzita d'una camera d'ubriaco

Spancia spancia spancia verso il cielo la buia granulosità dei quartieri bassi della città

Contro chi mai Portovenere elegante calcia cannonate

Lerici e San Terenzio belle addormentate sotto coltri rozze profumate di resina e balistite voltano le spalle all'incubo tracotante tracotante tracotante

Gli incrociatori vibrano professionalmente al rosario flautato dei bombardieri

Loro dovere è frugare il cielo con telemetri vivaci utilizzando le 20 miglia che separano quei neri idrovolanti dalla loro sicura verticale di caduta di bomba sul ponte

Colpito a 5 miglia nella sua apertura d'ali di 25 metri che costò un milione l'idrovolante molla tante potenti bombe sul ponte che per quanto predisposto a non cedere sotto fracassanti traiettorie di proiettili saliti su nei congelati dieci mila metri la nave ora sfascia il suo pezzo di 450 milioni

L'apprende radiotelefonicamente l'Ammiraglio in carlinga colle cifre-destini dei suoi idrovolanti sguinzagliati in esplorazione caccia di sommergibili e distruzione di basi navali

Ordine di lanciare i siluri a 6000 metri dall'obbiettivo non prima

Nell'idroscalo 74 un idrovolante armatissimo apre la miscela del carburante e subito una velocità sospesa nel doppiare Capo Corvo e una lieta danza sul mare di Viareggio

Una nave sommersa o sommergibile affiorante grigioverdeviolaceo imputridire senza vedere le minacce del cielo

Ma poiché il radiatore perde acqua è meglio tornare

Sotto le ali fuggono due laghi di bragia squilibrarsi capovolgersi sulla Palmaria

Colpito si aggrappò ad un montante ma la faccia del suo meccanico è scolpita nel ferro

Chi mai attacca quel disgraziato dall'alto e dal basso

Giù la testa rientra il ventre e lascia cadere la tua bomba

Vorrebbe gustarne il punto di caduta nello sparpagliamento di quei reparti polverosi che sgombrano in fretta tre villaggi ma una ala veloce gli ruba la ghiotta visione

Solenne obliquità d'una nave grigia irta di fiamme gialle

Una asfissiante colonna di fumo di nafta alta 1000 metri sale da Tinotto

Girarla

No! Attraversarla per non perdere tempo

Torrido calore occhi arsi la fusoliera non regge la sua linea

Sparato in coda egli spara in coda il suo aggressore ma si sente meno rapido di lui svincolarsi e volare contro un altro mirare bene precipitandolo ne raggiunge un terzo volandogli vicino distanza minima papapapa e il colpito s'impenna sembra fare acrobazie poi scendere sparire fra boschi tetri nel pianto d'una pioggerella fine fine fine

Questa subitamente incollerita sferza una squadriglia che vola a 1000 metri sull'Arsenale nello sgambettìo bianco dei fulmini   

Grondaie impazzite sotto grondaie di mestiere verso un biondo taglio d'azzurro che incornicia un casupolame sospeso a Monte Marcello e due apparecchi che infilzano il loro soffitto di nuvole rossicce scomparsi

Seminare bombe

Sotto di loro guardare due autocarri fermi e una locomotiva che fugge terrorizzata da far ridere le sue rotaie

Orchestrale borbottìo di batterie antiaeree intorno all'occhio del bombardatore che cerca nel traguardo di mira uno squadrone di cavalleria graaang graaang cavalleggeri esplosi in tutte le direzioni con indomabili pezzi di cavalli proiettili schegge

Finirà per perdere un'ala nelle nuvole scendere occorre ma patatastriiing atroce scossa d'uno schianto di pino urtato in cresta al Muzzarone sparando sparava sbaglia anche lui sotto la strafottenza d'altri nemici che volano trecento metri più su distratti solenni nei loro gialli pontoni da bombardamento sospesi per scherzo

A bassa quota entrare nell'intimità d'una fucileria crepitare appetitoso di castagne sulla bragia del focolare ma invece del buon vino cotto un caldo liquore cola sulla gamba sinistra poiché gli sparano da tutte le parti fingere d'essere ammazzato foglia morta l'inseguono giù

Bruscamente si raddrizza e vede davanti a sé delle spalle che divampano a precipizio in una zuffa di palme e terrazze

Vinto e vincitore cadere insieme ma l'iracondo ardore del vinto agonizzante soffiato contro il vincitore da una elica che non vuole morire gli brucia la vittoria nelle gote

Perché mai quell'idrovolante conficcò la sua ala destra in una dogana carbonizzata privo di velocità s'impennò si capovolse e more

Certo quel caccia lassù è stanco di fare il tiratore astuto occhio forante e disprezza i nemici sobbalzanti bolidi a capofitto dietro soavità di colline e pace

Ha finalmente molta aria intorno e può riassumere il segreto di vincere: 1° preparare buone cartucce 2° un apparecchio che sale facilmente 3° avvicinarsi il più possibile dall'alto alle spalle mirare sparare da vicino coll'intero apparecchio quando si scorge il bianco furtivo degli occhi del nemico

Ubriacante piacere di piombare verticalmente capovolgersi due volte riprendersi malgrado la benzina del serbatoio forato che spruzza le gambe mentre il torrido motore di 500 cavalli assetati ne invoca una goccia una sola per incendiarsi

Già una ampia scia bianca di fumo preannunzia la digestione beata dello spazio sazio

