Automobile

(a cura di Benedetto Brugia)


 

Inventata alla fine del secolo scorso, si apre quasi subito la strada nel mondo dell'arte, ma è il futurismo italiano il primo movimento artistico importante a fare dell'automobile un soggetto e un simbolo di primo piano. Oltre cento opere di Giacomo Balla hanno come protagonista l'automobile in corsa. Altri futuristi, tra cui Umberto Boccioni, Luigi Russolo, Gino Severini e Carlo Carrà, si dedicano a ritrarre veicoli a motore come automobili, autobus, tram elettrici e motociclette, temi che vengono sviluppati anche da esponenti meno noti del futurismo quali Mario Sironi e Gino Galli. Il tema dell'automobile ricorre anche nella prosa e nella poesia futuriste e negli scritti di Auro d'Alba, di Mario de Leone, di Guglielmo Jannelli e di Luciano Folgore — ma soprattutto nei manifesti e nelle liriche di Filippo Tommaso Marinetti, ispiratore e capo carismatico del movimento. L'automobile diviene un simbolo tanto importante perché incarna gli ideali fondamentali del futurismo, alcuni dei quali vengono formulati proprio attraverso l'osservazione dei veicoli a motore e l'esperienza della velocità. Ispirati dalla rivoluzione tecnologica dell'epoca, i futuristi considerano l'automobile un'innovazione paradigmatica atta a mutare l'ambiente e la percezione della realtà da parte dell'uomo: essa si eleva dunque a simbolo delle idee futuriste relative alla modernità e al progresso tecnologico.

Connettendo l'esperienza del viaggio in automobile alla teoria del filosofo francese contemporaneo Henri Bergson, secondo il quale la realtà è un continuo fluire, i futuristi intuiscono che le stesse sensazioni della velocità, del dinamismo e della simultaneità, prodotte dalla nuova tecnologia e dal moderno ambiente urbano, costituiscono l'essenza della realtà. Inoltre, i concetti della velocità e del flusso costante sono in linea con il carattere dell'avanguardia dell'epoca, costantemente spinta in avanti e caratterizzata dal mutamento continuo e in netta contrapposizione ai canoni classici di ordine e stabilità contro i quali i futuristi si ribellano. Si aggiunga che l'automobile, come mezzo di trasporto individuale, procura una sensazione di potenza, un'esaltazione e un senso di emancipazione che contribuiscono a rendere più aggressivo il programma futurista.

Immancabilmente la pittura futurista raffigura l'automobile in corsa. In una serie di opere dai titoli molto significativi — Automobile in corsa, Velocità d’automobile e Velocità astratta: l’auto è passata — Giacomo Balla concentra il suo interesse sulla velocità e sul dinamismo, anziché sulla linea o il design dell'automobile. Rappresentando l'auto con una serie di immagini moltiplicate e accavallate, ripetute da destra a sinistra in grandezza decrescente e sovrapponendo a queste immagini una trama di linee e forme, Balla è in grado di visualizzare, enfatizzandola, l'energia direzionale e di attivare lo spazio attorno al veicolo, giungendo quasi a cancellare la forma dell'oggetto e creando una forte impressione di velocità e moto. La schiera di vettori presente in molti di questi dipinti, e che caratterizza altresì il famoso “Dinamismo di un’automobile” di Luigi Russolo, sono esempi di “linee-forza”, significanti pittorici delle unità base di forza costituenti, secondo i futuristi, il nucleo di ogni oggetto. Materializzando la velocità e la spinta in avanti, l'automobile, in questi dipinti, appare come un simbolo del futurismo stesso, un'idea scaturita dal primo attacco lanciato da Marinetti e che battezza il movimento — il Manifesto del 1909. Una delle asserzioni più famose del Manifesto («la magnificenza del mondo si è arricchita di una bellezza nuova: la bellezza della velocità. Un'automobile da corsa, con il suo cofano adorno di grossi tubi simili a serpenti dall'alito esplosivo..., un'automobile ruggente che sembra correre sulla mitraglia è più bello della Vittoria di Samotracia») annuncia polemicamente il rifiuto del passato, da parte dei futuristi, in favore delle idee propugnate dal mondo moderno. Analoga per tematica alla poesia pre-futurista composta da Marinetti nel 1905, A l’automobile (il cui titolo viene poi mutato in A mon Pégase e in A l’automobile de course), l'introduzione al manifesto descrive un'esaltante, sensuale gita in automobile, in cui l'uomo e la macchina uniscono le forze per sfuggire al passato e spingersi nel futuro. L'auto diviene una sorta di veicolo culturale di evasione e l'artista un pilota, guida culturale, di auto da corsa.

L'automobile esercita un'influenza non soltanto sui contenuti dell'arte futurista, ma anche sulle sue forme. Per esprimere le sensazioni tumultuose provocate da una corsa su un veicolo a motore, i futuristi, attingendo al cubismo, cercano di elaborare un nuovo lessico pittorico («per le nuove condizioni di vita», sostiene Boccioni, «i futuristi intendono scoprire un nuovo mezzo di espressione»). Avendo colto l'essenza dinamica e simultanea della realtà, attraverso l'esperienza dell'automobile, i futuristi si sentono portati verso un'espressione astratta.

La scelta dell'automobile, in quanto oggetto che ha rivoluzionato la vita moderna, come simbolo del futurismo, ha qualcosa di profetico: l'auto continuerà infatti a essere un elemento importante nell'iconografia dell'arte moderna. Quasi tutti i temi sviluppati in epoca successiva — l'automobile come simbolo della tecnologia, della modernità, della libertà, del potere, del maschilismo, dell'iniziazione sessuale ecc. e come fonte di sensazioni dinamiche, simultanee e inebrianti — hanno radici nel futurismo, benché l'“autolatria” dei futuristi sia spesso sostituita da una visione più critica.


Arte

Attualità

Economia & Finanza

Filosofia

Futurismo

Letteratura

Politica

Riflessioni

Romanticismo

Sociologia

Storia


HOME


Oggi è il giorno


Prof. Dott. Benedetto Brugia



© 1998-

"Pagina delle Idee"


Protagonisti



Cerca nel sito