APOLLINAIRE GUILLAUME

Arte futurista

(dal giornale futurista n. 13 del 1977)


Essendo amico e difensore dei cubisti, i rapporti di Apollinaire con il futurismo sono complessi quanto quelli dello stesso cubismo con il movimento italiano. Secondo André Salmon, i primi contatti sarebbero avvenuti verso il 1906, dopo la fondazione della rivista “Poesia”. È comprensibile che Apollinaire non parli dei versi francesi di Marinetti e delle opere dei poeti italiani, che non conosce. Ma è sorprendente che non citi mai il manifesto del 1909 e la raccolta teorica “Le Futurisme” pubblicata in francese nel 1911, benché ne sia a conoscenza. Solo verso la fine del 1911, in una nota sul “Mercure de France”, accenna alla teoria futurista, ma per definirla «prima di tutto sentimentale e puerile». In occasione della prima esposizione futurista, nel febbraio 1912, alla galleria Bernheim, Apollinaire, infastidito dai toni roboanti delle dichiarazioni futuriste, è ancora più severo, anche se ammette un interesse per Bocconi e Severini, a suo avviso di formazione cubista: «In realtà i pittori futuristi hanno avuto fino a ora più idee filosofiche e letterarie che idee plastiche. Affermano, con un'insolenza che si potrebbe forse meglio definire incoscienza, “noi possiamo dichiarare senza vantarci che questa prima esposizione futurista a Parigi è anche la più importante esposizione di pittura italiana che sia fino a ora stata offerta al giudizio dell'Europa”. È imbecille... Non osiamo nemmeno giudicare una simile stupidità». Apollinaire non termina comunque il suo articolo senza una nota di incoraggiamento: «L'arte futurista fa un po' sorridere, a Parigi, ma non dovrebbe far sorridere gli italiani e allora peggio per loro».

Nella primavera del 1913 i rapporti si incrinano nuovamente a causa della polemica sull'orfismo. A questo proposito, Marinetti e Bocconi, su “Lacerba”, accusano Apollinaire di plagio per aver applicato ad altri pittori un concetto che essi giudicano proprio. In seguito la pace fra le due fazioni si stabilisce e Apollinaire scrive, il 29 giugno 1913, un manifesto per Marinetti, “Antitradizione futurista”, pubblicato su “Lacerba”, in cui dice “merde” a molti concetti e personaggi passati e presenti e si mostra aperto a scrittori e artisti suoi amici. Senza forse essere lo “scherzo” che vi ha visto André Salmon, bisogna convenire con André Breton che questo manifesto è redatto “in tono leggero” e resta in superficie. È, comunque, un gesto di amicizia nei confronti del futurismo. I rapporti saranno d'ora in poi cordiali, anche se la descrizione caricaturale di Marinetti, pubblicata da “Les soirées de Paris” nel maggio del 1914, non manca di ferocia e un articolo di Apollinaire del 1916 taccia il “Manifesto della scienza futurista” di “assoluta ignoranza”. Apollinaire conserva buoni rapporti con “Lacerba” e con Marinetti. Poche settimane prima di morire gli invia una cartolina dove, come conquistato dal bellicismo patriottico del futurismo, vanta “questa grande e bella guerra”.

Il poeta, interessato a tutte le novità della sua epoca, non può non vedere nel futurismo un'esperienza interessante, fonte di idee. L'eroe del “Poeta assassinato” (1917) ha più d'un comportamento e di una poesia che lo avvicinano al futurismo.

Quanto all'invenzione dei calligrammi, Apollinaire afferma spesso di averne preso lo spunto dalla poesia antica e medioevale, ma nonostante le sue dichiarazioni è probabile che sia stato incoraggiato dalle ricerche tipografiche dei futuristi. Allo stesso modo, tutta la sua evoluzione estetica dall'inizio del secolo lo porta a rompere sempre più la sintassi, a frantumarla in note simultanee, e senza dubbio l'esempio di pittori cubisti, dei manifesti e delle opere futuriste incidono notevolmente.


 

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