victor Jean Louis

Pitagora


Nacquero nell'antica Grecia i guru? Il maestro spirituale o guru si differenzia dai maestri del pensiero che la Grecia ha conosciuto molto presto? Questi ultimi sono guidati in primo luogo dall'intelligenza e il loro insegnamento si attua mediante lezioni didattiche o attraverso la dialettica e ha come premessa alcune regole razionali dettate dall'intelligenza. Il pensiero discorsivo è quindi preponderante e si rivolge a coloro che non sono stati attirati dall'iniziazione ai misteri. Non si tratta di vivere esperienze dirette, ma di discutere sulle possibilità dell'idea e della verità. Più che provare si cerca di trovare prove. Il maestro del pensiero non prepara in nessun modo l'illuminazione del discepolo con tecniche precise. Nonostante tutto, bisogna dedicare un posto a parte a Pitagora che, quantunque filosofo e matematico, era considerato un guru. Supposto d'aver ricevuto «questa conoscenza degli Dei che fa parte delle cose segrete, era», come dice Gabriel Germain, «una figura di saggio, innalzato alla maestà sacerdotale, conoscitore, come i preti, dell'arte della divinazione» (“Il maestro spirituale - Ermete”). Gli venivano anche attribuite «alcune caratteristiche dei preti orientali, siriani o persi, e come gli Egiziani si vestiva di bianco» (“Il maestro spirituale”). In realtà appariva come leggendario, soprattutto per le persecuzioni che subì e per le quali morirono molti suoi discepoli. La sua importanza fu grande e la sua cosmogonia è contenuta nel “Timeo” di Platone. Anche gli stessi scrittori dell'antichità, i neoplatonici d'Alessandria e i Padri della Chiesa, lo citano: «Vista dall'alto, aperta con le chiavi dell'esoterismo comparato, la sua dottrina presenta un magnifico insieme, un tutt'uno le cui parti sono unite da un concetto fondamentale. Vi troviamo una riproduzione ragionata della dottrina esoterica dell'India e dell'Egitto, alla quale egli aggiunse la chiarezza e la semplicità ellenica con un sentimento più forte, un'idea più chiara della libertà umana. Nello stesso periodo e in diversi punti della Terra grandi riformatori diffondevano dottrine analoghe. Lao-Tse, in Cina, continuava l'esoterismo di Fo-Hi: l'ultimo Buddha, Sakyamuni, predicava sulle rive del Gange... In alcuni periodi una stessa corrente spirituale passa attraverso tutta l'umanità... Pitagora viaggiò attraverso tutto il mondo antico, prima di dire la sua parola alla Grecia. Visitò l'Africa e l'Asia, Menfi e Babilonia, studiò la loro politica e il loro rito iniziatico. La sua vita tempestosa assomiglia a una nave scagliata in piena tempesta; a vele spiegate, persegue il suo scopo, senza deviare dalla sua strada, immagine di calma e di forza in mezzo alla furia degli elementi...». Nato nel segno della saggezza, ebbe un'educazione adeguata e le sue attitudini gli permisero di conferire con Talete e Anassimandro a Mileto. Ma questo insegnamento non lo soddisfece, perché ciò che egli cercava era la visione unitaria del tutto, che gli fu rivelata come:

Tetrade sacra, immensa e puro simbolo,

sorgenti della natura e modello degli Dei.

Grandiosa visione confermata da un modello ternario, dove il naturale, l'umano e il divino si completano e lo reggono. «Tutto è al suo posto, dall'infusore impalpabile all'immensità siderale. Gli esseri non sono nulla individualmente, ma collettivamente costituiscono l'immenso corpo dell'eternità... L'evoluzione dell'essere è riposta nello sforzo costante di modellare innanzitutto la sua forma e poi di strappare a questa forma tutti gli elementi costitutivi di accrescimento spirituale che dànno come risultato la coscienza; e ottenutala, di portare questa coscienza a una completa spiritualità, fatta di un raggiamento vibratile che può giustapporsi alle vibrazioni divine».