Voleva graziosamente planare ma s'accende invece e dalla fornace volante e fumante che precipita spuntano due teste tre mani subito le ali volano via come frantumi di una lettera odiata e il motore piomba col grugno nella fresca mota d'uno stagno lasciando fuori fiammeggiante coda di nostalgia e piloti arrostiti

L'apparecchio amico capovolgendosi rovescia nel vuoto il suo pilota tuffo a braccia aperte

 

Giro giro tondo d'amore

A cavallo sopra il mondo

Bambini belli e vivi

Tutti cattivi

Ne voglion tutti molto

Ma questo è già sepolto

 

Giro giro tondo

Bruciacchiarsi le code

Cinquanta metri cinquanta

Venti volte a destra

E poi trenta a sinistra

Zigzag spirali e cerchi

Con diametro di ottanta

Si salvi il fortunato

Se ancor non è sparato

 

Or piangono i bambini perché nell'atterraggio le belle lastre di cielo del pilota fotografo si son tutte spaccate e non mangeranno quell'alato croccante di fucili puntati che porta sotto tante salsicce di bombe e tante latte di benzina nel cruscotto

Povero me sono ferito alla testa gambe sballottanti ci vedo poco via gli occhiali! sono forse cieco

Chi mi dirà dove volò il mio dolce compagno che a 100 metri da me brandeggiava la sua mitragliatrice poppiera

L'arte delle acrobazie serve poco ma gli avrebbe servito contro quei maledetti monoposti sveltissimi

Poteva piombargli addosso ma la canaglia innesta la marcia vola e atterrando scopa via 20 pali telegrafici e un vecchio campanile

Finalmente posso disprezzare l'avanzata spavalda di nuovi aeroplani assalitori e anche il sollazzo di correre in automobile a sorvegliare il ferito barcollante scendere odorando di fuoco sotto uno spietato inaffiatoio di proiettili luminosi

Vorrei godermi tutto il cielo senza pilotare le gambe penzoloni fuori dalla carlinga con la coda sicura

Per me s'innalza un'ultima folta in rosea candela quel biplano forbiciato dalle granate

Mi festeggiano alla loro maniera quegli altri due apparecchi o razzi falliti

Dolce andare sfaccendati per l'azzurro liscio mentre la battaglia cuoce e pigia lampi fra gli scogli di Tino e Tinotto che il tempestoso tuffo dei proiettili fa schiumare

Dolce andare con le fulve migranti sabbie africane che vogliono colorare di guerra gli indulgenti pacifici nevai

20 chilometri di ondulata bontà verde e poi le Apuane che sembrano piatte e senza ombre tanto si sono svuotate dei loro pesanti marmi splendidi per schiacciare nemici in battaglia

Fulminee liquide maledizioni su noi che fuori rotta tentiamo orientarci colla bussola sopra paesaggi annegati 

Intanto collaudati nuovi motori aerei nelle cabine di alta quota tutti su nella crepitante altalena d'una sempre più fresca corona di rose dentate e triangoli di folgori a 8000 metri d'aria rarefatta 

Lassù lassù dove si sentono sulle guance le seriche dolci guance di Dio ogni cacciatore angelo irto di tizzoni veloci sentendosi ad un tratto attaccato alle spalle spia nel suo diabolico specchio

Tempismo

Appena l'immagine dell'aggressore che sorride nel cerchio centrale dello specchio invade il secondo cerchio più grande e il terzo ancor più grande subito egli rizza l'apparecchio capriola all'indietro come un rimorso-pietà lo mira e spara in coda sparare sparare a dieci metri

Ma perché le mitragliatrici intenerite s'inceppano

A che servono le strade ironiche screpolature della terra

Certo ogni albero volerebbe in cielo a fare guerra se la sua ombra pacifista non tirasse a casa le radici

Contro tanti balordi prolissi apatici striscianti nuvoloni di stupido vapore e contro tanti naviganti vulcani che eruttano diavoli s'avventano gli Angeli micidiali che ardono di eccitare furori di resistenza nell'Indispensabile Nemico

Incalcolabile rapidità stratosferica dei guerreschi apparecchi da cui sporgere la testa dal finestrino significa fracassarla

Tutti calcolano invece la velocità detonante del tritolo 7000 metri al secondo di quelle snelle prue che lampeggiando forano le cortine di fumo fra groppe di sottomarini apparire sparire con schizzi pennacchi d'acqua alti come trombe marine

 

Al contrattacco in grigia fila indiana s'avanzano undici cacciatorpediniere ognuno tirandosi dietro la perlacea poppa spumante d'un ricordo di gabbiani con spiralici fumi che pensano al cielo prue zannute di cannoni fendere sciacquarsi tempestando di sputi vermigli l'ondulato orizzonte marino dove una terza squadra nemica finge una danza di mantellacci neri

Il più allegro s'infilza laggiù sopra uno scoglio digrignando insieme obliquamente e il comandante della torre poppiera vomita parole rosse fuor dalla gola che l'ostrica volante d'una ironica scheggia ricesella e insapora

— Ho sete sete sete

Ma furibondo piomba piomba giù dai furibondi 1000 metri un tondo aguzzo dissetante che lo sguscia per sempre sulla tavola dell'infinito

Bianco

 

Con risaaate d'eroismo insolente e singhiozzi singhiozzi l'antichissima amarezza insanguinata del mare salire salire alle labbra marmoree della città      

 

(1935)


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