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Gentile Giovanni Universalità dell'arte Il problema dell'arte adunque
non è una curiosità, ma un vero e proprio problema, o problema filosofico. Non
è accidentale, ma necessario. E se ne occupa la filosofia,
E le mute pareti s'istoriano e rappresentano all'abitatore le sue care fantasie, in cui l'animo suo spazia con gioia: graffiti e colori si mutano in aperte immagini di passioni ascose nel segreto dell'anima, la quale ama dall'esterno della stessa casa tornare a sé stessa per vivere nella sua propria intimità. Dalle forme più umili dell'arte primitiva alle più elevate e complicate dei popoli culti è un abbraccio sempre più possente che lo spirito umano dà a tutte le cose materiali che lo circondano, o di cui egli si circonda, per assimilarsele e farne espressioni dell'inesauribile vita che gli sgorga di dentro; vita di sentimento onde tutto si anima e parla e s'innalza in un mondo superiore a quello delle cose materiali e finite. Ha appena aperti gli occhi alla luce, e già nelle fasce l'uomo pur mo' nato e cercante nel duro mondo in cui gli tocca di vivere le condizioni adatte e favorevoli alla sua esistenza, e perciò proclive al pianto quando urti in un ostacolo da superare, è aiutato a vincer la lotta e quasi sollevato al di sopra di essa, là dove tutti gli ostacoli e i limiti dell'esistenza naturale sono superati nell'infinità dello spirito, dalla dolcezza del canto materno, che sa trovare le vie del cuore, molcere gli affanni, tergere le lacrime e dare la serenità, con quello stesso potere catartico che avrà sempre sull'animo dello stesso uomo fatto adulto e sempre più pensoso dei dolori del mondo ogni opera schietta d'arte che gli svelerà la sua bellezza. Si reggerà appena il fanciullino sulle sue tenere gambe, ed ecco che della nuova autonomia conquistata si gioverà per muoversi intorno a raccogliere pagliuzze e pezzetti di carta e steccolini e pietruzze per cominciare a provare la propria genialità costruttiva, e poi a impadronirsi di lapis o carboni per disegnare le sue figure, che a grado a grado si vengono conformando a quella vaga idea che gli brilla da lungi nell'animo, e si articolano e snodano e spiegano a esser qualche cosa o qualcuno, del cui interno vagheggiamento gioisce la piccola anima, specchiandovisi dentro. E poi per tutta la vita è uno sforzo incessante per riuscire con le proprie forze e con quelle degli altri, che si alleano alle sue, anzi si fondon con esse nella produzione delle cose belle, di cui l'uomo va in cerca e che, trovatele, non si stanca di contemplare e gustare, facendone suo proprio alimento e patrimonio e quasi sostanza della sua stessa anima — per riuscire a colmare tutte le lacune del mondo dell'esperienza (che è pure il mondo dell'azione) — con i fantasmi dell'arte; e quasi a introdurre in ogni poro del grave e massiccio organismo della vita reale l'aer vivificante dell'idealità che è propria di tutte le cose belle, che l'uomo non trova già esistenti, ma egli crea con divina potenza. Niente perciò più eloquente e commovente altresì, per chi rifletta e guardi con occhio pensoso, dello spettacolo che offre un vasto teatro o una grande sala musicale, dove una moltitudine d'uomini d'ogni età, sesso e condizione, tralasciata la fatica quotidiana, i pensieri e i passatempi abituali, obliate le cure personali, si raccoglie tutta in un sentimento solo: in quello che l'artista ha espresso nella tragedia, nel canto, nella sinfonia; e quella folla di anime tutte diverse sbocca, si fonde e vibra nell'alta nota appassionata del cantante o nel brivido di una corda di violino. Costoro, che hanno ciascuno la sua vita e il suo mondo, le sue idee e le sue passioni, avvertono tutti nel fondo dell'anima un comune bisogno, e non lo possono soddisfare se non svestendosi di tutte le loro particolari passioni e idee, e quasi traendo dalla guaina del mondo, in cui si svolge per ciascun d'essi la vita quotidiana, un'anima, che è in tutti identica, l'anima umana, che è quella che crea e vede le cose belle. Identica in tutti, e perciò veramente umana, e pertanto capace di ritrovare la sua unità attraverso epoche e nazioni e razze diverse, quantunque ogni opera d'arte rechi l'impronta indelebile del tempo e del luogo in cui nacque, ossia delle idee e passioni, che concorsero a formare la vita dell'anima che la produsse. Sta di fatto, evidentemente, che, di là da queste differenti forme e movenze, c'è sempre dentro, viva, nell'autonomia della sua vita, quell'anima identica per cui tutti gli uomini hanno, in fondo, una medesima umanità, che rende possibile ad essi la mutua intelligenza e la rapida associazione in ogni maniera di lavoro e di produzione. L'uomo, si può dire insomma, è naturalmente artista; e non ha bisogno di cercare fuori di sé quello che si dice arte. Da quando albeggia in lui la coscienza, per tutta la vita, in ogni condizione e maniera di vivere, egli si trova davanti, dentro la sua propria coscienza, questa luce dell'arte. |
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