Ma bisognava provare con la ragione ciò che lo spirito aveva colto come assoluto e l'iniziazione era necessaria. Andò dunque presso gli Egiziani che fecero di tutto per scoraggiarlo, ma insistette nel suo proposito, accettando in anticipo tutte le prove che l'avrebbero atteso. Per le capacità di sopportazione e l'indomabile passione di conoscere dimostrate, fu ammesso come discepolo, imparò le matematiche sacre che espresse in seguito con nuove formule personali.

In seguito alle vicissitudini dell'Egitto, allora sotto la dominazione di Cambise, figlio del vincitore di Babilonia, Pitagora fu deportato a Babilonia e internato. Là Pitagora studiò le conoscenze dei maghi, eredi di Zoroastro, e poté fare la sintesi di tutte le dottrine della scienza esoterica. Dopo dodici anni di esilio a Babilonia, poté ritornare in Grecia dopo aver visitato tutti i templi. A Delfi rianimò l'arte divinatoria che languiva, e trasmise la sua passione a quelli che la perdevano; dall'alba «Pitagora conversava a lungo con i sacerdoti di Apollo, chiamati santi e profeti... I colloqui del saggio di Samo con i più alti rappresentanti della religione greca furono della massima importanza... perché poteva parlarne da maestro e da guida agli ispiratori della Grecia».

Pitagora si recò poi a Crotone dove operò una vera trasformazione in rapporto alla decadenza dei costumi, creando un istituto «che era allo stesso tempo scuola, accademia di scienze e piccola città» che egli seppe animare con la sua presenza impareggiabile. Non era facile poter esserne discepoli e quest'ultimi dovevano affrontare degli esami preliminari. Il maestro li osservava da vicino, studiava attentamente i loro gesti, le loro parole, la loro fisionomia, perfino il loro riso. Schuré dice che Origene affermava che Pitagora era stato l'inventore della fisiognomica. Le prove iniziatiche erano meno dure di quelle egiziane, ma comunque difficili. Si riconosceva un buon candidato quando questi era pronto a subire nuove prove per acquisire una piccola parte di saggezza. Il noviziato poteva protrarsi fino a cinque anni e i discepoli non potevano fare interventi. Pitagora pensava che esercitare la gioventù «alla dialettica e al ragionamento, prima di aver inculcato il senso della verità, generava delle teste vuote e dei sofisti pretenziosi». Non aveva torto: «Mirava soprattutto a sviluppare la facoltà primordiale e superiore dell'uomo: l'intuizione.

«Per questo motivo non insegnava cose misteriose o difficili. Parlava dei sentimenti naturali, dei primi doveri dell'uomo all'inizio della vita e dimostrava il loro profondo rapporto con le leggi universali.

«La regola accettata con amore non era così più un obbligo, una schiavitù, l'obbedienza era un consenso. Inoltre l'insegnamento della morale preparava l'insegnamento della filosofia. Perché i rapporti che si stabilivano tra i doveri sociali e l'armonia del cosmo facevano presentire la legge delle concordanze universali».

Il corpo non era trascurato, doveva essere purificato dall'igiene, da una nutrizione vegetariana, dalla disciplina dei costumi. Il matrimonio era considerato come santo, ma ai novizi si raccomandava la castità. Interessante dettaglio: «Pitagora credeva alle virtù della donna iniziata, ma diffidava della donna naturale».

Il grado superiore dell'insegnamento pitagorico iniziava dalla scienza dei numeri, quali riflessi dell'uno e della sorgente universale. Una teologia forniva i princìpi di tutte le scienze, perché «la scienza dei numeri non era che il preambolo della grande iniziazione». Passava dalla cosmogonia fisica a quella spirituale, nella quale avveniva la trasmigrazione delle anime. Per gli iniziati aveva un reale aspetto scientifico. L'anima era considerata come «una particella della grande anima del mondo, una scintilla dello spirito divino» come «un doppio stereo del corpo che racchiude in sé uno spirito immortale».

Pitagora ebbe una vita d'uomo completa: filosofo iniziato, matematico, educatore, che attingeva direttamente alla sorgente della verità, riformatore, sposo e padre di una famiglia modello; sposò sua moglie Tean a sessant'anni e con lei realizzò una funzione umana completa. Ebbe anche una considerevole influenza rinnovatrice sulla Grecia. Platone attinse da lui la sua dottrina metafisica, e la sua concezione esoterica dei numeri è ancora motivo per noi di ispirazione.


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